Demon Turf Recensione: Un platform tridimensionale demoniaco!

Siete pronti a conquistare le lande dei demoni?

L'attività di Fabraz non è stata troppo densa. Il salto dal mercato mobile a quello mainstream ha portato alla luce il discreto Slime-San ed appena una manciata di conversioni per Nintendo Switch (SpiritSphere DX e Skellboy). Operazioni contenute nei costi e nelle ambizioni, in linea con l'esperienza e le risorse del giovane studio indipendente newyorkese.

Demon Turf è senza dubbio alcuno il progetto più ambizioso del team, un puzzle-platform con lievi connotati action e sfumature di picchiaduro che punta forte su stile, level design e che si affaccia su tutte le principali piattaforme di gioco. Noi l'abbiamo provato su Switch, e siamo pronti a raccontarvi qualcosa in più su quello che può considerarsi un esordio spirituale per Fabraz sui grandi schermi del medium.

Demon Turf è principalmente un platform game. Il cuore dell'esperienza è la sfida, e lo sforzo produttivo maggiore è stato profuso nella costruzione dei livelli di gioco, con un'evidente volontà di manifestare anche una ricerca stilistica sul piano artistico. L'ibridazione di modelli 2D/3D, la tavolozza di colori tendente ai toni caldi ed una scrittura salace (occhio: localizzazione solo in lingua inglese) sono espressioni di una chiara ricerca e di un palpabile sforzo produttivo.

La piccola creatura di Fabraz, tuttavia, si fonda su di un'intersezione di elementi e stilemi ludici già visti abbondantemente, nel complesso ben confezionati. Il tipo di esperienza si presta, inoltre, ad una fruizione portatile, grazie a livelli di gioco relativamente brevi e ad una leggerezza narrativa che aleggia distintamente.

Giocare su Switch non ci ha fatto incappare in alcun inconveniente limitante. In modalità portatile il titolo va una meraviglia e giusto in docked, in sporadici momenti di concitazione, abbiamo registrato qualche rallentamento.

Il mondo di gioco si compone di un hub centrale, la città di Forktown. Si tratta del primo passo del nostro alter-ego, la demonietta Beebz, verso la conquista del trono occupato dal Demon King. La narrativa non è certo un elemento cruciale in Demon Turf, e l'abbozzo di trama funge quasi da mero pretesto per inserire il giocatore nei vari stage. Giusto qualche dialogo potrebbe rubare brevemente la scena, merito soprattutto del tono e della buona qualità della scrittura.

La conquista del trono passa dal dominio di ciascuna delle lande governate da un demone. Per raggiungere il boss è necessario completare tutti gli stage del relativo turf accumulando le batterie, instradando il giocatore sulla via di una progressione che cita quasi letteralmente i primi capitoli di Crash Bandicoot.

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La costruzione dei livelli di Demon Turf è buona, con alcune trovate capaci di solleticare il giocatore.

Giungere al termine di un portale non sarà una passeggiata di salute, e qui veniamo a quello che con ogni probabilità è l'elemento più riuscito della produzione: la costruzione dei livelli di gioco.

Salti calcolati al centimetro, ostacoli di ogni genere in movimento da evitare, piattaforme mobili e a comparsa, piccole arene in cui dover fronteggiare e neutralizzare delle creature - poco - aggressive, sezioni che nascondono delle chiavi da raccogliere in serie per ottenere un premio... la varietà di situazioni è discreta.

Ciascun livello di Demon Turf catapulta il player in un piccolo mondo tridimensionale, che lascia una buona dose di libertà. Possiamo tirare dritto cercando il portale d'uscita per ottenere la nostra batteria o dedicarci con più pazienza alla ricerca degli oggetti.

Questi ultimi non sono appannaggio dei soli completisti ma possono essere spesi presso alcuni NPC in Forktown per acquisire piccole modifiche estetiche o miglioramenti, come il triplo salto, un boost per una delle due abilità di Beebz o un checkpoint extra oltre ai tre di default da piazzare a piacimento del giocatore nello stage.

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Beebz è un'eroina arguta, a tratti irriverente. Riuscirà a diventare la regina di tutti i Demon Turfs?

Le mod acquistabili sono più che discrete in numero, tuttavia potranno essere equipaggiate limitatamente. Dovete scegliere con cura, dal momento che l'avventura non è troppo permissiva, specie nella seconda metà. Giungere in fondo richiede attenzione, un po' di pratica per padroneggiare al meglio il ventaglio di possibilità della nostra alter-ego e in alcune sezioni un trial and error persino eccessivo, forse in parte sospinto dal leggero input lag che abbiamo incrociato giocando sull'ibrida Nintendo, nonché da qualche infelice scherzo giocato dalla gestione manuale della camera.

