Istituzioni, massa, pregiudizi: e se la colpa fosse nostra?

PerchŔ forse, in fondo, non Ŕ tutto grigio come qualcuno vuole farlo sembrare...

Sarò rapido e conciso: sono a rotoli.

Non abbiamo dormito per svariati giorni, il mazzo che ci siamo fatti è stato spaventosamente ogni oltre previsione ma, ragazzi, che botta è stata questo Gameland. Una botta a tutto quello che è stato detto e fatto prima, una botta che persino i più ferventi sostenitori della causa videoludica, non avrebbero mai immaginato di poter dare, secondo il mio modesto parere.

Per cominciare però, è il caso di dire come stanno veramente le cose: la chiamata c'è stata, la prima vera chance di far arrivare il nostro messaggio oltre i soliti canali era grande e non è stata sfruttata.

Intendiamoci: "non è stata sfruttata" non significa che le cose non siano andate bene, anzi. "Non è stata sfruttata" è rivolto soprattutto alla industry. Un'industry che, spesso per bocca della stessa stampa specializzata, si ghettizza da sola partendo prevenuta e castrandosi prima ancora di cominciare un percorso che, ficchiamocelo in testa, NESSUNO può cominciare da solo.

Prima di fare cultura, come dicevo nel mio primo editoriale, c'è bisogno di fare informazione.

Prima di giungere all'arrivo, c'è bisogno di un punto di partenza.

Prima di discutere e litigare con personaggi che non sono nel nostro mondo, prima di scagliarsi contro psicologi, istituzioni e casalinghe preoccupate, c'è bisogno di un confronto.

Beh, questo confronto, a Roma, c'è stato, per la prima volta. C'è stato e non sicuramente per merito di un'industry che, chiamata a raccolta, ha declinato gentilmente l'invito. Motivi di budget, le festività, presenze in altre manifestazioni più o meno organizzate che, a livello di rientri, cos'hanno portato?

Niente, questa la risposta. Niente di niente, considerando che continuando a parlare tra noi, nulla e nessuno si smuoverà per molto tempo ancora. Ci interessa la copertura su riviste e siti web frequentati da persone come noi, come voi, che leggono, si informano e sanno? O quel che serve è arrivare altrove? Dentro le case, nelle famiglie, dalle mamme e dai nonni, per esempio.

Ma anche da Confidustria, dagli imprenditori, da tutti coloro che, ignorando la situazione, sono restii a investire in un mercato dal potenziale infinito, che semplicemente nessuno gli ha mai spiegato. Anzi, peggio: ciclicamente qualcuno di loro è stato fregato con relativa terra bruciata per eoni, fino al "pazzo" successivo, pronto a lanciarsi nel buio, spesso solamente in nome di una passione. Passione che, purtroppo, non basta a pagare 70 persone di un team di sviluppo, considerando l'assenza totale di finanziamenti e fondi nel nostro bel paese.

E allora perchè Gameland? Perchè qui c'erano tutti ed erano tutti pronti ad ascoltare, per una volta. Perchè per tre giorni, incessantemente, i telegiornali hanno parlato di noi, della nostra passione, di quella misteriosa realtà nascosta dietro a un monitor che tanto spaventa. E no, non credete a chi vi dice che "è stato già fatto". Per un evento one shot di questo tipo, una copertura mediatica così rilevante non è mai esistita. Mai.

Tanto per essere chiari, questo è quanto il Ministro Meloni, ha dichiarato in occasione della conferenza di presentazione dell'evento:

"Anche io sono una videogiocatrice: mi accanisco in sfide interminabili con i miei amici nei momenti di libertà ed è difficile staccarmi dalla console. Sono realmente lieta che Roma ospiti una manifestazione di così grande portata, in grado di coinvolgere migliaia di ragazzi e la loro passione. Il videogame è stato, così come molte novità di costume e tecnologiche, per alcuni anni demonizzato dalla generazione precedente alla nostra perché si riteneva condizionasse negativamente i ragazzi. Credo che, facendone un uso assennato ed esercitando un adeguato controllo da parte delle famiglie sui giochi più in voga tra i giovanissimi, possa essere un valido intrattenimento ludico. C’è da considerare inoltre che il mondo dei videogiochi ha creato una vera e propria industria: le software house, le aziende produttrici di supporti hardware, le catene di distribuzione e vendita dei prodotti, costituiscono ormai una voce importante dell’economia e dell’occupazione. Il videogame è a tutti gli effetti un fenomeno di massa, che coinvolge giovanissimi, giovani ed ex giovani: mi viene da pensare a quanta strada si sia percorsa dalle piattaforme degli anni ’80 e dello sviluppo inarrestabile di questo settore. Desidero rivolgere il mio saluto agli organizzatori ed a tutti i ragazzi che renderanno allegra e vivace la fiera ed auguro a tutti buon divertimento.

