The Guilty - recensione

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Labili sono i confini della Giustizia, checché ne dicano i regolamenti, con le leggi che pensano di definire, irreggimentare ogni variante del comportamento umano, e di conseguenza sanzionare con precisione ogni errore, ogni deragliamento, ogni colpa. The Guilty è il titolo del bel thriller distribuito da Netflix, che arriva a farci interrogare, a seminare dubbi. Conosciamo Joe Baylor mentre è al centralino del 911, a raccogliere e smistare tutte le chiamate di soccorso. Dopo pochissimo capiamo che l'uomo era un agente su strada e soffre il demansionamento dietro una scrivania e che qualcosa di pesante è avvenuto, per ridurlo così, teso e sull'orlo di una crisi. Nella lontananza alienante dalle emergenze vere e fittizie che lo investono, gli viene richiesta la capacità di setacciare, distinguere, catalogare i casi.

Con rassegnata cupezza Joe uomo assolve il suo compito, con freddezza professionale, con il dovuto distacco. Finché prende una telefonata che poco alla volta lo coinvolge sempre più. Una donna lo chiama da una macchina, è stata sequestrata dal marito che la sta portando chissà dove, ci sono figli abbandonati in una casa, chissà dove, ci sono pochi indizi per trovarla, per evitare che la faccenda degeneri in tragedia. In Joe si risveglia il detective, gli addetti cui si rivolge si prendono carico della situazione ma lo invitano a lasciare che siano loro ad occuparsene da lì in avanti.

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Un intenso Jake Gyllenhaal è il protagonista assoluto.

Lui però continua a cercare, lo schermo del computer localizza le chiamate, aiuta nel risalire a targhe e indirizzi. Nelle sue orecchie solo rumori di fondo, altri centralini, altri uffici, e la donna che lo richiama e i suoi pianti e la figlioletta disperata e il marito deciso a non fermarsi e il traffico e le porte e le portiere che sbattono. Bloccato dietro la scrivania, non può abbandonare la postazione, si chiude in un ufficio, sfora il turno, viene richiamato dal capo, guardato con sospetto dai colleghi.

Ma lui indaga, scopre dettagli, che comunica alle volanti esterne, soprattutto si lascia coinvolgere sempre più e diventa attore dell'azione in corso, convinto di avere il polso della situazione. I regolamenti glielo vieterebbero ma il suo spirito di poliziotto gli fa mordere il freno. Dal suo ufficio Joe sembra entrare nella realtà, o in quella che gli fa vedere la percezione che ne può avere. Chi ha ragione, chi ha torto, nel dramma che si sta consumando dall'altra parte dei cavi telefonici, e soprattutto Joe ha agito bene o male? Chi alla fine sarà il colpevole?

The Guilty è il remake fedele di un film danese del 2018, a suo tempo selezionato per concorrere agli Oscar come Miglior film in lingua straniera. Se altre volte, in occasione di rifacimenti made in USA di riusciti film stranieri, avevamo lamentato un appesantimento dei toni, come si volessero aggiungere più grassi e spezie a un piatto semplice e ritenuto non adatto al palato americano, questa volta l'appunto non si può fare perché la sceneggiatura originale (di Gustav Möller ed Emil Nygaard Albertsen) era così perfetta che Nic Pizzolato, uomo al quale dobbiamo True Detective, l'ha lasciata tale e quale, senza incrementare nulla, solo aggiornandola allo spostamento dalla Danimarca delle tempeste di neve alla California degli incendi estivi.

Anche la regia di Antoine Fuqua, spesso più enfatica e melodrammatica, è sobria e rispettosa dell'originale, tutta in interni, centrata sui primi piani del protagonista. Che qui è il ben più carismatico e bravo Jake Gyllenhaal. Gli altri attori, solo voci nell'etere, sono Riley Keough, Peter Sarsgaard ed Ethan Hawke.

The Guilty vi piacerà se non avete visto l'originale, perché è un ottimo thriller che si guadagna un posto d'onore nella categoria film "telefonati" (Locke, Cellular, In linea con l'assassino, Buried), nel senso che la narrazione si sviluppa esclusivamente grazie a una conversazione ai due opposti dell'apparecchio inventato dal nostro Antonio Meucci. Nel caso aveste visto l'originale, non vi potrà purtroppo sorprendere, ma si farà apprezzare per l'interpretazione di Jake Gyllenhaal, che regge tutto il film sulla sua faccia. Stringato ansiogeno, appassionante fino a tre quarti, The Guilty viene poi arricchito da un ulteriore colpo di scena che fa comprendere fino in fondo il titolo e il dilemma di cui dicevamo. Chi salva una vita salva se stesso?

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