Fortunatamente non ci si trova quasi mai a dover ripetere una lunga sessione di gioco a seguito di un fallimento, a patto di usare un po' di cervello nel posizionamento dei punti di controllo e di non voler usufruire delle possibilità offerte dai settaggi del menu di gioco, fra le quali compare l'opzione di restart dell'intero livello alla morte.

Oltre che agli amanti delle sfide e ai cacciatori dominati dalla compulsione a collezionare, Demon Turf ammicca anche agli speedrunner, con un trofeo per ogni stage da guadagnare completando il livello entro un certo tempo.

La vena ludica della produzione, come si accennava, si defila leggermente sino a sfiorare le corde dell'action game/picchiaduro durante le boss fight e nelle combat zone. Vengono in soccorso del giocatore le due abilità di Beebz, uno spin in grado di sbalzare via oggetti e nemici a corto raggio, e la proiezione di un pugno che li allontana in maniera decisamente più aggressiva.

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I combattimenti sono piuttosto basilari e tutt'altro che entusiasmanti, concentrati quasi totalmente in piccole arene.

I combattimenti - se tali possono essere definiti - sono le sezioni meno riuscite dell'intera avventura, con nemici poco incisivi e diversificati che non dovremo far altro che spingere nel vuoto o contro ostacoli mortali sempre alla portata.

Le boss fight, invece, sono carine e sufficientemente variegate nelle loro fasi, anche grazie allo sfruttamento graduale dei gadget che la demonietta otterrà prima di ogni scontro, i quali andranno inoltre ad impattare significativamente sulla crescita della complessità dei livelli di gioco e sulla curva di difficoltà.

La longevità è un altro fattore di un certo rilievo. Per poter affrontare il Demon King vi serviranno oltre 50 batterie, il che significa lo stesso numero di portali completati. Difficilmente impiegherete meno di 15 ore, ed il titolo non manca comunque di rincarare la dose con quest secondarie come, ad esempio, le sfide a tempo in cui utilizzare le abilità di Beebz per far rotolare un pallone in una porta lungo un percorso insidioso, in un'ibridazione strutturale simpatica fra golf e calcio, o le sfide fotografiche.

E non è finita qui: completare uno dei mondi di gioco sconfiggendo il relativo boss vi permette di accedere ad una versione alternativa dello stesso. I livelli si rispolverano in maniera più ricercata ed impegnativa, offrendo una nuova batteria al giocatore e ricompense più rare, oltre ad un rinnovato senso d'appagamento ed un cospicuo numero di livelli complessivo.

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La varietà di location fra i diversi mondi di gioco è discreta, e ad essa si accompagna un'altrettanta discreta diversificazione negli stili ludici degli stage.

Sotto il profilo dell'offerta, quindi, il titolo non lesina affatto e la qualità dell'esperienza si mantiene su standard più che discreti per tutta l'importante durata grazie allo sforzo creativo profuso nella composizione dei livelli di gioco.

Dal punto di vista estetico la produzione non mostra lo stesso carattere e lo stesso trasporto della sua vispa protagonista e dei mondi cui dà forma sotto il profilo ludico. Lo stile è particolare, con un mix di poligoni bidimensionali e tridimensionali che a tratti sembra stonare. La qualità nella ricostruzione dei modelli è altalenante, con un comparto animazioni piuttosto scialbo.

La gradevolezza estetica è perlopiù una questione di gusto personale, anche se ci sentiamo di appuntare che un minimo di ricerca in più sul piano tecnico-estetico non avrebbe guastato. Senza infamia e senza lode il comparto audio, con una soundtrack essenziale, poco varia ed un doppiaggio in lingua inglese solo parziale.

Demon Turf è un platform piuttosto convenzionale, che ripesca gli stilemi ludici nei meandri del retaggio - florido - del genere che vuole primariamente rappresentare. Nel suo essere un platform game è un prodotto egregio, non originale ma ben confezionato e divertente. I meriti risiedono principalmente nella buona costruzione dei livelli di gioco, in un senso di progressione centrato e nella generosa offerta contenutistica.

Peccato che la stessa quadratura non si riscontri nella cornice, nella ricerca estetica e nelle piccole deviazioni ludiche che l'esperienza si concede per variare l'offerta.

7 /10

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Riguardo l'autore

Luca Del Pizzo

Luca Del Pizzo

Redattore

Sedotto dalle avanguardie tecnologiche e da tutto ci˛ che porti emozione, Luca non pu˛ restare indifferente al fascino prorompente dei videogiochi. Ha la fortuna di coniugare questo amore con quello incondizionato per la scrittura. La vita, a volte, riserva cose meravigliose. Sino ad un nuovo Silent Hill degno di questo nome, tuttavia, non Ŕ ancora abbastanza.

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