Il Signore degli Anelli, un passato videoludico immortale

La Terra di Mezzo vista attraverso i videogiochi.

"In un buco nella terra viveva uno Hobbit". Tutto iniziò dalla penna di Tolkien che accarezzava una pagina bianca pronta a raccontare storie e leggende di popoli lontani, a narrare di una compagnia di nani, di un anello capace di controllare tutti gli altri, di un amore tra un mortale e una principessa di razza elfica, del Signore degli Anelli.

La mitologia di Tolkien, attualmente la più completa al pari di quella norrena e greca, è intensa, lunga e persino interminabile, sconosciuta ancora a tanti di noi. In fondo, stiamo parlando del capostipite del genere fantasy, di colui che creò Arda e le antiche terre di Valinor raccontate nel Silmarillion, l'opera che spiega l'intero mondo del filologo inglese dalle sue origini.

Dalla pubblicazione del "Lo Hobbit" sono quasi passati ottantacinque anni, dalla morte di Tolkien cinquanta. Mentre veniva pubblicato Il Signore degli Anelli, nel frattempo il mondo scopriva un incredibile universo da cui in futuro sarebbe nata anche una lunga serie di videogiochi.

Tutto ebbe inizio nel 1982. Sviluppato da Beam Software, una casa produttrice australiana, The Hobbit era un'avventura testuale disponibile per alcuni home computer, l'immortale Commodore 64, l'Apple II e lo ZK Spectrum. Si controllava Bilbo Baggins per scacciare il drago Smaug dalla Montagna Solitaria, dove figuravano nomi a noi noti come Gandalf il Grigio e Thorin Scudodiquercia. Successivamente, la serie continuò con The Fellowship of the Ring, The Shadows of Mordor e The Crack of Doom, sempre avventure testuali dedicate al Signore degli Anelli.

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Chissà quante volte Gandalf si sarà dovuto abbassare per non prendere un'altra testata!

Qualche anno dopo, nel 1987, sempre Beam Software con il supporto di Melbourne House produsse War in the Middle Earth, il primo strategico a turni dedicato alla Guerra dell'Anello, seguito un anno dopo da J.R.R Tolkien's Riders of Rohan. Il nostro obiettivo era portare l'Anello al Monte Fato in un'unica campagna del bene ispirata alle vicende narrate nel Signore degli Anelli. Ma non credete che fosse accessibile a tutti: se venivamo sconfitti dalle spietate orde di Sauron, l'Anello del Potere veniva restituito al suo legittimo padrone, portandoci a una magra sconfitta, mentre i regni liberi venivano distrutti dalle armate di Barad-dûr.

Il gioco venne distribuito su Commodore 64 e Amiga con una qualità grafica differente in base alla console. Nel primo caso la grafica era in 8-bit mentre su Amiga era in 16-bit, dando non solo la possibilità al giocatore di vivere i combattimenti con una visuale incentrata sulla mappa strategica, ma anche di godere un'esperienza profonda in termini qualitativi.

Le battaglie erano imprevedibili e mai scontate, capaci di buttarci nel bel mezzo dell'azione, offrendo scorci che ricordavano le ambientazioni scritte da Tolkien. Le tattiche permettevano di selezionare un gruppo di armigeri o un solo personaggio da mandare contro le armate degli orchi capitanate da Sauron in persona.

Interplay collaborò con Eletronic Arts per sviluppare un gioco di ruolo su Amiga sempre tratto dal Signore degli Anelli, che era ormai diventata l'epopea fantasy più apprezzata e celebrata al mondo. Lord of the Rings Vol.1 ebbe un discreto successo perché abbracciava lo stile di The Legend of Zelda. Aveva una visuale isometrica dall'alto e le solite mappe piene di nemici, tesori ed enigmi da risolvere, oltre a tanti NPC con cui potevamo scambiare qualche parola.

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La memorabile copertina di The Lord of the Ring Vol.1, i vecchi gamer la apprezzeranno sicuramente.

Era incentrato sulla prima parte del libro di Tolkien, la Compagnia dell'Anello, in cui vestivamo i panni di Frodo Baggins, intento a reclutare i vari compagni in uno scenario che comprendeva Brea e l'intera Valle di Imladris. In seguito, arrivò anche il prosieguo che parlava della seconda parte della Guerra Anello, le Due Torri. Era previsto anche un terzo capitolo sul Ritorno del Re, che sfortunatamente non venne mai sviluppato.

Facendo un balzo temporale al 1999, nelle sale di tutto il mondo uscì il primo film sul Signore degli Anelli con un cast eccezionale diretto da Peter Jackson. Non fu una data banale, crediamo che sia la più importante, in particolare perché rilanciò nuovamente il mondo di Tolkien e ci diede la possibilità di godere della brillante regia appassionata di un regista che riuscì ad essere profondamente fedele all'epopea di Frodo e Sam.

