Dragon's Dogma

Il drago mostra le sue carte.

Che Dragon's Dogma sembri l'unione di Monster Hunter e Demon's Soul è già stato detto e ripetuto più volte. Che poi abbia in sé molti degli elementi che hanno reso grandi giochi come Oblivion o Shadow of the Colossus, anche questo è stato ribadito.

Onestamente non si tratta di un biglietto da visita molto promettente, ma prima di bollare il tutto come una scopiazzatura di cose già viste è meglio aspettare. Questo gioco, in realtà, sembra avere quel qualcosa in più che separa i buoni titoli dalle gemme videoludiche.

Intendiamoci: al momento è ancora tutto da vedere come questa combinazione di combattimenti con giganteschi boss e avventure in un mondo aperto funzionerà, ma con il team di sviluppo più grande che Capcom abbia mai messo insieme al lavoro sul gioco, è lecito mantenere alto il livello di attenzione, anche se ci troviamo a parecchi mesi di distanza dalla possibile release.

Da ciò che abbiamo visto fino a questo momento, sono almeno tre gli elementi che spiccano nel gameplay di Dragon's Dogma: un mondo aperto, la presenza di creature di dimensioni spropositate e un multiplayer del quale ancora sappiamo poco ma che promette decisamente bene. A questo aggiungeremmo una trama made in Japan.

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Aspettiamo ancora di sapere da Capcom se i draghi potranno essere cavalcati.

L'approccio narrativo, infatti, con il drago misticamente collegato all'anima dell'eroe e il ritrovamento del classico “eletto”, è in qualche modo tipico della cultura orientale, ma allo stesso tempo sappiamo bene come i giapponesi possano essere più “americani” degli stessi autori statunitensi quando si tratta di esagerare. All'opera ci sono Kobayashi san e Itsuno san, gente che ha lavorato alle saghe di Devil may Cry e Resident Evil, non propriamente roba sobria.

Partiamo proprio dall'ambientazione, che sembra essere in bilico tra il fantasy e il medioevo almeno per ciò che riguarda l'architettura dei castelli e dei villaggi. Non c'è traccia apparente di esagerazione qui. È più simile a un fantasy storico che richiama il Maestro Tolkien e si ispira visivamente al mondo occidentale.

Non possiamo però sbilanciarci su questo aspetto, al momento. Data la grandezza che il mondo di gioco sembra avere, è lecito aspettarsi qualche sorpresa sopra le righe. Il fatto che il mondo sia vasto e permetta il free roaming non è di per sé una garanzia, ma dovrebbe almeno aumentare il respiro che manca ai pur bellissimi binari imposti dai titoli alla Devil may Cry.

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Con così tanta carne al fuoco, la grafica potrebbe risentirne. Speriamo bene.

Sui giganteschi boss abbiamo già qualche dato in più, avendo visto all'opera almeno una chimera, un grifone e un'hydra, oltre ad avere occhieggiato un drago rosso scarlatto dalle proporzioni immani. Qui il paragone con Shadow of the Colossus è difficilmente evitabile, ma il modo in cui queste enormità vengono affrontate sembra abbastanza diverso da allontanarsi dall'idea del plagio.

Il fatto che Capcom abbia preso un'idea tanto geniale dal Team Ico non è necessariamente un male se l'interpretazione che viene data porta a un diverso tipo di divertimento. Anche in God of war si affrontano enormità smisurate (come Gaia e Cronos), ma per quanto bellissime a vedersi non hanno niente a che fare con l'esperienza che Dragon's Dogma sembra offrire.

Dai precedenti hands-on, infatti, abbiamo ricavato la sensazione di veri boss da affrontare in combattimento, una giocabilità più diretta e votata all'azione, accompagnata dallo spettacolo di animali mitologici che riempiono tutto lo schermo. Se sarà divertente come sembra, lo sapremo più avanti.

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Riguardo l'autore

Mike Ortolani

Mike Ortolani

Redattore

Dopo un passato di musicista, incontra il buon Silvestri che lo coinvolge con Eurogamer. Mike ne è entusiasta, ma nel suo animo è ancora abbastanza sicuro di essere un musicista.

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