Far Cry 6 - prova

Cinque lunghe ore in compagnia di Far Cry 6, esplorando la meravigliosa isola caraibica di Yara.

La serie Far Cry, sebbene col tempo abbia esplorato ambientazioni e trame molto diverse tra loro, ha sempre avuto al centro il tema della lotta al potere precostituito, fosse esso quello di una setta religiosa, di un gruppo di spietati pirati o del temibile re del Kyrat, Pagan Min.

Ogni protagonista, presto o tardi, si trovava alleato di una fazione ribelle intenta a combattere un despota o un tiranno, e l'intera storia si srotolava lungo i binari di quella che spesso non era altro che una rivoluzione, o revolución, come la chiamerebbero gli abitanti di Yara.

Nel segno della continuità, Far Cry 6 racconterà forse la più tipica delle favole rivoluzionarie, quella che ha come ingredienti un sanguinario dittatore, una piccola isola nel Mar dei Caraibi e una compagine di ribelli che davanti a sé ha solo due scelte: fuggire per raggiungere le vicinissime coste della Florida, oppure imbracciare le armi e combattere per la propria gente.

Sebbene queste premesse narrative non siano particolarmente originali, eravamo molto curiosi di saperne di più sulla storia di questo sesto capitolo, vuoi perché Yara ricorda molto Cuba e altri piccoli paesi del Golfo del Messico, vuoi perché come antagonista troviamo nientepopodimeno che Giancarlo Esposito, il Gustavo Fring di Breaking Bad che vestirà i panni di El Presidente, Antón Castillo.

Fortunatamente, abbiamo potuto colmare la nostra curiosità grazie a un lunghissimo hands-on di Far Cry 6 durato ben cinque ore, durante le quali non solo abbiamo potuto ammirare i primissimi minuti del gioco e capire il legame tra il protagonista Dani Rojas e Castillo, ma anche studiare e approfondire i sistemi che renderanno questo capitolo diverso dai precedenti, almeno in alcuni comparti.

Le differenze rispetto al passato ci sono, anche se riguardano solo alcuni elementi della struttura ludica del nuovo Far Cry, che per altri aspetti rimane invece fortemente ancorato ai canoni tipici della serie.

Essa ha sempre avuto il difetto di reiterare il modello dell'open world quasi allo sfinimento, e sebbene questa sia la critica rivolta più di frequente al franchise, Far Cry 6 se ne fa invece portavoce e riprende ad ampie mani quel mosaico di avamposti e accampamenti da liberare che caratterizzavano a macchia d'olio la superfice degli open world dei precedenti videogiochi.

Da questo punto di vista, il nuovo capitolo non ha alcuna intenzione di nascondersi e fin dalle sue premesse si offre al pubblico degli appassionati come un ottimo more of the same, arricchito da tantissime dinamiche inedite che nella nostra prova hanno saputo rendere il gameplay meno monotono del previsto, reso diverso una spensieratezza di fondo che traspariva anche dai primissimi trailer pubblicati da Ubisoft.

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Ad un primo impatto, è impossibile non innamorarsi delle atmosfere cubane di Yara.

La grande novità di Far Cry 6, la più importante, è l'esordio di statistiche e perk abbinate all'equipaggiamento, che comprende ora non solo tutto l'arsenale che Dani Rojas avrà a disposizione durante la sua "democratica ascesa rivoluzionaria", ma anche una serie di armature e vestiti che, oltre a rendere unico il look del proprio ribelle, influiranno ampiamente sull'efficacia in combattimento di quest'ultimo grazie ai loro perk unici.

Ce ne siamo resi conto immediatamente, subito dopo essere naufragati sulle spiagge dell'Isola di Santuario dopo la Noche de la Muerte, una purga di regime tesa a eliminare chiunque avesse opinioni anche solo velatamente critiche nei confronti della dittatura. Dopo aver trovato una pistola scarica, siamo entrati in possesso di un paio di pantaloni facenti parte di un set delle munizioni: più pezzi si equipaggiano, maggiore è l'effetto unico associato al set, in questo caso un aumento concreto delle riserve di munizioni per l'arma secondaria.

Questo cambio di paradigma è da ricondursi, per certi aspetti, al peso che il crafting avrà in Far Cry 6, fondamentale per potenziare le capacità di Dani Rojas sul campo, anche al netto di un livello di difficoltà che ci è parso molto più alto del solito. Siamo dei rivoluzionari, e alla pagina uno del manuale del novello sovversivo c'è ovviamente spiegata l'arte dell'arrangiarsi, il "resolver", la capacità di un ribelle di fare di necessità virtù e di utilizzare qualsiasi cosa possa essere utile alla propria causa.

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Il crafting, che passa tutto dal banco di lavoro, è la vera novità di questo capitolo.

Silenziatori fai-da-te, munizioni perforanti e mirini improvvisati saranno tutti decisivi nell'avere ragione delle forze di Castillo, specialmente considerando come almeno all'inizio saremo chiamati ad affrontare un gran numero di nemici corazzati avendo dalla nostra un arsenale davvero limitato, composto da un FAL malridotto e una vecchia pistola sovietica dell'anteguerra.

Con silenziatori composti da plastica e nastro adesivo, mirini fatiscenti e munizioni di seconda mano, occuparci dei primi avamposti è stato davvero difficile, un feeling che siamo certi sia ricercato per permettere al giocatore di immergersi adeguatamente nel ruolo di un rivoluzionario con limitatissime capacità offensive.