Nel 2002, venne pubblicato un videogioco per PC, PlayStation 2 e Xbox ancora una volta dedicato alla Compagnia dell'Anello, dove potevamo muovere Frodo, Aragorn e Gandalf negli scenari più iconici della serie. Fu sviluppato da Vivendi Universal, che al tempo deteneva i diritti per i videogiochi sul Signore degli Anelli. In questa nuova iterazione affrontavamo nemici di ogni sorta, come gli spietati warg inviati da Saruman e i pipistrelli, presenti soltanto su Xbox, di cui abbiamo un pessimo ricordo.

Un anno dopo arrivò sugli scaffali dei giocatori Le Due Torri, che segnò un definitivo ma rilevante cambio di rotta per i videogiochi sul Signore degli Anelli da quel momento in avanti, sia in termini qualitativi che contenutistici. EA Games, che da poco ne aveva acquisito i diritti, produsse un videogioco memorabile e godibile, tanto da essere apprezzato sia da chi si avvicinava all'opera per la prima volta quanto dagli appassionati sfegatati. Stavolta i personaggi giocabili non erano i soliti, bensì indossavamo le cappe di Aragorn, Legolas e Gimli.

Ma se ci fosse un videogioco importante impossibile da non menzionare uscito in concomitanza con il lancio dell'ultima parte dell'opera tolkieniana sul grande schermo, sarebbe Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re, sempre sviluppato e prodotto da Eletronic Arts. Era il 2003. Questo videogioco è il più memorabile, il più apprezzato, quello più fedele alla pellicola di Peter Jackson. Le tre Vie ci conducevano per mano nelle meravigliose ambientazioni del film, dal Fosso di Helm al Monte Fato, da Osgiliath a Minas Tirith, la Città Bianca.

La Via dello Hobbit ci portava a vestire i panni di Samvise Gamgee, interpretato nella trilogia cinematografica da Sean Astin. Nel momento più difficile per Frodo e Sam, guidati da Sméagol, abbiamo percorso gli ostacoli che i due hobbit sono stati costretti a seguire per arrivare al Monte Fato, affrontando pericoli mortali. La Via dello Stregone, che ci portava a combattere tra le mura di Minas Tirith contro le orde di Mordor desiderose di annientare la capitale di Gondor, ci faceva vestire panni di Gandalf il Bianco, doppiato in italiano da Gianni Musy.

La Via del Re, invece, fu certamente la più epica tra quelle proposte, tanto da essere una delle più memorabili per i giocatori. Non per niente, potevamo scegliere tra Aragorn, Legolas e Gimli, i tre protagonisti del precedente capitolo.

Il Ritorno del Re è ancora oggi presente nella mente di tanti appassionati grazie a una trama che ci ha fatto rivivere le emozionanti vicende del film, offrendo un gameplay divertente in cui potevamo persino impersonare alcuni personaggi inediti come Faramir, Merry e Pipino. Siamo certi che sia stato il titolo più ispirato dedicato al Signore degli Anelli, siccome è riuscito a catturare le qualità dell'opera ultima della trilogia di Tolkien. Sui social è capitato che la community richiedesse a gran voce un remake del Ritorno del Re, sebbene sia una possibilità alquanto remota.

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La Via dello Hobbit è probabilmente la sequenza storica più bella del Ritorno del Re. Ed è proprio come nelle grandi storie, in quelle che contano davvero...

La Terza Era, un gioco di ruolo a turni che s'ispirava a Final Fantasy X, fu il primo titolo non action della serie. Sviluppato sempre da Eletronic Arts, questa nuova opera ci portava a vestire i panni di Berethor, membro della Guardia Reale di Minas Tirith, alla ricerca dell'amico Boromir, unitosi da poco alla Compagnia dell'Anello. Pur ispirandosi alla decima fantasia di Nojima nel sistema di combattimento a turni e ripercorrendo la trama del Signore degli Anelli, offrì una campagna sensazionale con dei personaggi dotati di tante abilità, ben scritti e leali alla mitologia tolkieniana. Di sicuro, l'evoluzione del gameplay dei giochi ispirati al Signore degli Anelli ha toccato più generi, non apportando però grosse novità significanti per l'intero medium.

Quelli però che si avvicinano di più in termini qualitativi a prodotti più blasonati sono proprio il Ritorno del Re e la Terza Era. Eletronic Arts è stata abile a sfruttare le licenze acquisite e ad approfittare del successo della trilogia cinematografica, proponendo nella sua ludoteca due titoli che, se giocati a distanza di anni dalla loro pubblicazione, forse intratterrebbero ancora oggi.

Di videogiochi sul Signore degli Anelli ce ne sono tanti. Tra il 2002 e il 2006 ne uscirono molti altri sempre prodotti da Eletronic Arts, come "La Battaglia per la Terra di Mezzo", uno strategico che ebbe un enorme successo su PC tanto da garantirsi un secondo capitolo, che trattava per la prima volta della guerra dei regni del nord contro le spietate orde di Dol Guldur. Poco dopo arrivò L'Ascesa del Re Stregone, un contenuto aggiuntivo indimenticabile.

