Alan Wake

Remedy resta nell’ombra...

“Sarà pronto quando sarà pronto”. Gli sviluppatori devono adorare il fatto di poter dire questa frase. Vuol dire che sono così ricchi e famosi da non aver bisogno di combattere con le date d'uscita. Il publisher aspetterà sempre pazientemente il loro prodotto finito, senza rompere le scatole con dati di vendita stagionali o altri fastidiosi dettagli economici.

Un simile traguardo indica il fatto di essersi finalmente allontanati dalla situazione scomoda di molti sviluppatori, che alla domanda relativa all'uscita del proprio gioco devono mentire o rispondere semplicemente “sarà pronto quando il publisher lo vorrà / quando avremo speso così tanti soldi da non poterci più permettere nemmeno la carta igenica / quando uscirà il film, anche se non abbiamo finito l'ultimo livello e le macchine non hanno le ruote”.

Remedy Entertainment non ricade in quella categoria. Ricerche approfondite suggeriscono che lo studio non abbia mai utilizzato esattamente la frase “quando sarà pronto”, ma in ogni caso Alan Wake venne annunciato la bellezza di cinque anni fa, e potete scommettere che lo sviluppo fosse effettivamente iniziato qualche mese prima di allora. Remedy ha avuto il lusso di sfruttare nove mesi solo per il lavoro di rifinitura.

È valsa la pena aspettare, oppure Alan Wake avrebbe fatto meglio a restare nell'ombra?

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Studente universitario o insegnante di geografia? Con la sua felpa e la giacca di tweed con le toppe sui gomiti, Alan vuole solo confonderci.

Alan è un autore di thriller affetto dal blocco dello scrittore. Per chiarirsi le idee decide di prendersi una vacanza. E dove decide di andare per cercare di riprendersi? Nella soleggiata Rio a bere cocktail in piscina? Oppure a visitare una piccola e piovosa cittadina abitata da divertenti sempliciotti e da inquietanti personaggi, dove l'unico alloggio disponibile è un'antica capanna in legno nel bel mezzo di un lago infestato?

In questa strana vacanza Alan è accompagnato dalla moglie Alice, che con i suoi comportamenti irritanti, la sua costante paura del buio e l'incapacità di non urlare come una pazza ogni volta che salta la luce, riporta indietro di 10 anni la situazione dei personaggi femminili nei videogiochi. Sapendo questo, probabilmente Alan avrebbe dovuto prenotare una camera in albergo, piuttosto che un vecchio cottage alimentato da un generatore nel capanno in giardino. Neanche a dirlo, appena 12 minuti dopo essere giunti a Bright Falls, Alice scompare in circostanze misteriose, e Alan si imbarca nella difficile impresa di ritrovarla.

A ostacolarlo c'è un intero esercito di creature simili a zombie conosciute col nome di Taken. Si tratta di persone possedute da una forza oscura e trasformate in maniaci omicidi. Alcuni impugnano delle falci, altri lanciano accette, ma tutti hanno la brutta abitudine di apparire dal nulla cercando di colpire a morte Alan.

La buona notizia è che queste entità sono infastidite dalla luce. Il nostro eroe, chiaramente, sfrutta questo elemento a suo vantaggio, utilizzando la propria fida torcia elettrica per illuminare le creature, indebolirle e crivellarle di colpi.

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Riguardo l'autore

Filippo Facchetti

Filippo Facchetti

Redattore

Filippo Facchetti è un rispettabile nerd da sempre appassionato di "giochini elettronici". Prima di approdare a Eurogamer scrive per importanti riviste di settore e conduce programmi TV dedicati all'intrattenimento digitale.

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