Lost in Random - prova

Zoink è pronto al salto di qualità.

I ragazzi di Zoink non sono gli ultimi arrivati sul mercato e da anni la loro produzione di giochi non si è mai fermata, proponendo titoli dalle ambizioni ridotte, equiparabili alla risonanza mediatica ricevuta.

Ma con Fè il vento è cambiato, anche grazie all'arrivo di Electronic Arts che ha preso sotto la propria ala protettrice il piccolo team svedese, alzando il tiro con un risultato ottimo ma che ancora non mostrava appieno il talento e le capacità dello studio.

Tutto ciò però è servito per poter prendere coraggio e, con l'esperienza maturata con i prodotti precedenti, la software house capitanata e rappresentata da Olov Redmalm e Klaus Lyngeled sembra davvero pronta a lasciarci a bocca aperta. L'ultima fatica che da qualche tempo viene presentata negli show di EA è ormai prossima al debutto e, finalmente, abbiamo potuto testarlo per scoprire qualcosa in più.

Stiamo parlando di Lost in Random, un'avventura che pare essere una lettera d'amore allo stile di Tim Burton, intrisa di una trama per niente scontata e ricca di misteri, e un sistema di combattimento decisamente inaspettato. Dopo aver parlato con Olov e Klaus durante la presentazione ufficiale, ci è stato possibile entrare nell'oscuro mondo di Alea per alcune ore ed oggi vi parleremo delle nostre sensazioni e impressioni del titolo ad opera di Zoink.

Quel che abbiamo potuto provare è niente meno che il vero inizio del gioco, con un'ampia e soddisfacente contestualizzazione della storia che si andrà piano piano a scoprire procedendo nel gioco. In Lost in Random vestiremo i panni di Even, una ragazzina che abita ad Alea, un mondo suddiviso in sei reami, tutti al servizio della Regina.

In questo cupo universo i bambini che raggiungono i 12 anni hanno l'onore di tirare l'oscuro dado della Regina, ed il numero che in sorte esce al malcapitato corrisponde al regno a cui sarà destinato a vita. La storia si apre con il lancio del dado da parte di Odd, la sorella della nostra protagonista che non riesce a nascondersi dalla sentenza che la Regina fa rispettare rigidamente; nessuno può sfuggire al proprio destino.

Al momento del lancio esce un sei, costringendo Odd a lasciare la sorella ed i suoi genitori per andare a vivere nel reame di Sest'Incanto, casa della Regina, incastonato nel lusso e nella bambagia. O almeno, così si dice.

La piccola Even, straziata da questa separazione, riceve una visita in sogno, un fantasma che la guida lontana da casa alla ricerca della sorella perduta. Questo strano ectoplasma però non appare solo come sogno premonitore: esiste e conduce la bambina nella Valle dei Dadi, o meglio in quello che ne rimane. In questo desolato scenario si scoprirà qualcosa in più su Alea e sul suo passato, dove tutti i residenti avevano con sé un dado ma dopo l'ascesa della Regina tutto ciò fu bandito, rimanendone uno solo, il fido compagno della sovrana.

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La nostra missione inizia nel reame di Primagora, una città periferica lasciata al suo destino.

Un piccolo e malridotto dado riprende vita all'arrivo di Even, il malconcio Dicey, il nostro coprotagonista che ci accompagnerà durante le ardue sfide che Alea ci parerà davanti. Tutto ciò è solo un corposo prologo per introdurci al sistema di combattimento, macchinoso sì, ma anche con molte peculiarità interessanti.

I nemici, ispirati alle creature viste nelle varie rivisitazioni di Alice nel Paese delle Meraviglie, hanno delle piccole gemme sul corpo da distruggere con la nostra fionda. Il piccolo Dicey raccoglierà i frammenti e una volta pieno potrà essere lanciato per poter usare le carte che fanno parte del nostro mazzo.

D'accordo, è molto complesso da spiegare le varie meccaniche che compongono i combattimenti ma molto intuitivo pad alla mano. Gli scontri con le creature di Alea sono determinati da più fattori: raccolta di materiali, carte e combattimento con archi, spade o mazze.

