The Eternals Recensione: Da Babilonia al Blip

Il destino giace sulle ginocchia degli dei.

Chloé Zhao è una giovane regista di origine cinese che ci ha dato film come The Rider e Nomadland, e per questo film ha vinto anche un Oscar. A sorpresa passa adesso alla regia di un progetto fantasy, e per di più all'interno dell'Universo Marvel, che concede ben poca libertà d'azione. Con grande interesse e curiosità abbiamo atteso quindi questo nuovo film, che si propone "di ridefinire il Marvel Cinematic Universe" (siamo al ventiseiesimo film e al terzo della fase 4), mettendo in scena il gruppo degli Eterni, eroi nati nel 1976 nel fumetto di Jack Kirby.

Gli Eternals, creature dotate di poteri sovrumani, create dal Celestiale Arishem, un antico dio, gigantesca creatura stellare che parla con la classica "vociona da Dio", sono stati messi sulla Terra per garantire la sopravvivenza del genere umano. Non possono intervenire fuori tempo (sì al suggerimento dell'uso dell'aratro, per dire, ma non a un motore a vapore nella stessa epoca), non possono impedire guerre e stragi, però difendono gli uomini dai feroci Devianti, belve orride e spietate. Buoni e Cattivi, insomma, come sempre, a confrontarsi mentre l'umanità brulica impotente in mezzo ai combattimenti. Ma a chi fa comodo una situazione del genere, che senso ha continuare a proteggere questa debole e litigiosa specie con una serie di eterne scaramucce, quando volendo in un colpo solo il grande Demiurgo potrebbe risolvere ogni problema?

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Un vero Endless Love.

Nei millenni il gruppetto ha stretto relazioni di diversa intensità, sono nate amicizie e amori. Uno specialmente, quello fra Sersi e Ikaris (Richard Madden), il più potente, una specie di "Superman senza mantello", empatica e compassionevole lei, uso a ubbidir tacendo lui. Il tempo li ha allontanati e ritroviamo oggi Sersi a Londra, impegnata in una relazione con un simpatico professore umano (Kit Harrington), affiancata dalla ragazzina Sprite.

Ma una serie di eventi drammatici li ributta in una mischia che ricorda tante lotte del passato, che veniamo condotti a visitare viaggiando attraverso i secoli, per renderci conto delle origini dei personaggi, dei loro meccanismi interni ed esterni. Il gruppetto si dovrà riformare, alcuni hanno infatti preso una strada normale, come comuni mortali, mettendo su famiglia, diventando imprenditori di se stessi. Alcuni di loro si sono proprio "umanizzati" dopo tante migliaia di anni a contatto con la nostra razza (incredibile e misterioso come riusciamo a fare danni se frequentati a lungo).

Dopo le "espansioni" verso la Russia con l'infanzia di Black Widow e verso l'Oriente di Shang-Chi, qui fin dalle prime parole introduttive che scorrono sullo schermo, siamo in una direzione mitologica, quasi Scontro fra Titani (e un po' ci preoccupiamo). Si deve arrivare a più di un'ora e mezza di film, dopo diverse lunghe "spieghe", per cominciare a provare un minimo interesse verso quanto sta succedendo, a capire quali saranno i temi portanti che provocheranno lo scontro finale. Perché si svela un piano divino e i ruoli di tutti andranno riletti in base a questa rivelazione e arriveranno inganno, tradimento, rovelli morali, dubbi e amore e morte ovviamente, temi più "adulti" e più interessanti. Segue scontro finale. Due stuzzicanti scene nei titoli di coda.

Richard Madden si incrocia con il rivale umano Kit Harington, e così i due si ritrovano insieme dopo Game of Thrones. Le due dive famose sono Angelina Jolie (Thena, sprecata e come leggermente fuori cast) e Salma Hayek, quasi sacrale vestale del gruppo. La sordomuta Makkari è Lauren Ridloff. Il personaggio più intrigante a nostro parere è Druig, affidato all'ottimo Barry Keoghan. Tante battutine per l'indiano Kingo (Kumal Nanjiani che era in Silicon Valley). Simpatico l'ormai umanizzato Phastos di Brian Tyree Henry (protagonista di un casto bacio gay). Che è permeato di amore famigliare, così come la tanto chiacchierata "scena di sesso" è castissima.

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Kingo, un indiano leggermente macchiettistico.

Chloé Zhao si mette alla prova con una macchina gigantesca, che forse solo qualche anno fa mai avrebbe immaginato di poter governare, sotto il controllo di una Major, di un marchio sacro e di Kevin Feige, dieci nuovi personaggi da scrivere per introdurli come ulteriore elemento per espandere un universo che forse sarebbe più accettabile in formato di serie tv. Ma mette in banca e forse pensa al prossimo progetto indipendente che farà grazie a questi dollaroni.

Mai come in questo proseguimento della Fase 4 siamo dubbiosi, siamo pure poco interessati (ma si tratta di sentimenti squisitamente soggettivi), per niente avvinti per il momento dalle avventure di questo nuovo gruppo e nessun personaggio (o l'attore chiamato a interpretarlo) ci ha conquistato. Solo il mite Professore ci suscita qualche curiosità, specie dopo l'ultimissima scena sui titoli di coda. Ma ci poniamo in paziente attesa di un seguito, mentre più vivace è l'aspettativa nei confronti del prossimo film della Fase 4, Doctor Strange in the Multiverse of Madness, grazie alla caratura del personaggio. Siamo gratuitamente nostalgici del passato? No, aspettiamo solo di essere di nuovo conquistati.

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