Enslaved: Odyssey to the West

Heavenly Gears of Persia? Sì, grazie! 

La ricetta base di Enslaved è sulla carta piuttosto semplice: prendere Viaggio in Occidente, classico della letteratura cinese di 400 anni fa utilizzato come fonte di ispirazione per manga (Dragon Ball), film e addirittura spettacoli teatrali, e reinterpretarlo liberamente in una cornice post-apocalittica. Aggiungere una dose abbondante di Prince of Persia (il discusso restart del 2008, quello alieno al concetto di Game Over che di fatto finiva per giocarsi da solo) e una spruzzatina generosa ma non troppo di combattimenti da action in terza persona. Condire con un contorno di Unreal Engine 3 e servire ben caldo ai tavoli Sony e Microsoft.

Piatto ricco mi ci ficco o tutto fumo e niente arrosto? Cercando di evitare per quanto possibile la solita, prematura acquolina da hype incontrollato, verrebbe davvero la tentazione di sbilanciarsi convinti sulla prima opzione. Perché pare proprio che i Ninja Theory abbiamo imparato la dura lezione di Heavenly Sword, e che a questo giro l'intenzione sia quella di fare dannatamente sul serio.

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La devastante fisicità delle mazzate di Monkey, combattente brutale ed inelegante, è squisitamente marcata da leggeri spostamenti di camera per ogni colpo andato a segno.

Enslaved: Odyssey to the West è l'epica storia di Trip e Monkey, personaggi molto diversi tra loro ma inesorabilmente legati da un destino comune. L'anno è il 2200 circa e la Terra è stata completamente stravolta rispetto al pianeta che conosciamo oggi: la razza umana si trova sull'orlo dell'estinzione, con soltanto poche migliaia di persone sopravvissute ad anni e anni di guerre batteriologiche su larga scala, e quel che rimane del mondo di un tempo sono soltanto costruzioni in rovina e droidi da combattimento più o meno in standby.

Attenzione però a non aspettarvi il solito scenario da apocalisse cyberpunk tutta ruggine, inverno postatomico e lande dove la devastazione regna sovrana, perché la creatura dei Ninja Theory è fondata su una visione radicalmente differente. Ispirandosi a Miyazaki, Moebius e al per certi versi sconvolgente documentario Life After People>, Enslaved presenta infatti affreschi di un futuro indubbiamente triste per l'umanità, eppure denso di lirismo e di poesia. Un contesto in cui la natura è comunque riuscita a riaffermarsi in tutta la sua incontenibile vitalità, riappropriandosi degli spazi selvaggiamente civilizzati dall'uomo.

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