Outer Wilds: Echoes of the Eye - recensione

Una delle più belle esperienze indie di sempre si espande con uno splendido DLC.

Spesso è difficile rimanere lucidi quando si parla di Outer Wilds. Ogni volta lo facciamo quasi controvoglia, e dopo diversi minuti trascorsi a decantare le qualità del titolo di Mobius Digital, finiamo inevitabilmente col trovarci di fronte ai portoni delle case citofonando a completi sconosciuti, ansiosi di raccontare quanto sia bello ed avvolgente il viaggio nel sistema solare del nostro piccolo esploratore di Cuore Legnoso.

La stima e la considerazione di cui Outer Wilds gode è assolutamente meritata, e curiosamente non ha origine nei diversi premi che il gioco si è portato a casa col passare degli anni. Certo, le numerose nomination ai Game Awards e ben tre BAFTA vinti in una sola edizione rappresentano una bella pubblicità, ma la creatura di Mobius Digital è tuttora sconosciuta alla stragrande maggioranza dei videogiocatori, mentre circola e si diffonde attraverso il passaparola come quei VHS bootleg degli anni '90 che diventavano dei cult senza nemmeno aver mai sfiorato una sala cinematografica.

In tempi non sospetti, anche noi avevamo provato a catechizzarvi con un video sul canale YouTube di Eurogamer Italia, spiegandovi perché dovreste assolutamente giocare Outer Wilds. L'opera di Mobius Digital, che all'apparenza si inserisce nel prolifico filone dei videogiochi sull'esplorazione spaziale ed è potenzialmente non troppo diversa da titoli come No Man's Sky, non ha invece nulla a che vedere con questa categoria e ne prende le distanze grazie a un game design straordinario, che ci vede intrappolati in un loop temporale mentre tentiamo di salvare un piccolo sistema solare dall'esplosione della sua stella.

L'occasione perfetta per un primo approccio ad Outer Wilds, o per tornare ad esplorarne i cieli, è rappresentata da Echoes of the Eye, il primo DLC del gioco che allarga l'avventura del nostro esploratore con una nuova missione che si colloca all'interno dello stesso loop temporale del gioco base, ma che coinvolge un'ambientazione del tutto inedita e a dir poco ispirata.

L'inizio del DLC combacia quindi con quello dell'avventura principale (vi consigliamo di caricare un nuovo salvataggio), ma la storia segue tutt'altri binari e si espande a partire da un unico, semplice indizio, legato alla presenza di una nuova esibizione nel museo di Cuore Legnoso. La mostra ripercorre le vicende del satellite appena lanciato nello spazio profondo dal programma spaziale teporiano, che avrebbe lo scopo di fotografare e mappare il sistema solare locale per fornire agli astronauti tutto il supporto di cui hanno bisogno.

La strumentazione del satellite sembra aver catturato l'immagine di una peculiare eclissi, che non è riconducibile a nessuno degli altri corpi celesti che popolano il sistema. Da queste premesse si espande una storia densa di colpi di scena che ci porterà ad esplorare i segreti dello Straniero, un gigantesco pianeta artificiale ben più vasto di qualsiasi altro pianeta di Outer Wilds, e di cui non vi parleremo approfonditamente per permettervi di vivere l'espansione con lo stesso senso di meraviglia che ha caratterizzato le nostre prime ore di gioco.

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Tutto inizia da un semplice indizio, una nuova esibizione all'interno del museo di Cuore Legnoso.

Come accadeva nell'esperienza originale, in Echoes of the Eye non c'è l'ombra di un quest log o di indicatori di sorta, poiché tutto è affidato all'intuito e alla curiosità del giocatore che è costantemente chiamato a seguire ogni minima traccia che Outer Wilds concede, mettendo insieme i tasselli di un mistero che coinvolge anche qui le origini e la natura dell'Occhio dell'Universo.