A proposito, a me non piace mai perdere…".

Ora, se volete, ve lo rispieghiamo per bene: Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù e presidente di Azione Giovani, è dalla nostra parte. Le istituzioni, lo sport, la stampa che conta, le famiglie e tutti coloro che solitamente sono schierati "contro" a prescindere, ci hanno teso la mano.

E noi? E i publisher? E la stampa? E gli sviluppatori? Assenti ingiustificati, impegnati altrove in presunti meeting, tagli di pandoro vari e weekend in famiglia. Male, molto male. Significativo il fatto che AESVI, che in un primo tempo aveva gentilmente declinato, ci abbia ripensato poche ore prima dell'apertura della fiera, pretendendo di presenziare alla manifestazione, una volta resasi conto, come tutti dopo 10 passaggi sui maggiori telegiornali per 5 volte al giorno, che "forse" era il caso di esserci (anche se la versione ufficiale, naturalmente, parla di presenza necessaria per scongiurare un errore di forma commesso dall'organizzazione). Un ripensamento postumo, che ha già interessato praticamente tutti. Scommettiamo che il prossimo anno ci sarà la gara per acquistare lo spazio più grande, magari vicino l'area spettacoli, quella più fornita di telecamere e utilizzata per le interviste del prime time?

Anche il MOIGE, dipinto come la piaga da debellare, come il male supremo, non ci è parso così tremendo come lo si è sempre descritto ma piuttosto aperto al dialogo e disposto, per una volta, ad ascoltare e a condividere con noi (e noi, fidatevi, ci stiamo già lavorando) tutta una serie di esperienze e proposte. Qui l'intervista ad Antonio Affinita, il direttore, con il quale abbiamo già intavolato una serie di discussioni che ci porteranno a breve a realizzare qualcosa di veramente importante insieme. Per voi.

La chiusura non può non essere una riflessione, il cui spunto arriva da una dichiarazione di Davide Soliani di Ubisoft, relativa alla presunta mancanza di attenzione nei confronti di un recente incontro tra sviluppatori tenutosi nel milanese:

"...ma le persone che hanno seguito l’evento erano ben di più, oltre le 400. Onore quindi agli organizzatori dell’evento, che sono riusciti a far fare un passo importante all’industria dei videogiochi qui in Italia.

La mia domanda è…ma i giornalisti Italiani dove cazzo erano in tutto questo?... quelli grossi e che hanno veramente tanta voce in capitolo dove si erano infilati? Perchè non si è vista praticamente nessuna copertura pubblicitaria sull’evento? Perchè non ci sono stati fiiumi di articoli? Perchè le più importanti riviste online e cartacee sono rimaste chiuse nei loro ufficietti del cazzo e della merda?

Un grazie invece a tutti quelli che hanno capito l’importanza dell’evento e che vi hanno partecipato. E un grazie ancora alle persone che hanno reso possibile questo evento..."

Dopo aver letto queste poche righe, la mia domanda, automaticamente, diventa questa: ma Ubisoft, così come Atari o THQ o chi per loro, relativamente al Gameland..."dove cazzo erano"?

No perchè l'unico publisher presente, oltre agli stand di "rappresentanza" di Microsoft e Sony, era Black Bean con SBK che però non vale: l'ho portata io quando lavoravo ancora li, come responsabile della comunicazione. Altrimenti non sarebbe venuta neanche lei: c'era anche chi riteneva che non fosse conveniente. Ma dopo 3 minuti al giorno di "esposizione" su tutti i TG, anche in questo caso, è andato tutto stranamente a posto.

No perchè loro, i publisher, al contrario di quel che è successo a noi a Milano, erano stati invitati e la platea era di 25 milioni di italiani ogni giorno, comprese le istituzioni e tutti coloro che, veramente, avrebbero potuto innescare qualcosa di importante, al di là di una bella giornata "tra amici".

C'erano anche i famosi giornalisti "con tanta voce in capitolo" che di copertura, per l'appunto, hanno sommerso televisione, radio, web e carta come mai fino ad oggi.

Parlando di "capire l'importanza di" forse sarebbe il caso di riflettere un istante sul perchè chi si muove, sposta sempre attenzione e risorse verso le stesse persone (generalmente amici o amici di amici) e le stesse situazioni (organizzate generalmente da amici o amici di amici).

Si, direi che è questo ciò su cui si dovrebbe veramente ragionare.

Aloha

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Alberto Belli

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