Resident Evil Code: Veronica X HD

Il tempo a volte è impietoso...

Mi sembra di ricordare che fosse una giornata piovosa, quella in cui portai a casa la mia sfavillante copia di Resident Evil Code: Veronica per Dreamcast. Era il lontano 2000, praticamente un'era geologica fa. Le prime immagini del gioco le avevo viste di straforo nella redazione in cui ero arrivato da poco e la salivazione da allora non accennò a diminuire.

Lo giocai e finii in un solo fine settimana e lo ricominciai quasi subito. Ne fui letteralmente estasiato: avevo appena giocato un Resident Evil la cui trama non sembrava fotocopiata da un film di Romero o da qualsiasi altro zombie-movie. Capcom aveva dato vita ad un capolavoro non solo dal punto di vista della giocabilità (si trattava del primo RE interamente poligonale), ma anche per quanto riguardava gli aspetti più cinematografici della produzione.

Personaggi già noti come Albert Wesker, Claire e Chris Redfield, vennero affiancati da nuove entrate altrettanto carismatiche come Steve Burnside (chiaramente ispirato, nelle fattezze fisiche, a Leonardo di Caprio) e gli inquietanti gemelli Ashford, sul cui dualismo poggiava gran parte della trama del gioco.

Si trattava, fra l'altro, di uno dei capitoli più longevi dell'intera saga e sicuramente di quello che proponeva il maggior numero di colpi di scena... che ovviamente non sto qui a raccontarvi perché forse c'è qualcuno di voi che non l'ha mai giocato, neanche nelle sue successive incarnazioni per PS2 e GameCube.

Quello che voglio molto più semplicemente analizzare in questa recensione è il trattamento che mamma Capcom ha riservato a questo suo prezioso pargolo. Purtroppo mi duole dirvi che non siamo molto distanti dalla qualità espressa dal recente remake HD di Resident Evil 4, ma stavolta il team di sviluppo ha almeno una minima scusante, visto che il materiale di partenza era decisamente più vecchio.

Forse proprio questo fa sì che l'impatto con questa "nuova" versione sia meno violento rispetto a quello dell'uscita precedente. I colori appaiono comunque leggermente impastati, ma proprio la diversa palette cromatica scelta per il gioco originale fa sì che tutto sia comunque abbastanza piacevole da vedere. Certo, il conteggio dei poligoni è quasi impietoso, ma nessuno si aspettava un miracolo, visto che stiamo parlando di un gioco che ha ormai sulle spalle più di due lustri.

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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