La nostra Even, di fatto, ha con sé una sola piccola fionda con cui distruggere le gemme o vasi contenenti monete, l'unica valuta del gioco. Con quest'ultima risorsa si potrà acquistare le carte da inserire nel nostro mazzo, ed ognuna di esse ha un valore da 1 a 6, esattamente il tiro che dovremo fare per poterle schierare una volta raggiunta la capacità massima di Dicey.

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Le cose si fanno interessanti a Borgodoppio, dove il dualismo vive anche nella personalità dei suoi abitanti.

Tutto chiaro? Immaginiamo di sì ma non finisce qui l'intricato sistema di Lost in Random. Come detto poco sopra, il nostro piccolo amico non è al massimo della forma e gli mancano alcuni puntini quindi inizialmente i nostri tiri potranno essere solo di uno o due. Durante la nostra missione di salvare la sorella Odd, dovremo anche dunque riparare Dicey per poter compiere lanci più alti.

Questo non è solo un escamotage narrativo ma anche un astuto metodo per bilanciare la difficoltà dei vari mondi. Ci siamo trovati infatti ad avere nel nostro mazzo carte dal valore 3 mentre il nostro caro amico poteva fornirci un tiro al massimo di 2, rendendo quasi inutile tali armi o buff.

Ma sul bilanciamento delle carte e del loro relativo valore rimandiamo la valutazione in fase di recensione, quando potremo intraprendere l'avventura nella sua versione finale e scoprire tutte le combinazioni possibili. Al momento ci basta sapere che aggiustare Dicey è necessario anche per proseguire nella storia, che ci vedrà impegnati ad attraversare tutti i sei reami ed i loro controversi e pericolosi personaggi. Per l'appunto, per poterli sbloccare, il nostro Dicey dovrà fare lo stesso punteggio del mondo che vorremo varcare.

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La realizzazione artistica di Lost in Random ti colpisce fin dall'avvio, con una caratterizzazione dei personaggi sublime.

Come ci è stato confermato durante l'evento di presentazione, Lost in Random è un'avventura lineare dove non ci sono finali multipli, né la possibilità di tornare indietro una volta superata la porta di un mondo. In più, non saremo noi a scrivere la trama di questa tragedia in base alle nostre scelte di dialogo, che sono solo un contorno piacevole ma che non influenza in alcun modo il gioco e la sua progressione.

Nonostante ciò, siamo rimasti molto incuriositi sulla missione che Even è chiamata ad intraprendere per poter riabbracciare la sorella Odd, lasciandoci durante la prova dietro la porta del terzo mondo, con una gran voglia di continuare quest'avventura.

Il sistema di combattimento, invece, seppur studiato in modo molto astuto e con tante sfaccettature, alla lunga potrebbe risultare un po' noioso. L'aggiunta della casualità del tiro per poter avere armi o bonus più o meno forti viene in parte annullata dal fatto che Dicey non può "fisicamente" renderci più forti, nonostante abbiamo le carte nel mazzo per surclassare i nostri nemici.

Il medesimo discorso si applica ai combattimenti con i Boss, molto scriptati e con pattern di attacco un po' monotoni e facilmente prevedibili. Ribadiamo però che la nostra prova ci ha visto esplorare solo due dei sei reami che saranno presenti all'interno di Lost in Random, e le nostre speranze dunque si affidano ad una maggiore creatività nelle sfide successive.

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La spina nel fianco di Lost in Random potrebbe essere il sistema di combattimento, che richiama troppe meccaniche e che alla lunga potrebbe annoiare.

A sopperire tutto ciò vi è una storia molto ben scritta ma soprattutto dei personaggi caratterizzati alla perfezione, con una realizzazione artistica davvero ammaliante. Lo stile non è certo nuovo, e che proponga un tratto artistico più che riconoscibile in realtà è la sua forza. Nonostante ogni centimetro di Alea e le espressioni facciali degli NPC urlino Tim Burton, Zoink ci ha messo tutta sé stessa per realizzare qualcosa di originale.

È sicuramente troppo presto per trarre delle conclusioni ma ciò che abbiamo potuto provare è davvero brillante. C'è ancora qualche difetto e sbavatura nei controlli e nella loro responsività, che ci auguriamo siano corretti prima del lancio, ma quel che si è visto (e provato) sembra essere il miglior prodotto sviluppato dal team norvegese.

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