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Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le priorità, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiosità e divertimento.

We. The Revolution - recensione

Liberté, egalité, fraternité e poca humilté

Molte volte su questo pagine abbiamo fatto l'elogio dell'originalità, del non prendere la strada battuta per provare nuove formule, anche a costo di intaccare i pilastri sacri di un videogioco come il gameplay, il divertimento, l'accessibilità, la longevità.

Bannermen - recensione

Un RTS senz'anima.

La distribuzione digital ha portato evidenti vantaggi al settore dei videogiochi. Tra questi la caduta delle classiche barriere legate alla distribuzione fisica è probabilmente la più appariscente: grazie a questo singolo elemento, infatti, il genere indie è entrato in piena maturità, ma non solo...produrre un videogioco, e soprattutto pubblicarlo, è diventato un affare appetibile per realtà di qualsiasi dimensione.

Lovecraft's Untold Stories - recensione

Cthulhu scende in campo, ancora una volta.

L'universo di Cthulhu, originato dalla mente geniale di H.P. Lovecraft, è indiscutibilmente uno dei più gettonati nel mondo dei giochi, sia boardgame che videogame.

Ape Out - recensione

Creatività è meraviglia.

Ci sono molte strade attraverso le quali un videogioco può raggiungere l'eccellenza. L'impiego di una formula in maniera esatta, l'innovazione estrema, il concentrarsi su un particolare aspetto esasperandone la qualità... un'altra via, relativamente nuova, è quella tipica del periodo socio-culturale in cui ci troviamo, il postmoderno. Stiamo parlando dello sforzo creativo che mescola le carte culturali attingendo a idee del passato, le combina insieme e ne tira fuori qualcosa di unico. Un po' come ha fatto Cuphead, per esempio.

Nel genere strategico, e anche nel suo sottoinsieme del 4X (ricordiamo che sta per eXplore, eXterminate, eXpand e eXploit) c'è un deciso fermento ultimamente. Al di là dei giganti ormai stabilmente considerati al top delle classifiche (Civ6, Stellaris, EU4, Age of Wonders, Endless Space, Dominions) abbiamo in arrivo una ridda di nuovi titoli, alcuni di questi anche già in Early Access, che fa ben sperare tutti gli appassionati strateghi su PC.

Warhammer Quest 2 - recensione

Dungeon Crawler vecchio stile.

Warhammer Quest approdava nell'ormai lontano 2013 su iOS per poi venire trasposto su PC (Steam) nel 2015. Nel 2017 arrivava il seguito Warhammer Quest 2 su iOS e ora, puntualmente, ci prepariamo a ricevere la relativa trasposizione su PC.

Dusk - recensione

Direttamente dal paradiso degli FPS.

Il mondo dei videogiochi ha raggiunto una maturità tale da potersi permettere di citare e ri-citare se stesso. Non è un traguardo banale poiché solo le forme culturali (non diciamo 'artistiche' per evitare la consueta polemica) con una certa storia possono permetterselo vantando una progressione che è significativa.

Il marchio Warhammer 40K ha una riconoscibilità tra le più alte tra gli appassionati di miniature, tabletop e giochi RPG. Nei videogiochi le trasposizioni si sprecano, tanto che elencarle tutte sarebbe decisamente problematico; i generi sono molti e anche il livello qualitativo varia in maniera drammatica.

Kursk - recensione

In fondo al mar…

Il 12 agosto dell'anno 2000 il sottomarino russo K-141 Kursk affondava nel Mar di Barents, portando con sé tutti e 118 i marinai a bordo. L'evento suscitò grande scalpore, sia dal punto di vista umano che da quello politico.

Armored Brigade - recensione

La Guerra, quella vera.

La fascinazione dei videogiochi per la guerra è cosa antica, quasi ancestrale. Di più, non è probabilmente altro che la trasposizione del fatto che, per gli umani, giocare a simulare conflitti è un istinto che ci portiamo dietro da millenni.

