Eastward - recensione

Amanti dei jRPG a 16-bit e del cyberpunk? Accorrete!

Tempo addietro avevamo avuto occasione di provare una demo di Eastward, promettente titolo sviluppato da Pixpil ed edito da Chucklefish, presentato come un'avventura con elementi RPG ambientata in un futuro cyberpunk, rimanendone decisamente incuriositi. Adesso, a pochi giorni dalla release, abbiamo potuto mettere le mani sulla versione completa del gioco in arrivo su PC, Mac e Nintendo Switch.

Il giocatore viene catapultato in una realtà futura non proprio ideale: il mondo è in rovina e la popolazione è ridotta al minimo storico. Il gioco ci fa vestire i panni di John, un minatore che raramente ha visto la luce del sole nella sua vita, e che per non meglio precisate ragioni ha preso con sé una misteriosa ragazza di nome Sam, dotata di particolari e misteriosi poteri magici.

In una vita che sembra votata alla routine di una piccola comunità, succedono però eventi decisamente bizzarri e surreali: John viene chiamato a indagare su delle stranezze proprio perché tutto sembra aver origini nella miniera in cui passa le sue giornate sudando sette camicie. La scoperta di mostri che infestano il sottosuolo non è molto incoraggiante, bisogna andare a fondo. Da qui partirà una rocambolesca avventura che porterà il giocatore, nei panni di John e Sam, prima nelle asperità delle miniere e poi in giro per il mondo, prendendo treni per altri villaggi e per grandi città.

L'elemento caratterizzante di Eastward è indubbiamente lo stile artistico, che si può considerare come un punto d'incontro tra la pixel-art in 16-bit e l'animazione giapponese tipica degli anni '90. Sono tanti infatti i personaggi che ricordano vagamente (ma nemmeno tanto) quelli dei classici delle opere dello Studio Ghibli e di altri capolavori, tant'è che c'è pure un NPC di nome Miyazaki che ha proprio le sembianze del venerabile maestro dell'animazione.

Nel corso dell'avventura visiteremo tanti luoghi misteriosi e interessanti, incontrando svariati NPC che avranno storie da raccontare e incarichi da affidarci, ma com'è il gameplay? Bene, innanzitutto John e Sam viaggiano insieme e, salvo nel capitolo iniziale, potremo controllare l'uno o l'altra separatamente, e decidere se procedere in gruppo o separatamente. Questo però fino a un certo punto, perché il mondo di gioco è suddiviso in quadri (un po' come nei primi Zelda con visuale top-down), e i due protagonisti non possono stare in quadri differenti.

Questa meccanica apre la strada a tutta una serie di enigmi e puzzle ambientali che vanno risolti con la collaborazione dei protagonisti e utilizzando le loro differenti abilità, alternandole. John è più forte e con gli attacchi melee può usare armi pesanti per attivare interruttori, far piazza pulita degli ostacoli ingombranti e piazzare le bombe, mentre Sam è in grado ad esempio di paralizzare nemici e di far scomparire oggetti momentaneamente. Queste differenti abilità hanno permesso agli sviluppatori di ideare ingegnosi enigmi da risolvere per superare con l'ingegno stanze e intere sezioni.

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Tutto parte da qui, dall'accampamento fatiscente dove John lavora come minatore.

Questi enigmi rappresentano la sfida più grande che ci offre il gioco, perché i nemici sono decisamente poca roba, più che altro un fastidio mentre si cerca di superare queste impegnative sezioni. In ogni caso, la curva di difficoltà non è troppo alta: è abbordabile e sale progressivamente. Il giocatore impara strada facendo come usare i vari poteri per superare i vari puzzle, per poi utilizzarne più di uno allo stesso tempo, con gli enigmi più complessi che richiedono l'utilizzo combinato di diverse abilità e l'attivazione in sequenza di interruttori con un limite massimo di tempo.

L'impostazione è in effetti più avventura che RPG. Potremmo paragonare l'approccio a quello di Zelda o Alundra, ma qui abbiamo la meccanica a due giocatori che rende il tutto più vario e interessante. Anche se non troppo marcata, la componente ruolistica c'è e si sente. Sam e John possono equipaggiare diversi tipi di armi e usare oggetti secondari, utilizzare oggetti consumabili e pozioni, e il cibo che si può cucinare sui fornelli utilizzando i vegetali raccolta strada facendo. La salute è costituita da una serie di cuori che possono essere incrementati andando avanti con la storia ma anche trovando i tesori nascosti disseminati per tutta la mappa. Ci sono poi degli empori nei villaggi e nelle città che ci permetteranno di acquistare merce di vario tipo e anche upgrade come slot aggiuntivi per lo zaino.

