Battlefield V - Reloaded

La Seconda Guerra Mondiale secondo DICE.

Battlefield sta per tornare come protagonista assoluto di questo autunno che lentamente si sta affacciando. Se le temperature di settembre stanno calando quelle che si raggiungeranno da qui fino al periodo natalizio nel mondo videoludico faranno esplodere il termometro dell'hype degli appassionati della saga di Electronic Arts. Con ancora l'entusiasmante trailer di Battlefield 2042 impresso nella mente ed una probabile beta all'orizzonte, oggi invece ripercorriamo le fortune e gli scivoloni che hanno contraddistinto il capitolo che lo precede.

Stiamo parlando di Battlefield V, uscito il 4 settembre dell'ormai lontano 2018, un capitolo che non ha brillato per originalità ma che ha saputo farsi apprezzare per la sua concretezza e per lo stile inconfondibile che DICE e Criterion Games riescono a ricreare ad ogni loro opera. E dato il cammino che sembra aver tracciato il prossimo gioco della serie, alcune delle caratteristiche che hanno contraddistinto il titolo in questione potrebbero perdersi per sempre.

Sì, perché Battlefield V è stato in tutto e per tutto un gioco di transizione verso progetti più ambiziosi, con gli sviluppatori già alla finestra ad osservare l'arrivo di una nuova generazione di console e schede grafiche, cercando di sfruttare al massimo quella che la midgen di Xbox E PlayStation aveva da offrire. La composizione di questa iterazione infatti non ha stravolto i canoni del genere ma è andato, con il tempo e non di certo al lancio, a soddisfare le richieste della community, non riuscendoci sempre completamente.

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Gli incredibili scenari di Battlefiled V realizzati con Frosbite sono stati il fiore all'occhiello di questo capitolo.

Iniziamo l'analisi da ciò che in 2042 sarà completamente assente, almeno al Day One, ovvero la modalità single player. Nell'ultimo capitolo della saga non vi era una tradizionale campagna, accantonando il concetto ormai da Battlefield 4, ultimo esponente di una trama da vivere in solitaria o in compagnia tra esplosioni, evacuazioni e conflitti a fuoco. Come per Battlefield 1, tornarono le Storie di Guerra, missioni contenute che raccontavano alcuni stralci di guerra ed operazioni compiute da chi ha cercato di cambiare le sorti della Seconda Guerra Mondiale a proprio favore.

Questi stralci di campagna furono comunque ottimamente realizzati ma rimasero un solo ampliamento dell'offerta, rendendole purtroppo facilmente dimenticabili al confronto delle massicce missioni intraprese nel 3 e nel 4. Ma DICE ne era ben consapevole ed ha deciso bene di giocarsi la carta sentimentale in uno dei suoi ultimi trailer di Battlefield 2042, Exodus, riportando in primo piano due dei personaggi che ci hanno tenuto compagnia anni fa. Che il V sia stata un'importante lezione da imparare?

Probabilmente no, perché come abbiamo detto poco fa, gli appassionati del genere dovranno inesorabilmente arrendersi al fatto che l'ultimo stralcio di single player si sia appunto vissuto con Battlefield V, e che Exodus sia solo un espediente per richiamare l'attenzione anche dei fan di vecchia data. Archiviata la modalità a giocatore singolo è tempo di ripercorrere le fasi che hanno scandito la progressione del multiplayer, il cuore pulsante dell'offerta targata DICE, del titolo del 2018.

Da DICE appunto, celebre per il talento degli sviluppatori che la compongono, è lecito aspettarsi molto, a volte anche più del possibile. Anche se alcuni prodotti non hanno brillato per struttura e scelte di modalità, uno su tutti Star Wars Battlefront II, complice anche la polemica sulle loot box, non si può certo dire che il team norvegese sia impreparato sul fronte tecnico. Tutti i loro prodotti, grazie al Frostbite Engine, sono stati eccellenti, con una resa grafica ed attenzione al dettaglio da far impallidire la concorrenza, dando quasi per scontato che su questo fronte difficilmente potremo ricevere scottanti delusioni.