Gli ultimi anni hanno visto una vera esplosione del genere tattico. Incoraggiati dall'incredibile successo della serie Xcom, diversi sviluppatori hanno iniziato a proporre ai videogiocatori interpretazioni che vanno dai cloni più perfettamente congruenti all'originale a versioni originali con diversi spunti interessanti. Il fenomeno è stato così quantitativamente importante che oggi è possibile trovare su Steam una miriade di temi diversi reinterpretati alla luce degli stilemi del genere tattico.

Pathfinder: Kingmaker - recensione

Un RPG classico in salsa Pathfinder.

Gli RPG classici, alla maniera di D&D, con i loro enormi libri di regole, hanno raggiunto un'età veneranda. 44 anni, per la precisione, sono passati dalla prima edizione di D&D del compianto Gary Gigax e Dave Arneson. D&D ha fatto scuola, non c'è nemmeno bisogno di dirlo, e uno dei titoli più recenti che sono andati proprio a lezione da D&D è Pathfinder.

L'apocalisse è uno dei temi più frequentati dai videogiochi negli ultimi anni. Un po' tutti i generi hanno usato questo scenario per creare universi sufficientemente differenziati da quello attuale e generare interesse sotto diversi punti di vista. Lotte di potere, scomparsa dell'umanità da intere zone del pianeta, epidemie devastanti, mutazioni genetiche, e chi più ne ha più ne metta. Proprio le mutazioni genetiche sono al centro di Mutant: Year Zero visto che i protagonisti sono gli 'stalker', mutanti (metà uomini metà animali di diverso tipo) che fungono da guardiani ed esploratori dell'unico avamposto umano rimasto sulla terra dal nome molto biblico, l'Arca.

Thief Simulator - recensione

Il crimine paga, poco.

Ci sono aree della cultura umana che rimangono stranamente inesplorate dai videogiochi e capita spesso che queste aree siano ben riconoscibili anche da non addetti ai lavori.

The Bard's Tale 4 - recensione

Il ritorno di una leggenda.

In un cassetto appartato della mia 'stanza dei giochi' riposano, ormai inutilizzati da tempo, giochi di un'altra epoca. Tra questi, oltre a una discreta collezione di titoli C64 e Intellivision, ci sono due strane confezioni che assomigliano a custodie per i vecchi LP in vinile: Wasteland e The Bard's Tale.

Frozen Synapse 2 - recensione

Tattica (in)pura.

Nell'ormai lontanissimo 2011 usciva Frozen Synapse, un gioco tattico dalle ambizioni apparentemente limitate: offrire una campagna singola estremamente lineare affiancata da una modalità skirmish e dal multiplayer. Ma il titolo dei Mode 7 riuscì a generare un discreto seguito grazie al suo peculiarissimo approccio al genere tattico: ambientazione cyberpunk, protagonisti astratti, missioni semplici ma, soprattutto, una meccanica di gioco eccezionalmente intrigante.

Graveyard Keeper - recensione

Il duro mestiere del beccamorto.

Nel febbraio del 2016 arrivava su Steam Stardew Valley, un simulatore di fattoria che mescolava elementi GDR con un universo di gioco 'open world' avvolgendo il tutto in un'atmosfera magica fatta di pixel art e musica adorabile. Il successo del gioco firmato dai ConcernedApe (publisher Chucklefish) è stato francamente eccezionale (parecchi milioni di copie vendute) ed era quindi ampiamente prevedibile che la formula (non proprio originale, un misto di Harvest Moon e Farm Simulator) sarebbe stata sfruttata in altri temi.

Space Hulk ha un posto speciale nella considerazione degli appassionati del brand Warhammer 40K. Si tratta infatti di un'incursione nel mondo tabletop che il leggendario marchio Games Workshop ha fatto nel lontano 1989 (e che ha raggiunto la quarta edizione nel 2014).