Il Signore degli Anelli: La Conquista, sviluppato da Pandemic, arrivò sul mercato attirando le attenzioni degli appassionati dello studio di sviluppo famoso per Star Wars: Battlefront. Riteniamo che sia il titolo meno ispirato, forse a causa delle similitudini con i giochi di Star Wars. Debole soprattutto sul lato tecnico e nel gameplay, ebbe un discreto successo per i meriti dei titoli passati.

Nel 2010 venne sviluppato Il Signore degli Anelli: L'Avventura di Aragorn, pubblicato anche sulle console portatili e su PlayStation 3. L'intera trama viene narrata da Sam Gamgee al figlio Frodo mentre vestiamo i panni di Aragorn visitando le location principali della trilogia. Come altri titoli del passato videoludico del Signore degli Anelli, ci sono missioni alternative molto divertenti, nonché la possibilità di intraprendere attraverso Frodo Gamgee delle quest secondarie in giro per l'intera Contea.

Ma se ci fosse un titolo accolto freddamente dagli appassionati al contrario dei precedenti, sarebbe Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord, che riprendeva la narrazione della Battaglia per la Terra di Mezzo II. La struttura del titolo offriva un gioco di ruolo divertente ma con alcuni limiti tecnici, nonostante una trama coinvolgente. Selezionando tre personaggi diversi tra loro ma uniti nella lotta contro Sauron, rivivevamo nuovamente le vicende della Guerra dell'Anello da un'altra prospettiva, una scelta saggia nonché una strategia vincente, considerati i molteplici punti di forza degli ultimi due titoli che hanno riavvicinato gli appassionati al mondo di Tolkien mentre Peter Jackson pubblicava la trilogia de "Lo Hobbit".

Stiamo parlando de La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor, pubblicato nel 2014 e sviluppato da Monolith, che ci ha visto impersonare il ramingo Talion durante la difesa del Cancello Nero dagli orchetti, pronti a muovere guerra a Gondor e ai regni liberi. Cercando di difendere la sua famiglia, il nostro eroe perde apparentemente la vita ma sopravvive grazie allo spirito di un signore elfico che invade il suo corpo, esiliato dalla morte e con una sola missione: sconfiggere la Mano Nera di Sauron.

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L'Ombra della Guerra è provvista della modalità foto, un'aggiunta interessante per immortalare momenti simili.

Ispirandosi al sistema di combattimento della Serie Arkham, l'Ombra di Mordor è stato un titolo cross-gen, che diede il meglio di sé sulle console di nuova generazione. Il sistema nemesi, un supplemento che abbiamo trovato piacevole, è stata una pregevole aggiunta, qualcosa di nuovo per i giochi d'azione, una sfida mai noiosa ed appagante.

Il seguito non tardò ad arrivare. Era il 2017, un periodo non certo magro di novità per l'intero panorama videoludico. L'Ombra della Guerra, più strategico rispetto al predecessore, è stato uno dei giochi action più giocati di quell'annata fortunata. Tornare a indossare i panni di Talion, ormai tormentato e consumato dal potere di Celebrimbor, è stato meraviglioso.

Monolith migliorò tutta la formula già rodata in passato con il predecessore, riuscendo a costruire una storia con un gameplay affinato seppure derivativo. Due videogiochi che furono capaci di spingere il team oltre le sicurezze del passato cinematografico andando a parlare delle vicende di un personaggio che non è presente nei libri di Tolkien, distanziandosi dai precedenti titoli ambientati nella Terra di Mezzo.

Di menzioni d'onore ne potremmo fare ulteriori, come la collaborazione tra il franchise e la LEGO. In definitiva, l'intero passato videoludico del Signore degli Anelli è una storia partita nel 1982 fino ad arrivare ai giorni nostri. Non sappiamo come sarà il futuro, se ci saranno altre iterazioni e se il franchise verrà sfruttato nuovamente. Considerata la serie televisiva su Arda in uscita nel 2022, non neghiamo che potrebbe essere il momento di parlare dei personaggi della Seconda Era e pensare a nuovi papabili videogiochi, sognando a occhi aperti.

D'altronde, col Signore degli Anelli e Lo Hobbit abbiamo solo esplorato una piccola parte dell'universo di Tolkien, specie se pensiamo ai videogiochi proposti nel corso di questi quarant'anni. Pensiamo che sia il momento di un nuovo viaggio, di nuove esperienze, di una nuova compagnia.

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Nicholas Mercurio

Nicholas Mercurio

Redattore

Classe '95, Nicholas ama i videogiochi difficili e gli RPG, non disdegna gli indie e fa incetta di titoli ogni volta che può, per riempire la sua preziosa collezione. Uno scapestrato, in tutto e per tutto.

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