Così è stato anche per Battlefield V, che ci ha regalato delle mappe meravigliose, ovviamente alcune più riuscite di altre, una su tutte Devastazione, ambientata in una Rotterdam fortemente colpita dai conflitti che hanno composto la Seconda Guerra Mondiale. Dalle aree cittadine ci siamo spostati ad immense campagne con la possibilità di usare mezzi pesanti, stavolta anch'essi con munizioni limitate e non infinite, come Panzerstorm, che ha ricevuto un sostanzioso aggiornamento durante il Capitolo 2.

Le mappe a disposizione sono state molte, tutte studiate per modalità specifiche, atte a offrire possibilità di gameplay ricco, capace di sventare la possibilità di annoiarsi nel gior di pochi mesi. Come marchio di fabbrica Battlefield, il tutto non si è mai solo contingentato a scontri deathmatch in porzioni di scenario ridotte, seppur altamente apprezzati. La forza di questa saga si regge anche su modalità che hanno fatto il loro ritorno nel tempo, ricordando che Battlefield V al suo debutto era ben lontano dall'essere un capitolo completo e soddisfacente, uno status che ha raggiunto successivamente grazie ai tanti aggiornamenti e varietà di Capitoli.

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L'impiego di veicolo in modo massiccio hanno reso le battaglie ancora più devastanti in multiplayer.

Ma la scontata prestanza grafica di norma non basta e Battlefield V lo ha sperimentato sulla sua pelle nei primi mesi del lancio. Il titolo al lancio presentava i problemi noti che affliggono degli sparattutto così imponenti, con piccoli e grandi bug ma soprattutto con diverse criticità per quanto concerne il bilanciamento. Con le patch i problemi tecnici sono andati piano piano a risolversi mentre per i contenuti che ampliassero l'offerta ci è voluto un po' di più.

Il supporto a nuovi contenuti si è concluso ufficialmente nel 2020 con l'uscita del sesto capitolo che ci ha visto scendere in campo in scenari insidiosi del Pacifico, Nella Giungla, con le ultime armi e gadget introdotti assieme all'operatore Elite Misaki. Di fatto la progressione di questi capitoli e le relative ricompense introdotti dopo il 2019 sono le uniche ragioni che hanno tenuto con le unghie e con i denti aggrappati i fan della serie. Perchè seppur sul piatto offerto da Battlefield V ci sono stati grandi contenuti, tenere in vita un titolo del genere con server constantemente stracolmi non è unìimpresa facile, neanche per DICE.

Non solo, l'ultimo BF si è di fatto trovato nel fuoco incrociato del fenomeno dei Battle Royale che raggiungeva l'apice del suo successo, divenuto poi quasi uno standard, e la community ne ha chiesto l'introduzione a gran voce. Electronic Arts ha risposto dal canto suo con Firestorm, Tempesta di Fuoco, il primo accenno di modalità BR affacciatasi nella lunga carriera di Battlefield.

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Il gunplay rimane una dei migliori del genere anche in Battlefield V, con una concretezza e godibilità di altissimi livelli.

Seppur potesse sembrare un timido tentativo, la solidità di questa modalità ci ha sorpreso positivamente, anche se non portava con sé rivoluzioni e innovazioni tali da raggiungere un successo che molto probabilmente avrebbe meritato. Il meccanismo non si è discostato dalle dinamiche tipiche dei Battle Royale attuali, con un tutti contro tutti singolo o a squadre senza possibilità di respawn. L'area di gioco si andava a restringere con tempistiche prestabilite portando il fuoco, letteralmente una tempesta di fuoco, che distruggeva qualsiasi cosa si trovasse davanti, fagocitando case rifugi dagli avversari. Alla prova dei fatti, il BR di Battlefield ci ha divertiti molto, grazie alla sua concretezza fondata su un ottimo gunplay che contraddistingue il quinto capitolo ed anche i predecessori. Peccato però, che effettivamente sia stato solo un fuoco di paglia legato alla popolarità del titolo e a poc'altro.