Cosa è lecito aspettarsi da un nuovo titolo che fa il suo ingresso in un genere come quello degli strategici 4X? La domanda è meno peregrina di quanto si possa pensare visto che innovare è sempre un'arma a doppio taglio, specialmente in un genere in cui i prodotti che hanno stabilito lo standard sono ancora molto appetibili e giocati. Non è un caso che le nuove iterazioni del genere innovino con il misurino, ovvero inserendo sempre poche nuove meccaniche su una base ben solida di gameplay tradizionale. La stessa serie Civilization procede a piccoli passi e anche altri rappresentanti del genere (mi viene in mente Stellaris, per esempio) non sono da meno: la struttura a turni in cui si esplora, si costruisce, si fa ricerca, si menano le mani e si fa un pizzico di diplomazia rimane sostanzialmente invariata.

Star Traders: Frontiers - recensione

Nello spazio non c'è tempo per annoiarsi…

Il bello degli indie è che ci si può sempre aspettare qualcosa di nuovo, originale, anche in generi che hanno stabilito da tempo degli standard e in cui l'innovazione non è proprio semplice. Si potrebbe arrivare a dire che il genere indie è proprio quello in cui l'idea innovativa fa parte delle caratteristiche costitutive.

Con Pillars of Eternity II: Deadfire siamo recentemente tornati nel mondo di Eora, in una zona diversa, un arcipelago che ha permesso al team di sviluppo di introdurre una nuova importante dinamica di gioco, le battaglie in mare aperto. È stata una fantastica sorpresa, soltanto leggermente macchiata da una profondità limitata proprio in questo nuovo aspetto dell'avventura... ma Deadfire rimane il meglio, insieme al secondo episodio della serie Divinity, che il genere RPG fantasy possa offrire oggi alla comunità dei videogiocatori.

Phantom Doctrine - recensione

C'era una volta la Guerra Fredda…

Phantom Doctrine è un titolo molto atteso dalla comunità degli appassionati di giochi tattici. Accanto al nuovo lavoro di Julian Gollop, Phoenix Point, si tratta di uno di quei giochi che gli appassionati del genere tengono sott'occhio per mesi (se non per anni) e che, quando la release si avvicina, sono capaci di generare un notevole entusiasmo.

This Is the Police 2 - recensione

Poliziotti scomodi alla riscossa!

Il mestiere di recensore può essere crudele, potrebbe non sembrarlo (giocare e scrivere suona bene, no?) ma ci sono dei momenti in cui ci si trova ad analizzare un prodotto che sarebbe potuto essere un vero e proprio gioiello e, invece, finisce per non convincere e deludere sotto diversi aspetti. Siccome chi fa questo mestiere ama profondamente i videogiochi, ecco che nel momento in cui questa situazione si concretizza non si può fare a meno di farsi prendere da una certa tristezza.

The Banner Saga 3 - recensione

La fine di un mito.

The Banner Saga è una serie decisamente particolare. Il suo mix di narrativa, dinamiche RPG, dialoghi con scelte multiple a combattimenti tattici non trova eguali sul mercato (tranne che per il quasi-clone recente Ash of Gods). Non è solo una questione di gameplay, quanto di stile generale, atmosfera e soluzioni estetiche impiegate da Stoic. Per questa ragione The Banner Saga ha sempre faticato, nonostante i suoi ottimi numeri di vendite, a mettere d'accordo tutti, un problema che altre serie, anche solo vagamente simili, non hanno incontrato (X-Com ad esempio).

Far Cry 5: Hours of Darkness DLC - recensione

Far Cry 5 fa un salto, molto veloce, in Vietnam.

Far Cry 5 ha fatto molto parlare di sé. Quando in un settore un prodotto genera discussioni che trascendono dal valore tecnico intrinseco per spaziare a tematiche di genere politico e sociale vuol dire, probabilmente, che il medium sta maturando e, soprattutto, che sta entrando stabilimente nella cultura popolare. Nello specifico, Far Cry 5 ha generato discussioni riguardo al suo, presunto, scarso impegno nel trattare il tema che utilizza per dare un contesto alle sue dinamiche di gameplay.

