Per anni i videogiochi hanno invidiato i film. Ora vogliono crearli - editoriale

La tecnologia dietro a The Matrix Awakens potrebbe essere l'inizio di una rivoluzione.

La demo tecnica di The Matrix Awakens - An Unreal Experience, che ha debuttato nei giorni scorsi, è un messaggio: il distacco fra i videogiochi e i film sarà sempre più corto. Dopo anni che i videogiochi hanno vissuto - bisogna ammetterlo - un evidente senso di inferiorità rispetto all'industria cinematografica, cercando a ogni occasione di rubarne meccaniche narrative e riferimenti culturali, nel prossimo futuro l'Unreal Engine 5 spezzerà il sottile filo che lega i due mezzi multimediali, potenzialmente sovrapponendoli.

Sia chiaro: vedere videogiochi della qualità tecnica della demo di The Matrix Awakens sarà difficile. Perché una cosa è una città in cui - seppur ricca di pedoni, luci in tempo reale e veicoli - non si può fare pressoché nulla; un'altra è un'esperienza videoludica completa, con complesse dinamiche di Intelligenza Artificiale e tutta una fisica che nella demo dell'Unreal Engine 5, che mira a stupire per l'impatto visivo, manca in tante parti.

Per i film il discorso è molto diverso.

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Neo riprodotto in The Matrix Awakens, disponibile per PS5 e Xbox Series X|S.

Intanto, bisogna comprendere che non è necessario che i videogiochi (in senso più ampio) siano come i film: basta che ne riproducano l'esperienza. Esattamente come i concerti virtuali, quelli organizzati in mondi connessi condivisi come Fortnite e Roblox non sono come i concerti normali: manca la presenza fisica; manca l'affondo della musica nel corpo e il respiro affannato delle altre persone. Ma chi si è connesso ai concerti di Lil Nas X, Ariana Grande e Travis Scott - e in futuro lo farà con i tanti altri artisti che voglio incrociare questa tendenza - non si è posto il problema.

Il concerto virtuale è un simulacro dei concerti ma rappresenta, se vogliamo, un'ibridazione figlia dell'incrocio tra il concerto, quello reale, e il mondo videoludico: è una creatura multimediale nuova. Ciò non rende il concerto virtuale, però, né meno intenso né meno rilevante ai fini emozionali: l'utente non è passivo nella fruizione musicale ma è attivo. Anzi, l'interazione è figlia di una serie di nuove piattaforme ed esperienze che per una quota crescente di persone è ormai imprescindibile: la chat in tempo reale nelle dirette su Twitch; l'alter ego da muovere nei concerti virtuali; la possibilità di guidare un'auto come la Ferrari 296 GTB in Fortnite.

Lo stesso potrebbe accadere, forte dell'Unreal Engine 5, nei film. La scena iniziale di The Matrix Awakens, pur breve e molto prevedibile, è sufficientemente spettacolare da garantire un'esperienza audiovisiva di grande impatto: e se fosse questo il futuro di una quota delle produzioni cinematografiche? Forse l'obiettivo di Epic Games, che punta alla creazione di un metaverso, è proprio questo. Né film né videogioco: un'esperienza per certi versi nuova e per certi versi familiare.

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L'introduzione di The Matrix Awakens è di fatto un film interattivo creato in Unreal Engine 5.

Naturalmente, aspettarsi una totale sostituzione dei nuovi film con queste esperienze ibride è illusorio: non sarà così. Però oggi l'Unreal Engine è già usato in tanti contenuti multimediali come Westworld di HBO, mentre The Mandalorian di Disney e Superman & Lois di Zoic Studios sono esempi di come già oggi il cinema e la nuova televisione (quella delle grandi produzioni) stiano sfruttando gli effetti speciali abilitati dall'Unreal Engine. La demo tecnica di The Matrix Awakens vuole dire: puntiamo ancora più alto.

Un effetto forse sottovalutato è che con gli strumenti dell'Unreal Engine 5 sarà possibile creare un modello virtuale, grazie alla tecnologia MetaHuman di Epic Games, per un film; e poi usare quello stesso modello per un videogioco, che magari espanderà il mondo o racconterà un'altra storia integrativa.

Un asset condiviso potrebbe rappresentare un momento di svolta nella produzione di un mondo multimediale interconnesso, con film, serie TV e videogiochi supportati dall'Unreal Engine 5 che condividono modelli e ambientazioni virtuali. Un'interconnessione così profonda da risultare, appunto, "unreal".

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The Matrix Awakens include oltre 7.000 palazzi e più di 35.000 personaggi non giocanti per le strade.

"Cosa è reale?", si chiede la riproduzione virtuale di Keanu Reeves all'inizio di The Matrix Awakens. Il primo The Matrix, in particolare, gioca con i concetti di percezione, realtà e illusione e in futuro l'illusione sarà quella dell'immortalità; degli attori sempre giovani perché la loro riproduzione virtuale, quella generata dalla tecnologia dell'Unreal Engine 5 e delle sue future versioni, non potrà invecchiare. Unreal Engine 5 potrebbe essere l'inizio di una rivoluzione.

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Massimiliano Di Marco

Massimiliano Di Marco

Redattore

Aspetta la pensione per recuperare la libreria di giochi di Steam. Critica qualsiasi cosa si muova, soprattutto se videoludica, e gode alla vista di Super Mario e Batman.

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