Medal of Honor

Scopriamone di più con Greg Goodrich.

Dopo l'avvento dell'ultimo episodio della serie Modern Warfare in molti pensavano che per i prossimi anni a venire difficilmente qualcuno avrebbe anche solo potuto scalfire il trono del campione d'incassi di ogni tempo. Spettacolare, adrenalinico, la quinta essenza della guerra portata sui nostri monitor, il titolo di Infinity Ward ha letteralmente sbancato il botteghino fin dai primi giorni di presenza sul mercato.

Nonostante ciò, EA evidentemente fa parte della schiera di chi non ama conformarsi ai pareri che vanno per la maggiore (si sa, la massa non sempre ha ragione) e la decisione di dare nuova linfa a un franchise che in molti davano per disperso nelle nebbie dell'oldgame, testimonia la sua volontà di dire la propria all'interno dell'arena degli sparatutto bellici.

L'approccio scelto nello sviluppare il nuovo capitolo della decennale serie di Medal of Honor sembra così testimoniare la volontà del team di riuscire finalmente a coordinare al meglio le esigenze visive di un titolo tripla A con il bisogno di offrire qualcosa di sostanzialmente diverso, nello specifico di più realistico, rispetto a quanto visto in passato. Confrontandoci direttamente con il team non abbiamo quindi potuto fare a meno di apprezzare questa scelta.

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Stando a quanto ci riferisce l'Executive Producer di Medal of Honor, il processo di produzione del gioco ha seguito una strada insolita.

Greg Goodrich, Executive Producer di MoH, parlando dello sviluppo ha infatti ad esempio dissipato fin da subito alcuni dubbi aleggianti sulla bontà dell'engine grafico alla base del loro nuovo titolo: “Fin dall'inizio del progetto il nostro primo obiettivo era di ottenere quanto prima una versione di Medal of Honor giocabile dall'inizio alla fine; questo voleva dire completare in maniera sostanziale la struttura dei livelli e le funzionalità di base previste nel progetto originario, e subito dopo mettersi alla prova per capire quanto ci fosse di buono e quanto invece necessitava di qualche ritocco”.

Posticipare qualsiasi tipo di preoccupazione dal lato estetico ha così permesso agli sviluppatori di testare una sorta di alpha funzionale praticamente in ogni suo aspetto fin dallo scorso dicembre, andando a così ad avere una visione plausibile di quello che sarebbe stato il titolo nella sua versione finale con un discreto anticipo rispetto a quanto solitamente avviene utilizzando un metodo di lavoro ordinario.

I vantaggi di questo approccio sono diversi, come lo stesso Greg ci spiega: “Una volta messe le mani su una versione intermedia da spremere a fondo, sono emersi fin da subito alcuni aspetti che non avrebbero permesso al titolo di raggiungere quella qualità che ci saremmo aspettati. Buttare via quella parte di materiale creato fino ad allora e che non collideva con le nostre idee non è però stato un grande sacrificio, mancando di fatto gran parte del lavoro legato allo sforzo di rendere graficamente adeguato l'intero titolo”.

Il risultato di quest’attenta potatura ha così convinto fin da subito il team, finalmente soddisfatto del convergere della storia, dei dialoghi e in generale di qualsiasi aspetto del loro gioco, verso quella che era l'idea di un videogame che fosse la migliore esperienza possibile per tutti i fan della serie di Medal of Honor.

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Riguardo l'autore

Roberto Bertoni

Roberto Bertoni

Redattore

Proveniente dalla ridente Brianza, è cresciuto a pane e Amiga. Ama inoltre in maniera viscerale il retro, ma solo videoludico. Piatto preferito: pollo con la carrucola in mezzo.

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