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Andrea Chirichelli

Redattore

Nasce circa 40 anni fa in una domenica buia e tempestosa. Negli ultimi anni ha offerto il suo discutibile talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic. Odia apparire in foto.

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Apple e videogame, un rapporto complicato.

Chi ben comincia è a metà dell'opera. O no? - editoriale

Per una console partire col piede giusto è importante ma non fondamentale...

Ok, ci siamo. La prossima generazione di console è oramai alle porte. La current-gen ha sparato tutte le cartucce a sua disposizione e gli utenti più entusiasti hanno già prenotato nuove console e giochi. Ma quanto è importante per una macchina da gioco partire su mercato col piede giusto?

Retrogiocare ha senso? - editoriale

Il retrogaming è utile a capire la storia dei videogiochi o è solo un patetico passatempo per vecchi nostalgici?

Qualche mese fa ho conosciuto un appassionato di videogiochi anagraficamente più giovane di me: lui è un classe 1987, io 1973; mentre lui emetteva i primi vagiti, io scleravo con i miei genitori affinché mi comprassero l'Amiga 500; quando lui nel 2002 prendeva la sua prima console, una Playstation 2, io avevo già consumato e rivenduto una dozzina tra console e home computer e provato migliaia di videogiochi.

Videogioco, ma quanto mi costi? - editoriale

Due miti da sfatare: che i giochi costino più che in passato e che il prezzo di lancio incida sul successo di una console.

Che il prezzo di una console sia importantissimo nella sua valutazione complessiva lo si è evinto chiaramente all'ultimo E3. Sony firma una delle conferenze più pallose degli ultimi anni ma termina col botto, affermando che la PlayStation 4 costerà 100 dollari/euro di Microsoft, appena reduce da una delle migliori conferenze di sempre, piena di giochi ed esclusive. Alla fine, come noto, sono stati innalzati canti in onore di Sony e si sono levate sonore pernacchie verso la multinazionale americana.

The Last of Us - preview

Un altro passo verso l'inizio dell'avventura.

Milano - Il 2013 rischia seriamente di passare agli annali della storia dei videogiochi come uno dei più fecondi e floridi di sempre: una "Gen" inizia, un'altra finisce col botto, arrivano sul mercato almeno una mezza dozzina di titoli memorabili, tra nuovi capitoli, reboot, remake e...nuove Ip.

Kermesse videoludiche, servono ancora? - articolo

Perché, nel 2013, se ne potrebbe fare a meno.

Tra qualche settimana si alzerà per l'ennesima volta il sipario sull'E3, il carrozzone massmediatico-videoludico, diventato nel corso degli anni "l'evento irrinunciabile" per ogni software house degna di questo nome e per ogni appassionato di videogiochi. Ma eventi di questo genere hanno ancora senso, dato il panorama attuale? Forse no.

La fine delle esclusive - editoriale

Saranno ancora decisive nella prossima generazione?

"Esclusiva" e "conversione" sono due parole che hanno accompagnato la mia vita da gamer fin dall'alba dei tempi. Già all'inizio, nei primi anni '80, quando la scelta di una console era limitata alle tre presenti sul mercato (Atari 2600, Mattel Intellivision e Colecovision) e nel mondo degli home computer regnava il caos più assoluto con almeno una dozzina di sistemi ognuno diverso dall'altro (pure tra quelli prodotti dalla stessa società... vero Commodore?) il valore dell'esclusiva è assurto a pietra miliare per paragonare la softeca di una macchina rispetto ad un'altra.

Electronic Arts, le Origin (i)

Storia breve di un nome leggendario.

Cosa facevate nel 1982? Molti di voi non erano ancora nati, altri erano embrioni, io festeggiavo la vittoria dell'Italia sul Brasile prima e la Germania poi (con in mezzo un 2-0 alla Polonia che nessuno ricorda) e la conseguente vittoria ai Campionati del mondo di calcio in Spagna. Ah, andavo ogni pomeriggio al baretto sotto casa a giocare a Galaga.

I giochi della vita - editoriale

Quale gioco vi ha, in qualche modo, cambiato l'esistenza?

Tutti i giochi sono uguali o alcuni giochi sono più uguali degli altri? Citazioni orwelliane a parte, è indubbio che davanti agli occhi di un appassionato di videogame scorrono centinaia, se non migliaia di videogiochi. Per chi, come il sottoscritto, ha da poco festeggiato il trentesimo anno di militanza videoludica (e, ahimè, il quarantesimo di vita vera) è un dato di fatto che alcuni giochi abbiano influenzato profondamente il proprio modo di porsi nei confronti di questo meraviglioso medium. Oppure, più semplicemente, hanno appassionato a tal punto da persistere nella propria memoria, magari legandosi a episodi o situazioni del passato, remoto o prossimo, anche a distanza di molti anni.

Letteratura videoludica - articolo

Quando il videogioco si legge.

Libri e videogiochi? Sulla carta, parrebbero antitetici. Eppure, negli ultimi anni, la letteratura videoludica si è sviluppata in modo consistente. In Italia, va da sé, troppo spesso arrivano le briciole, nonostante l'impegno di editori particolarmente illuminati (mi si permetta di citare l'eroica casa editrice ISBN, in questo senso), ma la situazione sta lentamente migliorando. Per molti, ovviamente, videogiocare significa solo attaccarsi al pc/console, saltare/sparare, divertirsi e poi passare ad altre attività. Eppure, uno dei segni della maturazione di un medium, è proprio quello che si esplica mediante contaminazioni con altri generi, linguaggi e supporti.