Ci ritroviamo quindi, a poco più di metà di questo 2021 con un Battlefield V che ha giocato tutte le carte che aveva nel mazzo, al tramonto di un non proprio glorioso segno lasciato nella storia della saga. Probabilmente, ad oggi, possiamo certamente dire che il gioco di cui abbiamo ripercorso i passi non sarà uno dei primi titoli che ci verranno da citare ripensando a questo iconico franchise. Le premesse per raggiungere questo obiettivo invece sembra averle il suo successore, che deve arrivare ai blocchi di partenza in forma smagliante per recuperare il tempo perso in questi anni contro il rivale storico.

Call of Duty, anche se con un riscontro della community altalenante tra un capitolo e l'altro ha continuato a tener botta, senza mai fermarsi si è presentato all'appuntamento autunnale con un prodotto nuovo. E nonostante difetti e lacune più o meno grandi, gli incassi della controparte sotto l'algida ala di Activision hanno continuato a fatturare numeri stratosferici in vendite e microtransazioni. Nel frattempo, Electronic Arts ha da sempre deciso di prendersi del tempo per poter stupire e meravigliare, settando nuovi standard nel genere, cadenzando le uscite con pause di due o tre anni.

Nonostante il genere di riferimento sia lo stesso, i due colossi sono differenti tra loro, tanto da creare community numerosissime che battono una bandiera piuttosto che l'altra. Nel 2021 è tempo di una nuova resa dei conti, esattamente come avvenne nel 2018 dove uno ne uscì un po' più scottato dell'altro. A differenza di una manciata di giorni avremo prima Battlefield 2042 e Call of Duty Vanguard, il primo futuristico mentre il secondo calcherà il periodo storico che ha visto protagonista Battlefield V.

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In conclusione, possiamo solo consigliarvi di tornare ad imbracciare le vostre armi su quest'ultimo, per un malinconico addio al brutale scenario della Seconda Guerra Mondiale, prima di ritrovarvi in pericolose tempesti di sabbia in quel di Doha. Perché sì, nonostante tutto ne vale assolutamente la pena tornare su Battlefield V per l'ottimo gunplay e la straordinaria realizzazione tecnica e artistica delle mappe che lo compongono.

Al momento è chiaro che la presenza sui server e la conta di giocatori attivi sia al minimo. In fondo stiamo parlando di un prodotto che ha ben 3 anni sulle spalle ed ha smesso di pubblicare nuovi contenuti da un anno. Certo, con dei tempi di attesa leggermente più lunghi è sempre possibile trovare partite e continuare a divertirsi in Battlefield V ma i giorni di gloria sono ormai passati da un pezzo. La community PC rimane la più popolosa, ovviamente, e non a caso è anche la piattaforma dove Battlefield V dà il suo meglio in termini di resa.

Il prodotto ad opera di DICE rimane saldamente sugli store ad un prezzo di 39,99€ su console ma con una lieve scontistica se si è abbonati ad EA Play. In quest'ultimo caso, se siete in possesso dell'abbonamento EA, potrete giocarlo senza doverlo acquistare, scaricandolo comodamente dalla libreria. La versione PC invece lo ha visto protagonista tra i giochi gratis di Amazon Prime Gaming dello scorso mese, dando il cambio ad un altro importante titolo della saga, Battlefield 4.

Vale ancora la pena scendere sul campo di battaglia? Per adesso sì. Nonostante i difetti iniziali e ed un attuale conta ridotta di utenti attivi, il fascino di Battlefield V stenta a svanire. Fare pratica con un gunplay preciso è quasi un obbligo al momento, il 22 ottobre è quasi alle porte e non dovete farvi trovare impreparati.

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