Metroid Dread - recensione

Nintendo chiude l'odissea iniziata da Samus su NES nel 1986!

Metroid è una di quelle saghe che hanno fatto la gloria di Nintendo. Il primo gioco vide la luce su NES nel lontano 1986 e allora nessuno immaginò quanto potenziale avrebbe avuto.

Da allora sono arrivati nuovi capitoli e spin-off nel corso dei decenni e delle generazioni di console, giochi dal concept talmente brillante da aver contribuito a creare un genere specifico di videogiochi, i cosiddetti metroidvania.

Con questo termine si intendono titoli votati all'esplorazione libera e all'azione in livelli bidimensionali a scorrimento, in cui nuove aree vengono sbloccate man mano che si progredisce con la storia e si acquisiscono nuove abilità che consentono poi di ritornare a completare aree già visitate ma con sezioni precedentemente precluse.

Sebbene Metroid sia passato alle tre dimensioni su Gamecube con Prime, la serie principale con la sua linea narrativa è rimasta attiva e in sviluppo per molto tempo. Metroid Dread arriva così su Nintendo Switch come sequel diretto di Metroid Fusion, ovvero l'ultimo capitolo della storia principale, uscito nel 2002 su Game Boy Advance.

Ma come mai vediamo un sequel giungere dopo quasi 20 anni? Beh, in realtà il producer Yoshio Sakamato ha tentato almeno un paio di volte a lanciare il seguito di Fusion ai tempi del Nintendo DS. L'idea di base consisteva in un alone di paura di sottofondo, con Samus costantemente braccata da un pericolo incombente.

Per via dei limiti tecnici del DS, però, il titolo non riuscì a mettere in pratica in maniera convincente le idee del team, e così nel 2008 il progetto fu congelato, salvo poi essere ripreso e riportato in luce grazie alla collaborazione coi talentuosi MercurySteam, che si erano fatti apprezzare nel 2017 con il remake per 3DS del gioco per gameboy Metroid: Samus Returns.

E così, mentre tutti aspettavamo senza molte speranze notizie su Metroid Prime 4, che è in sviluppo da quattro anni senza praticamente alcun progresso, all'E3 2021 Nintendo ha mostrato a sorpresa Metroid Dread, titolo bidimensionale per Nintendo Switch in arrivo questo autunno. Uno sviluppo così rapido è stato possibile in gran parte perché le idee di base erano già pronte da tempo, e MercurySteam ha sfruttato gran parte delle abilità maturate con il gioco per 3DS.

In Metroid Dread la rinomata cacciatrice di taglie intergalattica Samus Aran è chiamata a investigare su una possibile minaccia segnalata sul pianeta ZDR: la Federazione Galattica ha il sospetto che la minaccia del parassita X, che si credeva estirpato durante gli eventi di Fusion, possa essere ancora attiva.

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Le ambientazioni sono splendide, come nel caso di questi fondali animati con raggi di luce che creano ombre dinamiche.

Prima di Samus, sul pianeta vengono inviati anche sette robot E.M.M.I. (Esploratori Mobili Multiforme Interplanetari), ma la Federazione ne perde quasi immediatamente il controllo. Arrivata sul pianeta ZDR, Samus scopre che un'oscura forza ha soggiogato i potenti robot, deputandoli a invincibili sentinelle col compito di sorvegliare varie zone e distruggere qualsiasi ospite indesiderato, Samus compresa.

Come succede in qualsiasi gioco di Metroid, all'inizio dell'avventura Samus perde tutte le sue armi e l'equipaggiamento e quindi anche le strabilianti capacità. Per questo motivo, la nostra eroina può contare inizialmente solo sul cannone base, su una quantità limitata di missili e sulle sue abilità acrobatiche.

Il gameplay è quello di sempre, quello che i fan della serie conoscono e apprezzano, ovvero un misto tra plaforming e action a scorrimento. L'azione stavolta è però molto più fluida. MercurySteam aveva già introdotto la possibilità di mirare a 360° nel gioco per 3DS, ma lì risultava macchinosa e rallentava l'azione. Adesso invece è possibile mirare durante il movimento con l'analogico destro. Questa meccanica, insieme all'utilissimo attacco melee, rende il combattimento più fluido e dinamico, e si può adottare un approccio offensivo senza rischiare la troppo la pelle, come invece accadeva in passato.

Ciò non vuol dire che le meccaniche classiche siano state rivoluzionate o snaturate. Le varie stanze sono esattamente come i fan le ricordano. Niente orde di nemici da affrontare in contemporanea: le creature ostili sono sempre poche per ogni location, ma estremamente insidiose, ognuna di esse con le sue tecniche di attacco peculiari che richiedono sempre una discreta attenzione.

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Gli E.M.M.I. sono più veloci e più potenti di noi. L'unica salvezza sta nella Copertura Spettro, sperando non si esaurisca l'energia...

