Digital Foundry vs Shadow of the Beast PS4

Altered Beast.  

Creato da un piccolo team di sviluppo composto da sette persone in un arco di tempo di oltre tre anni, questo nuovo Shadow of the Beast crea dei parallelismi immediati con l'originale per Amiga lanciato nel 1989. Entrambi sono stati prodotti da studi modesti che hanno tentato di sfruttare la più recente tecnologia disponibile e mettere in mostra le proprie doti creative.

Il primo Shadow of the Beast aveva impressionato con i suoi 12 strati di scrolling in parallasse, oltre a uno schema di colori ottimizzato per sfruttare al meglio il limite dei 32 colori su schermo dell'Amiga 500. Su PS4 sono shader avanzati, rendering basato sulle proprietà fisiche e illuminazione per pixel a prendere il centro della scena, creando uno stile grafico molto diverso con un aggiornamento a 60fps. I due giochi sono molto distanti tra di loro, ma entrambi sono in linea con le tecnologie grafiche più recenti delle rispettive epoche.

La profonda revisione di questo remake per PS4 porta un classico dei 16-bit a un nuovo pubblico, espandendo il semplice gameplay del predecessore e aggiornandone le meccaniche agli standard odierni. È una completa reinterpretazione del gioco, che trae ispirazione dal design surreale e dalla memorabile ed eclettica colonna sonora dell'originale, e li rielabora in un'esperienza totalmente nuova, più rifinita e godibile. Le collisioni imprecise del vecchio titolo rendevano frustrante portare gli attacchi, e la curva di difficoltà era assolutamente brutale. Il primo Shadow of the Beast è una fantastica demo tecnica dei primi titoli a 16-bit, ma non offre molto dal punto di vista del gameplay.

Naturalmente, il remake corregge tutti questi elementi. La scarna selezione di mosse è stata espansa con vari attacchi speciali e contromosse, e gli scontri si svolgono in spazi limitati circondati da portali energetici che aggiungono sfumature alle meccaniche. Il combattimento è fluido ed è possibile combinare vari attacchi con facilità, un netto cambiamento rispetto al sistema rigido e impietoso del capostipite. Anche così, il remake è comunque impegnativo, ma non al punto da essere punitivo. Per chi desidera una sfida meno dura, c'è anche un'opzione per avere vite illimitate in modo da rendere l'esperienza più accessibile.

Un classico a scorrimento laterale per Commodore Amiga viene migliorato in maniera brillante per PlayStation 4. Qui parliamo della tecnologia che muove il titolo, della risoluzione di rendering nativa e del suo profilo prestazionale.

Le scelte effettuate in ambito grafico supportano il gameplay, con effetti e illuminazione che aiutano a creare un'atmosfera unica reminiscente del predecessore. Gli scenari familiari sono stati modellati in 3D con nuove aree inedite. L'azione si svolge secondo una prospettiva bidimensionale, ma l'uso dello zoom crea un'esperienza più dinamica, resa possibile dall'utilizzo di elementi 3D. Il passaggio alle tre dimensioni permette anche l'inclusione di sequenze animate che fanno andare avanti la storia con brevi intermezzi che non risultano ingombranti, mentre nell'originale venivano usate delle immagini statiche.

Il rendering basato sulla fisica e l'illuminazione per pixel danno allo scenario alieno un aspetto realistico, con pietre, acqua e fango dall'aspetto autentico sparsi tra pianure erbose, catacombe sotterranee e altri luoghi caratteristici. Effetti come bloom e fonti di luce multiple producono un bagliore che si estende ai dintorni, spesso utilizzato per creare la giusta atmosfera nei vari livelli. Questa combinazione funziona particolarmente bene nel Dryad Kingdom, con effetti volumetrici e nebbia a creare un ambiente minaccioso che trascina il giocatore in una tetra oscurità.

Combattimenti e sequenze animate vengono migliorati da una semplice fisica delle particelle ed effetti alpha che proiettano luce, vivacizzando quest'aspetto del gioco. Profondità di campo bokeh d'alta qualità e motion blur per oggetto aggiungono un tocco cinematografico alla presentazione. Questa combinazione di effetti e modellazione 3D crea una grafica d'impatto che sfrutta l'hardware PS4 per offrire una nuova interpretazione di scenari e personaggi familiari, e allo stesso tempo rimanere fedele al materiale originale.

C'è molta azione su schermo, e ottenere un aggiornamento fluido a 60fps ha richiesto un compromesso, vale a dire una risoluzione nativa di 900p. L'immagine manca quindi della nitidezza associata con i 1080p. Un livello piuttosto basso di filtering anisotropico sfoca poi i dettagli al suolo, e il generoso uso della profondità di campo aiuta a celare gli sfarfallii che altrimenti comparirebbero sullo sfondo. Optare per una risoluzione sub-nativa aiuta a liberare risorse aggiuntive della GPU, utilizzabili altrove. In questo caso, il minor numero di pixel renderizzati permette di avere un aggiornamento spesso stabile a 60fps.

La comparsa di personaggi più grandi e boss ha poco impatto sulle prestazioni, con un occasionale fotogramma saltato in queste scene. L'aggiornamento non è comunque sempre a 60fps, e folti gruppi di nemici abbinati ad effetti alpha hanno ripercussioni sul frame-rate. Il valore minore registrato è poco più di 50fps, che coincidono con alcuni scatti. Questi inconvenienti spariscono comunque presto e l'aggiornamento torna solido. È un piccolo neo, e in queste occasioni i controlli non sono completamente fluidi, ma nulla che intralci veramente l'azione per più di qualche secondo.

In generale, Shadow of the Beast è un titolo interessante: è un remake moderno di un gioco apprezzato dell'era 16-bit, ma gli sviluppatori non hanno lasciato che l'originale limitasse la loro creatività. Invece di ripercorrere sentieri già noti, il team ha preso ispirazione dal primo Shadow of the Beast per proporne una reinterpretazione e dare la sensazione di esplorare uno strano mondo alieno per la prima volta. Merita una citazione anche la nuova colonna sonora realizzata da Ian Livingstone (no, non il fondatore di Eidos), composta da un mix variegato che si adatta agli strani mondi visitati. Tutto ciò è supportato da un gameplay solido che non sembra incompleto come nel primo gioco.

L'alto livello di difficoltà, la combinazione di combattimento e platform e gli scenari familiari incontreranno sicuramente il favore dei fan del primo Shadow of the Beast, ma anche i neofiti lo apprezzeranno. Il sistema di combattimento inizialmente semplice nasconde della profondità, e l'offerta è completata da una grafica d'impatto e un gameplay ben pensato che merita di essere provato da chi vuole un action che renda omaggio all'era 16-bit. Ovviamente è incluso anche l'originale per Amiga, ma va sbloccato: una situazione adeguata, visto il suo impietoso livello di difficoltà.

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