No More Heroes III - recensione

Un ritorno (non) in grande stile.

Un ragazzino torna verso casa in bici. Sogna ad occhi aperti, è appassionato di fantascienza e spera un giorno di solcare il cielo per andare a visitare le stelle. Non sa che presto saranno le stelle a visitare lui. All'improvviso un bagliore porpora illumina la notte, troppa è la tentazione di andare a vedere di cosa si tratta.

Uno strano oggetto si è schiantato in mezzo al bosco e a pochi metri da lui giace una strana creatura, una sorta di grande batuffolo di cotone con occhi, antenne e una grande bocca. La polizia è già sul posto, bisogna fare presto. Entra giusto giusto nello zaino... a casa starà meglio, ci penserà lui a curarlo. Si chiama Fu e diventerà il suo migliore amico. Passano i giorni, le settimane e le avventure. Nessuno ha saputo dell'esistenza di Fu che presto però dovrà tornare al suo pianeta. Prima di partire gli lascia un dono e una promessa: "tra 20 anni tornerò e allora rimarremo insieme per sempre".

La promessa viene mantenuta. Venti anni dopo Fu ritorna sulla Terra, nel frattempo il suo amico è diventato un uomo d'affari affermato... ma non ha mai dimenticato il suo compagno di giochi. Fu però è cambiato. È diventato enorme, muscoloso ed è accompagnato da bizzarri figuri che spalleggiano il suo fare sprezzante.

Il tenero batuffolo di un tempo è diventato un criminale interstellare e ama passare il tempo diventando il sovrano incontrastato di altri pianeti. Il prossimo sulla sua lista è ovviamente la Terra e non esita a dimostrarlo polverizzando in un paio di secondi un'intera citta e tutti i suoi abitanti. Si sente un superereoe, del male ovviamente, e ha voglia di incontrare un suo simile terrestre per sfidarlo.

È questo l'incipit di No More Heroes III. Uno incipit tipicamente "giappo" che introduce l'ennesima storia fuori di testa firmata da Goichi Suda. Ovviamente il supereroe terreste di cui sopra non può che essere Travis Touchdown, che dopo dieci anni di assenza è tornato a Santa Destroy per fare ciò che gli riesce meglio: combattere e uccidere... il fatto che stavolta questa sua abilità serva per salvare la Terra è solo un effetto collaterale. Il suo obiettivo stavolta è fare fuori una decina di supereroi alieni che vogliono trasformare il pianeta nel loro parcheggio privato, con tanto di fontanelle automatiche.

L'incipit del gioco ovviamente non poteva che essere a dir poco pazzo e ancora una volta è tutta la scrittura di Suda e compagni che riesce ad imbracare e sostenere una struttura di gioco purtroppo non all'altezza del lignaggio della serie. La cosa migliore di No More Heroes III sono senza ombra di dubbio i combattimenti con i boss.

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L'inizio del gioco e le fasi finali sono pazzesche e all'altezza del miglior No More Heroes. Nel mezzo purtroppo un bel po' di ore di monotonia.

Per scalare l'ennesima classifica e far fuori tutti i super-alieni il buon Travis, e voi per lui, dovrà dare fondo a tutta la sua abilità, tirando fuori combo, schivate e tecniche speciali come se non ci fosse un domani. Lo schermo si riempirà spesso e volentieri di sangue digitale, ma anche di onomatopee e sovrimpressioni "pixelate" che sottolineeranno la possibilità di usare un colpo particolarmente brutale o di usufruire di un provvidenziale bonus.

Tutto molto, molto, molto figo... i problemi arrivano nel tempo che passa tra una boss fight e l'altra. Per poter affrontare l'avversario successivo Travis deve far fuori una folta schiera di minions del suddetto, in scontri decisamente più ripetitivi, ed esplorare Santa Destroy alla ricerca di attività secondarie con le quali raggranellare un po' di soldi da spendere poi in elementi estetici, upgrade e tickets per gli eventi successivi.

Purtroppo però l'open world in cui ci si muove è a dir poco spoglio e insopportabilmente "blurrato" al punto che inizialmente pensavamo fosse una trovata scenica. Non lo era e quindi abbiamo dovuto accontentarci di girarlo a bordo della tamarrissima moto di Travis alla ricerca delle attività secondarie essenziali per raccimolare denaro da spendere per i biglietti dei successivi combattimenti nell'arena.

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Volendo è possibile giocare con i JoyCon staccati usando i sensori di movimento, ma alla lunga diventa un esercizio non particolarmente divertente.

Se in giochi come Yakuza o Shenmue tali attività secondarie erano talmente divertenti da distrarre addirittura dal filone narrativo principale, in No More Heroes III diventano presto piuttosto ripetitive. Gli scontri con i nemici secondari non hanno un briciolo del carisma delle boss fight e i mini-giochi fanno fare un mezzo sorriso all'inizio, che si trasforma presto in un ghigno di compassione.

Sturare un WC, con le situazioni "wink wink" che state immaginando, o rasare l'erba di un prato può essere simpatico la prima volta ma alla lunga diventa quasi imbarazzante. La situazione non viene salvata neanche dai collezionabili, che sembrano buttati nel cesto come mero riempitivo senza però raggiungere lo scopo prefissato.

Purtroppo stavolta l'abbagliante luce della beam katana, la sete di sangue e la lingua tagliente di Travis non bastano per salvare del tutto la baracca. No More Heroes III ha dei momenti divertenti, ne ha altri molto divertenti, è pieno di citazioni e situazioni folli e ha come sempre un combat system appagante... ma tra un combattimento e l'altro si trasforma in un action a mondo aperto con davvero poco da dire, pigro.

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Travis è un cafone come pochi altri ma sa combattere alla grande. Non ci dispiacerebbe un bel crossover con il Dante di Devil May Cry.

Tecnicamente poi siamo sotto alle potenzialità offerte da Switch che, lo ricordiamo, in tema di open-world ha fatto vedere "robina" niente male. Il gioco Grasshopper invece sembra aver speso tutto nei fuochi d'artificio abbinati ai combattimenti e molto poco per addobbare le strade che portano agli stessi.

Se in modalità portatile l'ultima avventura di Travis fa già storcere un po' il naso, una volta sparato su uno schermo più ampio la sensazione di trovarsi di fronte ad un titolo Wii o PlayStation 3 è a volte molto forte a causa di texture spappolate, frequenti fenomeni di clipping, ritardi nel caricamento delle texture e rallentamenti inconcepibili in fasi di gioco in cui l'engine sembra faticare anche quel poco che si vede a schermo.

Capirete quindi che nonostante il carisma del protagonista e la sempre ottima inventiva narrativa di Suda, No More Heroes III non può che essere una delusione. Forse era proprio questo il gioco che più di tutti aveva bisogno del famigerato "tempo aggiuntivo per offrire agli utenti un'esperienza appagante sotto ogni punto di vista".

6 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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