La più grande novità, ed è anche quella che caratterizza l'intero gioco, è la minaccia degli E.M.M.I. Quando incontreremo uno di questi temibili robot, le nostre capacità offensive saranno totalmente inefficaci. Nessuna delle nostre armi e tecniche sembra funzionare e, a differenza delle altre creature ostili, questi robot ci inseguiranno per più stanze, sfruttando i loro sensori che rilevano ogni vibrazione dell'aria e percependo dunque i nostri movimenti. Il che induce nel giocatore un sentimento di ansia.

Braccati da questi robot si comincia quindi a scappare cercando una via di fuga, ma il tempo è poco e il margine di errore prossimo allo zero. Un solo salto sbagliato, un varco chiuso o una porta a cui non abbiamo accesso, e ci troviamo spalle al muro contro l'E.M.M.I, che ci immobilizza sferrando un colpo letale.

Quasi sempre questo equivale al game over, anche se c'è una piccolissima probabilità di salvezza: è possibile eseguire un contrattacco prima che il nemico sferri il colpo letale, ma la finestra temporale è veramente ridotta e in più l'animazione dell'attacco non è quasi mai la stessa, quindi è pure improbabile memorizzare le tempistiche. In pratica, non vi si può fare affidamento.

L'E.M.M.I ci insegue per tutta la sua zona di sorveglianza, che è immediatamente riconoscibile dall'attivazione di uno speciale filtro cinematografico e dall'angosciante colonna sonora che aggiunge non poca tensione all'azione. La percezione che si ha durante questi inseguimenti è proprio quella di paura, ovvero "dread" in Inglese. Queste sezioni spezzano il ritmo classico di Metroid aggiungendo adrenalina e azione, e adattando il gameplay agli standard moderni.

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Un'immagine che sa di déjà vu. Nonostante le innovazioni, i fan storici si sentiranno a casa.

Gli E.M.M.I. però non sono invulnerabili. Possono essere distrutti sfruttando la potenza del Raggio Omega di Samus. Quest'arma si può ricaricare assimilando l'energia di boss e miniboss una volta sconfitti, ma la carica è valida per un solo utilizzo, costringendoci nuovamente ad un ruolo passivo nei nuovi incontri con gli altri robot rimasti sul pianeta.

Man mano che progrediremo nell'avventura troveremo potenziamenti che ci aiuteranno nell'esplorazione ma anche nelle sezioni di inseguimento. Ad esempio la Copertura Spettro permette di diventare invisibili per un breve lasso di tempo, perdendo però rapidità nei movimenti. Questa tecnica diventa fondamentale per sfuggire ai sensori degli E.M.M.I ma è anche utile ad aprire le porte all'interno delle stesse zone.

Un altra novità per quanto riguarda i potenziamenti è il Magnete Aracno, che ci permette di appenderci a muri e soffitti con superfici particolari e di conseguenza, una volta acquisito, ci dà accesso a nuove sezioni. Per chi non avesse mai giocato a Metroid o a un metroidvania, l'esplorazione funziona in questo modo: man mano che andremo avanti, troveremo porte bloccate, dirupi invalicabili o passaggi troppo stretti, ed è perfettamente normale. Sono sezioni che potremo affrontare e superare tornandoci coi nuovi potenziamenti.

Ad esempio la Morfosefera (potenziamento storico della serie) ci permetterà di rotolare come una palla e insinuarci in cunicoli strettissimi, mentre il Raggio Energia permetterà di caricare un colpo per scardinare determinati tipi di porte o altri ostacoli.

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Ma non ci sono solo i robot come minacce da affrontare….

Il pianeta su cui si trova Samus è tutt'altro che ospitale. Troviamo aree prossime a vulcani in eruzione in cui non è possibile resistere per più di qualche secondo senza una nanotuta che protegga dal calore, mentre altre aree con temperature siderali hanno come requisito una nanotuta che protegga dal freddo. La componente platforming è ben calibrata e richiede un certo tipo di impegno per eseguire alcuni salti, effettuare scivolate col giusto tempismo e trovare una via di fuga nei momenti più rischiosi.

Le sezioni in cui non siamo preda ma cacciatori sono più ragionate, anche se i pericoli sono sempre dietro l'angolo. L'avanzamento non è sempre così scontato e lineare: ci sono puzzle da risolvere, interruttori da attivare e azioni da compiere col giusto tempismo. Può capitare di bloccarsi per qualche mezz'ora in cerca dell'intuizione giusta per superare determinati ostacoli.

Fortunatamente, in determinate stanze abbiamo a disposizione Adam, un'intelligenza artificiale che ci dà dei consigli su come procedere, su come affrontare gli E.M.M.I. e come usare i nuovi potenziamenti acquisiti. Se però dovesse capitare di rimanere ugualmente bloccati, conviene calmarsi, ragionare e analizzare bene ogni stanza o area già visitata: a volte basta distruggere un muro finto e si aprirà un varco.