Scordatevi gli assalti esplosivi e spettacolari dei precedenti Far Cry, le prime ore a Yara le abbiamo trascorse a strisciare nella giungla compiendo veloci atti di guerriglia, come quello che ci ha visti bruciare un'intera piantagione di tabacco sotto le note di una splendida cover spagnola di Bella Ciao. Anche in questo caso, malgrado le novità sul fronte del gameplay, Far Cry 6 ci ha fornito un feeling molto familiare, anche perché una missione del genere è ormai un cliché per la serie: a memoria, ma potremmo sbagliare, ci sembra di aver fatto la stessa identica cosa alle piantagioni di marijuana di Vaas Montenegro, trasformate in cenere sull'onda di una canzone Skrillex.

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L'arte del resolver caratterizza l'identità di questo sesto capitolo in modo davvero unico.

La seconda metà dell'hands-on ci ha catapultati in una fase avanzata della storia, e qui abbiamo potuto abbandonare le vesti del ribelle della domenica per imbracciare invece quelle del rivoluzionario di professione, armato ed equipaggiato al meglio delle sue possibilità. In questa fase abbiamo preso dimestichezza con i Supremo e le armi fai-da-te, dei peculiarissimi strumenti di morte realizzati a partire da materiali di scarto e con caratteristiche uniche.

I Supremo sono indubbiamente una delle aggiunte più interessanti al gameplay della serie, rappresentando a conti fatti una sorta di "super" che si ricarica col tempo o effettuando uccisioni, da utilizzare in combattimento per rispondere a diverse necessità sul campo.

Oltre all'Exterminador, il lanciarazzi da spalla che colpisce automaticamente i bersagli più vicini con una precisa raffica di missili, abbiamo potuto provare il Médico, un Supremo che rianima e cura il personaggio e i suoi alleati durante la co-op, il Volta (EMP che disattiva allarmi, veicoli ed elicotteri) e il Furioso, un dispositivo che emette un anello di fuoco in grado di eliminare tutti i nemici vicini al protagonista.

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La visuale in prima persona durante la guida, in alcuni frangenti, metterà in difficoltà anche gli stomaci più forti.

Tra le armi fai-da-te, invece, abbiamo sperimentato El Sussurro, una potente sparachiodi silenziosa e letale, El Muro, un grosso revolver utilizzato in combinazione ad uno scudo balistico, e Zeusito, una sorta di railgun che emette scariche elettriche in grado di folgorare i nemici e disattivare veicoli ed elicotteri. Dopo diversi combattimenti, l'impressione è che utilizzando le armi fai-da-te il gameplay assuma toni marcatamente arcade, rendendo impossibile completare un avamposto in modo pulito e chirurgico come invece sarebbe possibile con le armi normali.

Questo non è necessariamente un difetto ed ognuno potrà scegliere lo stile di gioco più adatto ai propri gusti, ma per quel che abbiamo visto cominciamo a immaginare che Far Cry 6 abbia nel suo stesso DNA quest'atmosfera spensierata e caciarona, che stona però con il realismo visivo e la crudezza di una storia che anche grazie all'interpretazione di magistrale Esposito, pretende e merita di essere presa sul serio. La sensazione è quella che gameplay e narrazione vogliano andare in due direzioni diverse, e ad oggi è difficile capire come la cosa potrà risolversi mentre si avanza nella conquista di Yara.

Queste perplessità emergono anche se guardiamo alla lista degli Amigos, i companion animali disponibili in Far Cry 6, una manciata di alleati ben caratterizzati e quasi caricaturali la cui presenza è però apparentemente obbligatoria. Che preferiate immergervi nel realismo della guerriglia o smembrare soldati al ritmo di Macarena, sarete in ogni caso accompagnati da uno di questi peculiari compagni, sia esso un coccodrillo in maglietta, l'adorabile cagnolino Chorizo o il temibile Chicharrón, un gallo da combattimento che non avrà pietà per nessuno.

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Far Cry 6 ha un'anima arcade che non si era mai vista negli altri titoli della serie.

Nonostante la prova si sia svolta in streaming e la resa grafica abbia inevitabilmente sofferto di tutti quegli artefatti tipici di una trasmissione online, teniamo a spendere qualche parola sul comparto grafico di Far Cry 6, che abbiamo potuto ammirare nelle registrazioni native che Ubisoft ci ha girato subito dopo l'evento.

Il comparto grafico del nuovo capitolo, come avevamo intuito da alcune sequenze dei trailer d'annuncio, non ha niente a che vedere con le vecchie iterazioni della serie ed è sicuramente tra le cose che ci hanno colpito maggiormente durante l'hands-on, grazie principalmente a un'illuminazione molto convincente e alla bellezza dei panorami di Yara, che rispetto alle ambientazioni del passato è su tutto un altro livello.

Sarà necessario scoprire quanto di quello che abbiamo visto sarà sacrificato nel passaggio da PC di alta fascia a console di nuova e vecchia generazione, ma è innegabile che Far Cry 6, dal punto di vista squisitamente tecnico, sia avanti anni luce rispetto ai suoi predecessori.

Sebbene la formula sia quella di sempre e questo potrebbe far storcere il naso a qualcuno, Far Cry 6 si appropria dell'eredità della sua dinastia e ne mischia le carte, arricchendo il gameplay di tante novità che rendono molto più profondo e stratificato un sistema di combattimento che in passato era abbastanza bidimensionale ed immediato.

Con una storia che si preannuncia intensa e avvincente, ed un gameplay che sfocia spesso nell'arcade più stravagante, il nuovo titolo della serie è una creatura strana, che non comprendiamo ancora appieno ma che non vediamo l'ora di approfondire. Manca poco, hasta la recension!

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Riguardo l'autore

Gianluca Musso

Gianluca Musso

Redattore

Si è appassionato ai videogiochi grazie al capolavoro Monkey Island, oggi massacra NPC nei GDR Bethesda. Qualcosa dev'essere andato storto!

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