La doppia faccia dell'emulazione - articolo

Semplice pirateria o straordinario mezzo di preservazione del videogioco?

Quando si parla di emulazione il primo pensiero che salta in mente è di giocare gratis. Bello, poco legale, ma bello. Nel corso degli anni sono stati realizzati emulatori che permettono di coprire quasi tutto lo scibile videoludico, dall'Atari 2600 alla Playstation. A molti però sfugge un elemento di cui, in effetti, si parla pochissimo ma che col passare del temo sta diventando di grande importanza: preservare i videogiochi dall'oblio.

Figli di una console minore

La storia dei videogiochi è ricca di console nate e morte in men che non si dica...

Partiamo dalla basi: Nintendo e Playstation. Sono nomi che conosce anche la "casalinga di Voghera". Anni fa anche Atari e Commodore erano sinonimo di videogiochi ma sono state cancellate dal mercato e dal tempo.

Videogiochi e mass media, un rapporto complicato

Perché dei videogiochi si parla (ancora troppo spesso) male e a sproposito.

Uno dei miei mantra preferiti, avendo da poco compiuto quarant'anni, è "la mia generazione è stata privilegiata perché ha visto nascere i videogame". Voglio dire, mi son perso gli anni d'oro del rock, della radio, del cinema e della letteratura, almeno i videogame posso dire di averli visti nascere, crescere ed evolvere.

Console unica: opportunità o utopia? - articolo

Vi piacerebbe un solo standard per far girare tutto?

Dal giorno della loro nascita, i videogiochi sono sempre stati una famiglia molto numerosa. Nessun figlio unico, qualche fratello, un'infinità di cugini. Videogiochi e standard (o console unica) rappresentano un ossimoro, da sempre. Nel corso dell'intera storia dei videogiochi ricordo solo due tentativi, entrambi falliti, di creare uno standard che potesse essere replicato da diverse aziende, le quali non avrebbero fatto altro che appicciare il loro logo e dare una loro "forma" a una macchina per il resto identica a tutte le altre: MSX e 3DO.

Follie e videogame - articolo

Storie di una vita vissuta nel nome di una passione.

Triforce Johnson è probabilmente il più celebre utente Nintendo del mondo. La sua storia è stata raccontata con dovizia di particolari da molti siti americani all'indomani del lancio del Wii U, che per questo simpatico trentacinquenne ha rappresentato l'ottavo day one in una storia, oramai leggendaria, iniziata ai tempi del Nintendo 64.

Il Paese del Sol Calante

Perché il Giappone ha ceduto lo scettro di nazione leader nello sviluppo dei videogiochi?

Fino a qualche anno fa videogiochi e Giappone erano sinonimi. Non parlo solo di dominio assoluto quanto a vendite hardware e software, quello va dato per scontato. Fatto salvo qualche sporadico tentativo (Atari Jaguar, 3DO, Amiga CD), nessuna console occidentale ha osato ritagliarsi un benché minimo spazio nel mercato nel quale per vent'anni e passa Nintendo, Sega e Sony hanno "spadroneggiato" (da pronunciarsi con l'accento che aveva Abatantuono nello stracult Attila: Flagello di Dio). È che fino a qualche anno fa c'era proprio un'atmosfera diversa.

Quel che resta del Wii

La macchina odiata dagli hardcore gamer lascia la scena.

A dimostrazione del fatto che sto invecchiando, non ricordo bene quale fu la mia reazione il giorno in cui il Wii venne annunciato ufficialmente. Sì, rammento che ironizzai sul fatto che Iwata dovette spiegare bene cosa stava a significare il nome scelto per la nuova console, ma il pathos era pari a zero. Mi ero eccitato molto di più quando aveva iniziato a girare per la rete un filmato dedicato ad un avveniristico progetto Revolution, il nome in codice con il quale Wii era stato mostrato all' E³ 2005, che poi si era scoperto essere stato realizzato da un geniale programmatore spagnolo (se non ricordo male).

Il salto più lungo - articolo

Quale passaggio generazionale è stato il più significativo nella storia dei videogiochi?

Qualche tempo fa chiacchieravo di videogiochi con un amico che ha più o meno la mia stessa età (vicinissimo ai 40) e formazione ludica (anche lui ha iniziato con un Mattel Intellivision). Di solito siamo quasi perfettamente allineati per quanto concerne l'andazzo dell'industria e abbiamo gli stessi gusti in fatto di tipologie ludiche ma su un tema ci scorniamo sempre. È un dettaglio, certo, ma ce lo portiamo avanti da un pezzo: quale sia stata la generazione più importante nella storia dei videogiochi.

I giocatori non vogliono più… - editoriale

Cosa vorrei cambiasse nella prossima generazione.

Il videogioco, in quanto industry multimiliardaria, è un animale strano, instabile, in perenne mutamento. Spiace constatare però che, a fronte di cliché inossidabili che si perpetuano da anni e anni (se non da sempre), molti dei trend introdotti di recente si sono rivelati quanto meno... negativi, come non vorrebbe sentirsi dire Nanni Moretti.

Videogiochi, la crisi del trentesimo anno - editoriale

Cosa succede quando la passione viene meno?

La mia carriera di videogiocatore è iniziata alle 9 in punto della mattina di Natale del 1982. Sì, me lo ricordo bene, perché ho un'ottima memoria e perché la prima console non si scorda mai. Era un Mattel Intellivision con annessa cartuccia del calcio, pardon, NASL Soccer, regalata da un zio ricco, visto che i miei non potevano permettersela.