I puzzle non sono particolarmente complessi ed intricati, ed è invece la capacità d'osservazione del giocatore ad essere messa alla prova, insieme alla sua abilità nell'unire gli indizi che sono posti a consumo di una progressione che si svolge tutta all'interno della nostra mente, dal momento che non si accumulano potenziamenti od oggetti in grado di sbloccare nuovi percorsi d'investigazione. Ogni 22 minuti la stella al centro del sistema solare di Outer Wilds esplode in una spettacolare supernova, il ciclo ricomincia, e a sopravvivere saranno solo le informazioni che siamo stati in grado di accumulare fino a quel momento.

Questo meccanismo caratterizza anche tutto l'arco narrativo di Echoes of the Eye, che mantiene inoltre una delle caratteristiche in assoluto più interessanti del gioco base. Nell'economia di un'esperienza come Outer Wilds il concetto del tempo è centrale, e durante lo stesso loop il mondo di gioco cambiava dinamicamente col trascorrere di ciascun secondo. Anche lo Straniero mantiene questa brillante proprietà, alterando la sua superficie man mano che ci si avvicina allo scoccare del ventiduesimo minuto.

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Non verremo subito gettati all'esplorazione della nuova ambientazione: in pieno stile Outer Wilds, ogni progresso deriva dal nostro intuito.

Ciò rende ogni ciclo diverso dal precedente, ed espande esponenzialmente i percorsi d'esplorazione che il giocatore può imboccare: un'area densa di indizi può diventare in fretta del tutto irraggiungibile per tutta la durata del loop, mentre altre si aprono alla curiosità del cosmonauta a qualche minuto dall'esplosione della stella.

Se tutti gli enigmi di Echoes of the Eye si rivelano particolarmente semplici, gli indizi utili a risolverli sono invece molto ben nascosti all'interno dell'ambientazione. Il risultato di questa equazione ludica è che la vera chiave di volta per arrivare in fondo al mistero del pianeta artificiale è l'esplorazione, esaltata dallo splendido level design di cui gode Lo Straniero. Non ci aspettavamo niente di meno dando uno sguardo agli altri pianeti realizzati da Mobius per Outer Wilds, ma dobbiamo ammettere che con quest'espansione lo studio si è davvero superato, costruendo centimetro per centimetro una stazione spaziale colma di percorsi e passaggi tutti collegati tra loro.

Percorrendo le sale dello Straniero, siamo però arrivati a una svolta, la stessa che avevamo provato in passato con i Nomai, e che forse è il vero motivo per cui l'opera di Mobius Digital risulta così preziosa e inestimabile. All'inizio eravamo spinti dalla curiosità, che può essere un sentimento immaturo e puerile, infiammati dalla voglia di risolvere un mistero e di arrivare alla fine dell'investigazione. Loop dopo loop, ci siamo resi conto che a muoverci era invece una sottile ma palpabile deferenza verso un'antica civiltà, ci siamo scoperti ansiosi di scoprirne le sorti e la cultura, gli usi e i costumi, in un'avventura che prima di ogni altra cosa era rivolta ad arricchire noi stessi con le storie ed i racconti di un popolo dimenticato. Come in un viaggio. E cos'è un astronauta, se non un viaggiatore?

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I segreti dello Straniero sono più oscuri di quello che qualcuno potrebbe immaginare.

Outer Wilds: Echoes of the Eye è un'espansione fantastica, che proseguendo sulla stessa falsariga impostata dal gioco originale, permette di percorrere un viaggio fatto di meraviglia, di mistero, di tristezza e di sollievo, intrappolati in un loop temporale che ci vedrà svelare i segreti più arcani del sistema solare.

È un'esperienza imperdibile per chi ha apprezzato l'esperienza originale, non solo poiché ne mantiene struttura e fascino, ma anche perché qui la magia è ancora più forte, ancora più intensa. Se invece vi trovaste a leggere queste righe senza aver mai nemmeno avviato Outer Wilds, è il caso di rimediare immediatamente al vostro peccato originale e di lanciarvi subito alla scoperta del cosmo. Non avete più scuse, e vi state perdendo qualcosa di unico.

9 /10

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Gianluca Musso

Gianluca Musso

Redattore

Si è appassionato ai videogiochi grazie al capolavoro Monkey Island, oggi massacra NPC nei GDR Bethesda. Qualcosa dev'essere andato storto!

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