Una Famiglia Vincente - King Richard Recensione: Will Smith Ŕ il padre delle Sorelle Williams

“Se non sai pianificare, allora vuoi fallire”.

In nome di chi, di cosa, un padre di umili e svantaggiate origini si batte come un leone perché i propri figli primeggino e vincano sugli altri nella vita, facendo carriera, superando chiunque altro nel campo scelto?

Per fare il salto di classe, per non subire quello che lui stesso ha subito, per rivalsa personale dove lui ha fallito, per il puro altruismo di indirizzarli sulla strada giusta? Come tante altre storie vere ci hanno insegnato (pensiamo subito ad Agassi, visto che qui siamo in ambito tennistico), spesso è un misto di tutto quanto. E nulla sarà facile, né per il maestro né per l'allievo. Alla fine, tutti trarranno le proprie conclusioni e daranno una risposta al "ne valeva la pena?".

Negli anni '80 e 90 Richard Willliams, nato in Louisiana nel 1942, e non sono stati anni facili, viveva in una modestissima casetta nel ghetto di Compton, sobborgo malfamato di Los Angeles. Erano lui e sei donne: la moglie, le tre figlie di lei e le due del loro matrimonio, ossia Venus (la maggiore) e Serena.

Tiravano avanti con i loro due modesti stipendi, guardia notturna in un magazzino lui, infermiera a domicilio lei. Ma Richard aveva un piano, lungo 85 pagine di un quaderno, che lo vedeva nel ruolo di allenatore e motivatore delle proprie figlie, un piano articolato, per costruirle come atlete e anche come persone.

E questo piano, fare di due delle proprie figlie delle campionesse di tennis e delle altre delle brave ragazze, salvandole dai pericoli del quartiere, era perseguito con metodo spartano, così incompreso nel misero quartiere da attirare l'indebita attenzione dei servizi sociali (davvero paradossale se si pensa che si guardavano bene dall'intervenire quando altre famiglie spedivano i figli a spacciare o a prostituirsi).

Respinto con diversi gradi di "cortesia" da tutti gli allenatori che contattava (non dimentichiamo che si trattava di un ambiente e di uno sport da bianchi), alla fine incontra Paul Cohen (Tony Goldwin), uno che allenava McEnroe e Sampras, che decide di prendersi carico gratis della promettentissima Venus, allora quattordicenne, facendola entrare nel circuito Juniors. Il film, infatti, si concentra proprio sulla sorella maggiore, mentre Serena viene considerata dal padre ancora troppo giovane e tenuta "in panchina", anche se lei inizierà a frequentare i tornei per conto proprio (e questo è un aspetto della storia non chiarissimo).

Poi però scelte diverse porteranno Richard a scegliere come allenatore Rick Macci (Jon Bernthal), trasferendosi in Florida. Nel suo piano Richard vedeva il successo delle figlie ma temeva che un ingresso precoce nel professionismo le avrebbe rovinate, anche come persone più ancora che come atlete. Sappiamo bene infatti come a un fisico allenato debba corrispondere un carattere ben formato.

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Il piccolo regno di Re Richard.

Indubbiamente il padre delle Williams non è stato in quei tempi un personaggio facile, spesso in polemico attrito con allenatori ben più qualificati di lui, eppure si è visto come la sua visione fosse davvero più lungimirante, anche se spesso ha rilanciato alla cieca, convinto del valore della figlia. Tutto questo almeno stando a quanto ci racconta la sceneggiatura del quasi esordiente Zach Baylin, che traccia anche un quadro dell'ambiente mostruosamente competitivo dei tornei di selezione, dove altrettanti nuclei famigliari erano votati ferocemente alla gloria della propria prole.

Il film si chiude con una sintetica ricostruzione dei due match che sono stati determinanti per la carriera di Venus. Un mondo che non aveva mai rispettato Richard Williams rispetterà così Serena e Venus. Nei titoli di coda scorrono alcuni dati interessanti e immagini dei veri protagonisti.

A differenza di altri padri che mentre plasmavano il successo dei propri figli li devastavano emotivamente, Richard e la sua famiglia, solidale in tutto questo percorso, sono sempre stati uniti e le altre sorelle erano tutte prime della classe (e c'è pure una laureata, la sorellastra Yetunde, che finirà ammazzata proprio a Compton nel 2003in una sparatoria per strada). Will Smith, che anche produce con la moglie Jade e le due sorelle Williams, interpreta il protagonista, con un trucco non pesante per renderlo più somigliate all'originale, e s'impegna a farci dimenticare i suoi ruoli comici o da superuomo.

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La star Will Smith interpreta un uomo dimesso ma deciso.

Anche se, a modo suo, un superuomo questo Richard Williams deve esserlo stato, essendo spesso messo alla prova da una vita dura, picchiato perché di colore, dalla vita personale movimentata (tre mogli e otto figli suddivisi fra i vari matrimoni e altri al di fuori), colpito negli ultimi anni da alcuni ictus. Ma indubbiamente è uno che aveva un Sogno, nel quale ha trascinato tutta la Famiglia. Per chi fosse curioso di conoscere meglio la sua visione, esiste un suo libro, "Bianchi e Neri: ecco come la vedo io".

Nella storia del Re e della sua corte non si legge solo la scontata rivalsa razziale, dei neri in un mondo di bianchi (le due sorelle hanno continuato a battagliare con il sistema anche quando sono diventate delle celebrità), ma anche una storia di poveri contro ricchi, di emarginati che hanno osato dare l'assalto a un supponente sistema chiuso.

Nel film le sorelle sono Saniyya Sidney, Venus, che sarà Sasha Obama nella serie The First Lady, e Demi Singleton, Serena, vista nella serie Godfather of Harlem, impegnate a tirare mazzate con la racchetta oltre che a recitare. L'indispensabile madre sempre solidale è Aunjanue Ellis, vista di recente in Lovecraft Country.

Quanto alla regia, che è di Reinaldo Marcus Green (Monsters and Men e alcune serie TV), il film ha una messa in scena tradizionale, che non si discosta da altre biografie di questo argomento, la prima parte con le difficoltà per conquistarsi un piccolo spazio nell'ambiente, i sacrifici di tutti, l'apertura del primo spiraglio e poi la lenta avanzata verso le vittorie, la gloria sportiva, la fama mediatica. E poi il decollo verso lo spazio e oltre. Il film dura quasi due ore e mezza, che però non pesano.

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Richard incontra l'allenatore che cambierà le cose.

Banalmente ci si chiede sempre, anche leggendo le biografie di grandi campioni sportivi e vedendo altri film su quegli ambienti, quanto pesante sia stato il prezzo pagato, quanto sudore e lacrime. Ma una vita mediocre senza sforzi avrebbe ripagato quanto quella di star come Agassi o le stesse sorelle Williams?

Una Famiglia Vincente trova il suo valore una volta di più quando mostra quanta determinazione si debba avere quando si vuole (davvero fermamente si vuole) risalire la propria scala verso il paradiso.

Per salvarsi da una vita misera, priva di soddisfazioni, che ti condanna a priori, bisogna proiettare sé stessi (o i propri figli) verso una meta superiore. Perché come ha detto Richard William, "Il tennis è come la vita: quando scendi in campo non devi mai pensare che potresti perdere".

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