Majin and the forsaken Kingdom

C'era una volta, secondo Game Republic... 

È davvero curioso come alle volte i videogame finiscano per ispirarsi l'un l'altro con operazioni a metà strada tra la citazione-omaggio e la brutale scopiazzatura barbaramente esplicita. Qualcuno arriva all'improvviso e si inventa una trovata a cui proprio nessuno aveva pensato in precedenza e bam!, tempo zero e si mette in marcia l'esercito dei cloni. Pensate ad esempio alla visuale introdotta da San Mikami in Resident Evil 4, alle geniali dinamiche di Portal o allo Z-targeting di Zelda Ocarina of Time, giusto per citare alcuni notabili casi.

Da qualche tempo a questa parte è tutto un fiorire di coperture (siano maledetti i muretti e il dannato nascondino di Gears of War, ormai inseriti addirittura in Wii Fit Plus!!) e di meccaniche duali tra una coppia di personaggi assortiti e complementari tra loro. Poco importa allora se vi ritroverete a controllare il tizio figaccione che deve proteggere ad ogni costo la schiappa o se finirete nei panni del gracilino scaltramente evasivo: Fumito Ueda, come tutti i grandi maestri del mestiere, ha comunque fatto scuola con l'ermetico Ico prima e con il suggestivo The Last Guardian poi (ed è un dettaglio insignificante il fatto che la cosa più concreta di quest'ultimo sia un video di 4 minuti e 37 secondi risalente ad 11 mesi fa).

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La grafica è purtroppo un mix di alti e bassi, da Jappi che ci provano con la generazione HD: l'impatto globale è buono, i dettagli decisamente meno.

Sulla scia di questo consolidato trend (di cui è rappresentante anche il promettente Enslaved), si inserisce Majin and the Forsaken Kingdom, nuova creatura di quei Game Republic già responsabili dell'intrigante Folklore. La premessa è presto detta: immaginatevi un universo senza tempo, un mondo esotico e misterioso avvolto da un vago alone di magia che di punto in bianco viene stritolato dalla corruzione di una forza oscuramente malvagia. In questo contesto e in circostanze assolutamente fortuite (o ci sarà l'immancabile zampino del destino?), il furbo ladro Tepeu risveglia da un sonno millenario Majin, un orco con un irresistibile faccione da pirla che incarna un po' l'essenza stessa della natura.

Da lì avrà inizio un'emozionante avventura dai toni marcatamente fiabeschi, un viaggio attraverso 5 regni (ciascuno contraddistinto da un particolare colore) volto a distruggere la vischiosa minaccia nerastra e a ristabilire l'ordine naturale delle cose. Un po' (tanto) The Last Guardian, un po' Okami, un po' Prince of Persia, Majin and the Forsaken Kingdom appare come un gioco dal carattere certamente particolare, in netta controtendenza con gli standard tutti adrenalina, combattimenti esasperati e armi a go go tanto in voga oggi.

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