L'esperienza di gioco è interessante, avvincente e gratificante. Il tutto è guidato dalla storia, che se vi prende vi terrà incollati al joypad per svariate ore consecutive. Nonostante i fisiologici paragoni a giochi celebri degli anni '90, Eastward dà decisamente poco spazio all'esplorazione libera e alle quest secondarie, che sono quasi assenti.

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Gli enigmi prevedono talvolta l'attivazione di interruttori usando i due personaggi separatamente.

Quasi sempre ci sarà un posto da raggiungere, un personaggio con cui andare a parlare per risolvere una questione, e spesso il giocatore non sarà libero di andare in nessun altro posto che non sia nella strada per l'obiettivo, anche se precedentemente visitato. Questa è una delle poche limitazioni che abbiamo riscontrato e che potrebbe far storcere il naso a qualcuno, specialmente a chi è abituato agli open world di oggi. Ma bisogna anche ricordare che i titoli degli anni '90 a cui si sono ispirati gli sviluppatori erano quasi tutti così.

Ogni grande area è presieduta da un boss, che una volta sconfitto ci dà accesso a un nuovo potenziamento utile ad affrontare nuove aree, o conclude direttamente il capitolo della storia. Gli sviluppatori si sono sbizzarriti con la fantasia, creando creature allo stesso tempo spaventose ma anche buffe e originali. La loro difficoltà è abbastanza abbordabile e una volta compreso lo schema di azione sarà facile spuntarla.

Anche se la difficoltà non è eccezionale e i giocatori di jRPG più navigati passeggeranno tra i vari enigmi, giocare a Eastward è piacevole, piacevole come un'avventura che si vive guardando un anime di Miyazaki. Ciò non vuol equivale a dire che il livello di sfida sia troppo basso o inesistente, ma sicuramente abbordabile. Ci è capitato di bloccarci di fronte a qualche enigma, ma solo per non aver pensato alla cosa più banale da fare, ed una decina di minuti sono sempre bastati per trovare l'illuminazione.

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Lo stile grafico è delizioso. Nel corso dell'avventura incontreremo posti densi di riferimenti pop e personaggi bizzarri.

Lo stile grafico è quello che colpisce maggiormente. C'è un sapiente mix di arte in pixel, elementi della cultura pop e tecniche d'illuminazione moderne. Personaggi ed elementi del mondo sono densi di animazioni, e anche se non c'è uno scorrere del tempo dinamico, capiterà di visitare le stesse location a differenti ore della giornata, con effetti di luce o di ombre trasformativi.

D'impatto è anche il comparto audio, costituito dalla colonna sonora composta da Joel Corelitz (Death Stranding, Hohokum, The Unfinished Swan, The Tomorrow Children, Gorogoa), abbinata agli effetti sonori realizzati dallo studio irlandese Hyperduck Soundworks. Le musiche fanno esattamente quello che devono fare: immergere il giocatore nella situazione, generando emozioni affini a quello che sta vivendo, ma senza mai diventare preponderanti rispetto all'azione o fastidiose.

Per completare Eastward servono circa una trentina di ore, una longevità più che adeguata al tipo di esperienza offerta e al price target di appena una ventina di euro. Abbiamo testato il gioco su PC ed i requisiti veramente bassi lo rendono giocabile praticamente su qualsiasi fisso o notebook in commercio da almeno dieci anni, anche se abbiamo riscontrato qualche piccolo rallentamento inspiegabile rispetto alla configurazione di prova (Ryzen 7 2700x e RTX 3060 Ti).

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Questa foresta ricorda le ambientazioni di Secret of Mana.

Si tratta comunque di eventi rari che speriamo vengano sistemati con una patch day one. A nostro avviso, però, l'esperienza di gioco si presta perfettamente alla console ibrida di Nintendo: è un gioco che si vede bene anche sul tablet grazie a personaggi e testi abbastanza vistosi e non esoso dal punto di vista energetico, quindi adatto a giocare per diverse ore lontani dalla presa di corrente.

Se siete cresciuti negli anni '90 a pane e SNES con titoli quali Zelda, Secret of Mana, Chrono Trigger, guardando in TV i film d'animazione dello studio Ghibli, allora Eastward è decisamente un titolo fatto per voi e che non dovreste lasciarvi sfuggire, vi regalerà un'avventura interessante lunga decine di ore. Non ci sono le missioni secondarie che in molti si aspettano da un jRPG, ma in compenso è possibile giocare letteralmente dei jRPG veri e propri tramite i cabinati sparsi per le città, con tanto di leaderbord online.

Il prezzo di lancio è invitante e sicuramente con uno sconto attrarrà una fetta più ampia di giocatori, anche casual. Perché si tratta di un gioco accessibile, adatto e godibile da un'ampia fetta di pubblico. Attenzione però: manca completamente l'italiano nei testi, e poiché si tratta di un inglese non proprio scolastico, se non masticate bene la lingua potreste rischiare di non godervi il gioco.

8 /10

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