Post Mortem (Nessuno muore a Skarnes) - recensione

Le famiglie che si occupano di pompe funebri non hanno vita facile.

Siamo nella Norvegia meridionale, nel piccolo paesino di Skarnes, dove non succede mai niente. E nemmeno muore mai nessuno, perché gli anziani sono accuditi amorosamente in una piccola casa di riposo e si conservano in vita quasi in eterno.

Questo non facilita la vita alla stimata impresa di pompe funebri Hallangen, che dal 1914 svolge un'onorata attività. La famiglia è composta dal padre, vedovo di un'amatissima moglie, dal figlio Odd, timido e complessato nei confronti del severo e super-professionale padre, e da Live, la figlia che collabora all'attività, ma soprattutto lavora nella casa di cura come infermiera.

Nel paesino è presente un piccolo posto di Polizia, dove comanda Judith, una burbera donna di colore, più attenta a non indisporre nessun cittadino e a stare nel budget che a risolvere casi. Ai suoi ordini ha un unico agente, Reinert, che invece vorrebbe fare il poliziotto per bene, come ha visto nelle infinte serie tv che guarda, innamorato da sempre di Live, ma che lei non ha mai preso in considerazione.

Un brutto giorno Live viene trovata morta in un campo lontano dal paese, senza ferite visibili. Visto che le autopsie costano, Judith la vorrebbe escludere ma Reinert, disperato, insiste. Al primo taglio però Live si risveglia nel comprensibile terrore degli astanti, che invece che preoccuparsi di eventi sovrannaturali, temono scandali e cause. E così continuano a non interrogarsi sulla stranezza di tutta la situazione.

Dopo essere rinvenuta, Live si sente benissimo e pensa di riprendere le vecchie abitudini. Poco alla volta però inizia ad avvertire strani sintomi, mentre scopre un segreto terribile della sua famiglia. Odd intanto, rimasto a capo dell'impresa, scopre invece di essere in bancarotta, proprio mentre la sua amata consorte gli comunica che diventerà papà. Intanto i comportamenti di Live peggiorano sempre più e coinvolgono sempre più persone. Cosa sta succedendo alla ragazza, alla famiglia e alla cittadina?

Sembrerebbe l'ennesima variazione su un tema molto sfruttato dall'horror, ma quello che fa meritare a Post Mortem una visione è l'humor con il quale la vicenda viene arricchita, di stampo tipicamente norvegese, quindi tutto molto cool ma non per questo meno efficace.

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Un'originale riunione di famiglia.

Piace anche la cura nel raffigurare i personaggi di contorno, bizzarri esemplari di umanità, tutti un po' rattrappiti dentro uno spazio limitato, che è quello concesso dal loro destino, una piccola cittadina dove non succede mai niente e i giorni si trascinano uguali uno dopo l'altro. L'anomalia di Live farà scoppiare ogni equilibrio e tutti dovranno affrontare qualcosa che li porterà ben lontano da quelle che erano le loro vite precedenti.

La protagonista Kathrine Thorborg Johansen l'abbiamo vista nella serie Ragnarok (sempre su Netflix) e nel film Quake, ed è capace di trasmettere il suo sconvolgimento, il suo egoismo e anche i suoi scrupoli, senza mai sforzarsi di essere simpatica. Elias Holmen Sørensen, comparso nella serie Lilyhammer, poco noto ma molto simpatico, è il leale anche se timoroso fratello, capace di rischiare in nome dei valori in cui crede e per quei valori rinunciare a facili scorciatoie, anche contro il proprio interesse. André Sørum è il poliziotto innamorato eppure scrupoloso, un personaggio che fa tenerezza.

Post Mortem, scritta da Petter Holmsen, è una surreale e divertente storia, in cui fra crisi economica, traffici illeciti e misteriose mutazioni, emerge soprattutto il valore dei legami famigliari, del senso di responsabilità reciproca, che rappresenta (forse) l'unica ancora di salvezza in un mondo sempre più crudele.

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Sorella e fratello, ignari eppure solidali.

E non è detto che una persona capace di azzannare materialmente qualcuno alla gola sia più malvagia di un inflessibile direttore di banca.

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