For The King - recensione

Un RPG al gusto di gioco da tavolo.

Il genere RPG è probabilmente uno dei più ibridati in assoluto; le sue meccaniche si sposano bene con il medium videoludico in generale (progressione, skill, abilità, profondità tematica) e qui, probabilmente, risiede la ragione del suo successo e della sua popolarità. Anche il genere, decisamente minore, dei boardgame virtuali sta vivendo un buon periodo: titoli come Armello, Antihero e Through The Ages hanno portato questo tipo di giochi a un pubblico più vasto del solito, trainati dall'ondata revival che sta attraversando il settore dei giochi di società fisici.

Total War: Thrones of Britannia - recensione

Guerra totale, questa volta in Britannia.

La serie Total War ci accompagna ormai dall'anno 2000, dal primo Shogun, e annovera un totale di dodici diversi titoli (12), compreso quest'ultimo che stiamo recensendo ora. Dal Giappone feudale fino al periodo napoleonico passando per la Roma imperiale, il medioevo occidentale, le invasioni barbariche e persino il fantasy con il mondo di Warhammer. È proprio il caso di dire che il nome della serie, Total War, sta rispecchiando la varietà dei temi e degli approcci, e il futuro non sembra volgere in una direzione diversa con l'annunciato Total War Three Kingdoms (ambientato nel periodo Han in Cina).

Drive on Moscow - recensione

Operazione Barbarossa su PS4.

Shenandoah è uno sviluppatore di wargame che ha iniziato la sua carriera con ambizioni e risultati straordinari. Il primo gioco pubblicato su iOS, Battle of the Bulge, ha ottenuto un successo straordinario: centomila copie vendute, un enormità per uno strategico duro e puro. Il segreto del successo di questo titolo risiedeva probabilmente nell'interfaccia grafica elegante ed efficiente e nel gameplay semplice ma profondo, in grado di raccontare la storia di una delle battaglie più famose di sempre in poche mosse ma con tante scelte interessanti. Questa combinazione di pregi lo rendono, ancora oggi, un titolo straordinario, soprattutto su iOS, una sorta di gioco che non può mancare sull'iPad di qualsiasi appassionato, non solo di wargame, ma anche di giochi strategici.

Il motore Infinity, utilizzato per la prima volta con Baldur's Gate nel lontano 1998 (da Bioware e BlackIsle) ci ha regalato ormai innumerevoli avventure. Il suo mix di 2d e 3d (più 2 che 3, anche oggi) ha dato vita a così tante avventure che è difficile elencarle tutte: la serie Baldur's Gate, Icewind Dale, Planescape Torment, Pillars of Eternity sono solo i franchise, senza contare espansioni, DLC e qualche remake. Il più recente, Pillars of Eternity, riprendeva la formula classica iniettandovi una trama ben scritta e appassionante, ma, onestamente, il tutto dava vita a un esercizio fin troppo tradizionale che lasciava spazio a qualche critica e anche a qualche sentenza di pensionamento per il motore Infinity.

Battletech - recensione

Combattere sul campo e in officina.

Siete mai stati da un meccanico per delle riparazioni alla vostra auto? Avete mai provato rabbia e frustrazione di fronte ai conti astronomici e ai lunghi tempi di attesa? Io si, diverse volte, ed è con una certa gioia ludica che mi sono ritrovato in Battletech di fronte alle stesse sensazioni. È possibile che per sostituire un braccio di un mech ci vogliano venti giorni? E per installare un semplice lanciamissili una settimana? Per non parlare dei costi: è facile che l'intero cachet di una missione se ne vada per rappezzare i vostri mech e, peggio ancora, che si debba andare a cercare le armi distrutte su altri pianeti e pagarle molto care...

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