Eccoci, si ritorna alla Seconda Guerra Mondiale (ne sentivate la mancanza?), eppure bisogna dire che The Saboteur non è il solito gioco di guerra. L'idea di Pandemic Studios, sicuramente intrigante, è stata quella di inserire all'interno del triste contesto storico la vicenda personale di Sean Devlin, una storia di vendetta, un uomo che da solo oserà sfidare nientemeno che il regime nazista nel tentativo di ridare libertà (e colore) a una Parigi decorosamente ricreata in ogni minimo particolare.

Qui non avrete a che fare con le classiche trincee, i plotoni che avanzano o le missioni tattico/militari tipiche di tanti altri titoli. Sean Devlin non è un soldato ma un semplice pilota irlandese, simpaticamente sboccato e amante di alcool e donne, che si ritroverà a prendere parte parte attiva nella Storia contando unicamente sulle sue forze. L'incipit narrativo del gioco si presenta pertanto in maniera discretamente originale, esulando dagli abusati cliché relativi al soldato tutto onore, coraggio e spirito patriottico. L'impressione iniziale è quella di una buona dose d'aria fresca in una trama che avrebbe dovuto alternare le personali pulsioni del protagonista alle note vicende relative alla capitale francese.

Abbiamo usato il condizionale, e non a caso. Già verso la metà dello sviluppo, Tom French, Lead Designer del titolo, aveva dichiarato: "Tutte le missioni e gli obiettivi rientreranno nella storia di Sean. Con Mercenaries abbiamo appreso il modo di introdurre il giocatore in una determinata area di gioco, fornirgli una specifica missione e, a seguito di ciò, innescare altri eventi che servano a far proseguire la trama." Ciò è sicuramente vero, ogni missione ci porterà ad avanzare nella storia, ma per amor di verità dobbiamo anche precisare che gran parte degli atteggiamenti di Sean non potranno che apparire forzati e in alcuni casi decisamente banali.

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Parigi come Sin City: tutto bianco e nero, con una spruzzata di rosso per le bandiere naziste. Spetterà a voi riportare i colori nei vari quartieri liberandoli uno dopo l'altro.

Un uomo potrò anche cercare la propria vendetta e sfidare il mondo, ma certo è che il nostro Sean appare quasi fin troppo compiaciuto di lanciarsi nell'impresa, come fosse davvero tutto "soltanto" un gioco. Insomma: parliamo del più catastrofico conlfitto della storia, parliamo di nazisti e di una città ridotta in schiavitù. Quel pathos che tutti ci saremmo aspettati sembra così essere smorzato dalle pose goliardiche del nostro eroe, sbruffone e rissoso, ma non così accattivante come potrebbe essere un Nathan Drake a caso. L'impressione è che si sia voluto in qualche modo attenuare la drammaticità del conflitto invogliando il giocatore a sbizzarrirsi in quel parco giochi in bianco e nero in cui Parigi si è tramutata.

Al di là di questo, il concept rimane comunque quello abituale del team Pandemic: come i due Mercenaries, anche The Saboteur intende offrire un open-world vasto, variegato e ricco di spunti per nuove tipologie di missioni. Lo scopo di un simile approccio è proprio lasciare il giocatore libero di decidere liberamente quali incarichi accettare e come portarli a termine; ecco perchè sarete sempre e solo voi a scegliere se affrontare a viso aperto i soldati delle SS oppure adottare tattiche squisitamente stealth e agire senza dare nell'occhio.