Red Steel 2 • Pagina 2

La prima sorpresa del 2010? 

Sulle note di una soundtrack in stile Morricone dagli occhi a mandorla, vi ritroverete così a esplorare location dal carattere unico, passando da giardini zen rivisti in chiave tecnologica a colorate metropoli che ricordano un surreale e polveroso incrocio tra una Shibuya del 2100 e il New Mexico della cara, vecchia Frontiera. Nel mentre non mancheranno chiaramente reiterati incontri tutt'altro che amichevoli con nemici concepiti bene e animati meglio (il character design è assolutamente degno di nota per eleganza e ricercatezza degli avversari) e spassose sequenze dal mood non troppo serioso.

Il reale cuore di Red Steel 2 è comunque innegabilmente legato a doppio filo con il peculiare sistema di controllo: siamo più che mai al cospetto di un prodotto pensato e costruito su misura attorno al MotionPlus, e visto il ricchissimo antipasto offerto dal Kendo di Wii Sports Resort le aspettative nei confronti di questa produzione parigina non possono non essere elevate (e come tali non sarà tollerata un'altra debacle come nel caso del primo Red Steel...).

Niente paura ad ogni modo: le ingessatissime spadate scriptate dell'originale sono soltanto un vago incubo destinato a essere presto dimenticato (a detta di VandenBerghe gli sviluppatori sono stati i primi a rendersi conto della sconcertante scarsità del primo episodio) e stavolta si fa decisamente sul serio.

Preparatevi innanzitutto ad agitarvi e a sudare come si deve: Red Steel 2 è infatti un videogame viscerale e compiaciutamente dinamico che cerca di avvalersi il meno possibile di mezzucci e scorciatoie nel simulare il brutale impeto dei duelli all'arma bianca. Finirete dunque per combattere sul serio in un coinvolgente tripudio di fendenti, affondi e parate reali in grado di veicolare come mai prima d'ora tutta la fisicità della spada (al punto da rendere per la prima volta discretamente fastidioso il filo che lega Wiimote e Nunchuck).

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Un primo piano dell'eroe, personaggio di pochissime parole ma di parecchi fatti.

Non aspettatevi comunque movenze inconsulte che non sfigurerebbero nel bel mezzo di un esorcismo o forsennati mulinelli con le braccia degni di un hardcore kid allo stato brado: per evidenti motivi di gameplay la libertà dei colpi c'è e rimane una manifesta priorità, anche se il tutto è stato in qualche modo vincolato a meccaniche prestabilite.

La logica di base sarà allora quella di indebolire i nemici a suon di combo e slashate, per poi giustiziarli con coreografiche finisher da eseguire seguendo i movimenti indicati a schermo (con ovviamente le armi da fuoco a fare più che da contorno, in una serratissima alternanza di attacchi vicini e lontani a dir poco entusiasmante).

E qui si arriva alla questione cruciale di Red Steel 2: per evitare di ridurre i combattimenti a poco più che mere smanacciate frutto della pura casualità, l'appassionante brawler in prima persona di Ubisoft è stato strutturato prevedendo una curva di apprendimento decisamente ripida e tortuosa, con una lunga serie di tutorial rigorosamente obbligatori cammuffati sotto forma di semplici missioni.

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