Castlevania: Lords of Shadow

Van Helsing: il videogame?

Diciamolo chiaramente e senza troppi giri di parole: Castlevania: Lords of Shadow non è certo un videogame come tutti gli altri. Oltre a presentarsi come un nuovo capitolo di una saga storica e gloriosa, l'ultima fatica del team spagnolo MercurySteam rappresenta infatti un po' una prova del nove, la chance ultima e definitiva di vedere adattate le peculiari caratteristiche della serie Konami a un contesto 3D (dopo qualche esperimento coraggioso ma non del tutto riuscito). Una di quelle circostanze in cui ”o la va, o la spacca”, insomma.

Ci avevano preannunciato, appena qualche settimana fa, "il Castlevania più oscuro, realistico e moderno di sempre", e ci aspettavamo un invitante connubio tra la tradizione del passato e l'attualità dei canoni in voga oggi, per un action medievaleggiante capace di accontentare tanto i fan di vecchia data quanto un pubblico nuovo e verosimilmente più ampio.

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Dei ghoul pasteggiano coi resti di un cadavere: sullo sfondo, l'Evil Butcher controlla la scena.

L'E3 appena trascorso è servito per verificare (almeno per il tempo di una succulenta demo) le promesse fatte dagli sviluppatori. Sarà davvero un successone a tutti gli effetti o fareste piuttosto meglio ad attendervi l'ennesimo episodio tridimensionale così così? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Per prima cosa è opportuno rimarcare un aspetto fondamentale di questo Castlevania: l'opera dei MercurySteam si propone come un deciso reboot della saga, e come tale non si inserisce in alcun modo all'interno dell'intricata storyline della dinastia dei Belmont. Lords of Shadow vuole dunque fare storia a sé, proponendosi anche come un episodio contraddistinto da un nuovo protagonista (tale Gabriel Belmont, coraggioso membro di una misteriosa organizzazione chiamata “Fratellanza della Luce”) e da un'estetica leggermente diversa dal solito.

Inutile negarlo: vampiri, uomini-lupo, non morti e creature demoniache assortite sono ovviamente presenti in grandissima quantità anche in quest'avventura, eppure l'impressione è quella di trovarsi al cospetto di un videogame meno gotico in senso stretto e più sfacciatamente horror. Pensate per intenderci a qualcosa di più simile alle mostruosità hollywoodiane di quel polpettone di Van Helsing che non all'eleganza oscura e rigorosa di Symphony of the Night (una situazione invero paradossale, contando che si tratta del primo Castlevania sviluppato da un team occidentale!).

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