Alla fine di ogni area incontriamo un boss. Evitandovi spoiler, possiamo però anticipare che non mancano creature già viste nei capitoli precedenti, né spaventosi mostri che ci sovrastano in dimensioni e peso, riempiendo intere stanze con la loro mole. La loro difficoltà è ben calibrata: è inverosimile superarli al primo tentativo, ma dopo un po' si riesce ad apprendere la tecnica giusta che, bisogna dirlo, non è mai banale né riciclata da altri boss.

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Il Magnete Aracno è una novità per la serie: ci permette di superare sezioni altrimenti impossibili.

Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, Metroid Dread è davvero ben fatto. Le ambientazioni sono estremamente curate, i poligoni smussati e le texture di buona qualità. I fondali sono quasi sempre animati e danno l'illusione della profondità. Le fonti di luce generano ottimi riflessi e ombre dinamiche. Nonostante lo sviluppo sia figlio di progetti nati su console di precedenti generazioni, tutto il sistema d'illuminazione e le texture sono completamente rifatti da zero per sfruttare appieno l'hardware di Switch.

Il gioco gira a 60fps fissi sia in modalità TV che tablet. Nintendo non ha fornito dati sulla risoluzione interna ma, analizzando bene le immagini, sembra nativa 720p su tablet e 1080 in modalità TV.

Il fantastico schermo di Switch OLED rende pienamente giustizia allo sforzo degli sviluppatori, aiutando a generare neri profondi e variazioni di colore che sarebbero impossibili sullo schermo di Switch standard e Lite. Su tablet tutto appare chiaro e definito, non si fatica a scorgere i dettagli più minuziosi e l'esperienza è quindi equivalente a quella che si ottiene collegando la console su grande schermo, con in più però il grosso vantaggio di giocare comodi sul letto o ovunque si vada. La console OLED, con cui abbiamo testato il gioco, non scalda per niente durante il gameplay e la batteria sembra davvero infinita, forse anche per via dello stile artistico molto tetro.

La colonna sonora è perfetta, decisamente adatta a un gioco di Metroid. Con i suoi cambi di ritmo aiuta a coinvolgere maggiormente il giocatore e a rafforzare le sensazioni di ansia e paura durante gli inseguimenti, e di mistero nell'esplorazione di nuove aree; non mancano poi le classiche melodie che i fan non faranno fatica a riconoscere, seppur riarrangiate.

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Di tanto in tanto troveremo queste statue che ricaricano vita e armi. Riducono decisamente la difficoltà rispetto ai capitoli precedenti.

Il gioco supporta anche i nuovi amiibo lanciati per l'occasione. Oltre a essere dei bellissimi pezzi da collezione, le due action figure attivano potenziamenti che aiutano nel gioco. In particolare, la statuetta di Samus aggiunge una barra di energia permanente, mentre quella dell'E.M.M.I. aumenta la capienza dei missili.

Metroid Dread è un gioco veramente emozionante, nel vero senso della parola. Le ambientazioni sono decisamente suggestive e variano molto da una zona all'altra. Esplorare il pianeta ZDR è veramente un'esperienza che offre un mix di azione, avventura, meccaniche stealth, survival e platforming.

Metroid Dread è un metroidvania purosangue ma con in più queste dimensioni aggiuntive che vanno ad arricchire l'esperienza. Più si va avanti e si scoprono retroscena sulla storia e si sbloccano nuove armi e potenziamenti, e più si ha voglia di giocare. Si potrebbe assimilare a un thriller che tiene col fiato sospeso, che inquieta e a volte angoscia ma da cui non ci si riesce a staccare.

Il team di sviluppo è stato bravo nel saper creare un gioco che abbia il vero sapore di Metroid ma che allo stesso tempo riesca a innovare la serie senza snaturarla. Tutti i nuovi elementi introdotti sono brillanti e funzionali, non ci sono novità che facciano storcere il naso ai puristi della serie. Sebbene Dread rappresenti il capitolo conclusivo della serie iniziata su NES e rimasta in sospeso nel 2002 con Fusion, il titolo è perfettamente adatto ai nuovi giocatori, grazie a un bel riassunto degli eventi precedenti proposto a inizio gioco.

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Il raggio triplo è un potenziamento sbloccabile per il cannone base, ma ha anche un'altra funzione importante..

Le nuove meccaniche rendono Metroid Dread uin po' meno metroidvania e un po' più action. La componente horror attirerà sicuramente un'altra fetta di pubblico in cerca di forti emozioni e il risultato è che si tratta di un gioco realmente adatto un po' a tutti. Se poi siete amanti del genere o addirittura fan della serie, si tratta di un gioco da avere assolutamente nella vostra libreria.

Ci siamo veramente sforzati ma non abbiamo trovato un solo difetto a Metroid Dread. Non sarà il Prime 4 che molti aspettavano, ma non ne fa sentire assolutamente la mancanza. Del resto Metroid è nato in 2D e forse è questa la dimensione che rende più giustizia alla serie. Non possiamo quindi che consigliarlo caldamente.

9 /10

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