Mafia II

Si torna in "famiglia"...  

Inutile perdersi in futili preamboli. L’unica domanda legittima dopo aver visto Mafia II in azione è una sola: ci sono concrete speranze che possa competere con quell’immenso capolavoro rappresentato dal primo capitolo? La risposta, miei cari picciotti, è un sonoro “sì.”

2K Czech, ex Illusion Softworks, ha mostrato ben otto anni fa come fosse possibile coniugare una trama degna di una pellicola d’autore con un mondo aperto e liberamente esplorabile. Non stiamo certo mettendo in discussione l’indiscutibile eredità lasciata a suo tempo da GTA III, ma il primo Mafia fu davvero un gioco memorabile, capace di tenere tuttora testa a una moltitudine di recenti produzioni tripla A.

Tutto fu il risultato di una strana alchimia: una ricostruzione storica competente, uno straordinario comparto narrativo, un gameplay calibrato al millimetro e un comparto tecnico di prim’ordine. I ragazzi di 2K Czech hanno atteso a lungo, dovevano ritrovare la formula e riadattarla secondo i dettami odierni. Il peso della fama passata può ovviamente divenire frustrante, ma da ciò che abbiamo visto pare sia stato più un incentivo a migliorare l’eccellente lavoro svolto con il precedente episodio.

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Sigari e riviste osé. Strumenti ideali per un momento di relax…

Mafia II sembra infatti possedere tutti gli ingredienti vincenti che hanno decretato la fortuna del prequel, ma ciò che ci ha davvero convinto nonostante si tratti di un codice non ancora ultimato, è stato il constatare la medesima, splendida atmosfera che caratterizza il brand. Stiamo infatti parlando di un gioco basato sulla mafia, la mafia “vera”, non un branco di delinquentelli emigrati da oscuri paesi dell’Est…

Come tutte le persone di talento, i ragazzi di 2K non si prendono certo troppo sul serio, eppure non possiamo che rimarcare lo splendido lavoro svolto sino ad ora in termini di caratterizzazione dei personaggi. Già dai primi filmati rilasciati abbiamo potuto constatare premesse narrative intriganti e perfettamente in linea con il periodo storico in cui prendono avvio le vicende narrate.

Il giovane Vito Scaletta torna a Empire Bay a seguito di un congedo temporaneo per le ferite riportate in battaglia. Siamo a metà degli anni ’40, la Seconda Guerra Mondiale sta sconvolgendo il mondo intero e il nostro protagonista, come milioni di altri giovani americani, ha dovuto recarsi al fronte e beccarsi una pallottola nazista nel tentativo di debellare il Reich. Grazie all’amico Joe, Vito sarà in grado di ottenere un congedo permanente e restare in patria.

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Ecco come si regolano i conti nel mondo di Vito Scaletta.

È quindi finito il tempo di indossare la divisa dell’esercito ma non quello impugnare pistole e mitragliatrici. Vito si troverà infatti a riscattare un ingente debito del padre defunto: il problema è che quei soldi vanno resistiti niente meno che alla famiglia criminale più potente della città. Eccolo pertanto coinvolto nei più loschi affari di Empire Bay, dove scoprirà (non senza entusiasmo) i diritti e i doveri dell’onorata società.

Le sequenza mostrate dal team hanno messo in luce la grande importanza riservata alla storia, raccontata tramite una regia maledettamente evocativa e non poca introspezione psicologica. Non si tratta tanto di restituire un’istantanea esatta di quel preciso periodo storico, quanto di rappresentare lo spirito di un’epoca, gli atteggiamenti e l’aroma di un tempo ormai trascorso.

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