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Avvocato di difesa (serie TV) Recensione

The Lincoln Lawyer torna per le strade di Los Angeles

Dimenticatevi (se riuscite) Matthew McConaughey negli anni del suo massimo fulgore fisico, mentre dai sedili della sua Lincoln risolve casi giudiziari di vario spessore, finché non incappa in quello che mette a rischio la vita sua e dei suoi cari.

Il film del 2011 era tratto dal primo romanzo di Michael Connelly (autore di tanti ottimi noir e creatore di Bosch) dedicato all’avvocato Mickey Haller, anticonformista, disinvolto, con un suo personale gusto per la Giustizia, ex marito ancora innamorato, padre di una figlia adolescente. Nella nuova serie tv su Netflix, viene adattato il secondo romanzo della serie, La lista (del 2008, edizione italiana nel 2011), in cui molti passaggi ricorderanno comunque il film.

Siamo nella sempre affascinante Los Angeles, l’avvocato Mickey Haller ha mollato il timone da un anno e mezzo, dopo un incidente che ha avuto conseguenze gravi, fra cui anche una dipendenza faticosamente combattuta. Ha smesso di esercitare e trascina le sue giornate a riprendersi, senza grandi risultati. Ma la morte di un collega lo costringe a tornare in sella.

L’avvocato e la sua Lincoln d’epoca.

Viene infatti ammazzato un avvocato penalista, che lascia l’ufficio e tutti i suoi casi proprio a uno stupefatto Mickey. Che vede l’occasione per tornare al lavoro, anche perché fra i casi ce n’è uno di gran richiamo: il solito tycoon inventore di tecnologie dal successo planetario, è accusato di avere ammazzato la moglie e il suo amante, dopo averli sorpresi insieme.

Nel frattempo deve richiamare al lavoro il vecchio amico Cisco, il suo investigatore di fiducia dei bei tempi, e assumere un’autista che gli permetta di spostarsi per la città senza sprecare tempo guidando, occupandosi invece dei suoi casi dal suo vasto sedile posteriore, e assume Izzy, una ragazza che ha tirato fuori dai guai. Ovviamente anche scoprire chi ha ammazzato il collega ha una sua importanza, anche per evitare di fare la stessa fine. Intanto è costretto a stare dietro ai casi spiccioli che ha pure ricevuto in eredità, sfrecciando fra i vari tribunali del distretto (anche se lo fa non più sulla sua macchina d’epoca, che si vede poco, ma su un più confortevole Suv, sempre Lincoln da decisamente meno chic).

Sono tutti i casi che quotidianamente intasano i tribunali, tutti riguardano gente che non è in grado di difendersi da accuse spesso pretestuose o addirittura false, vittime di poliziotti che hanno infierito perché il sistema è strutturato così, forte con i deboli e debole con i forti, con il ben noto problema del patteggiamento. Infatti questa è la pratica consigliata per tagliare corto e, anche se innocenti, non andare a processo con un legale d’ufficio e magari venire condannati a pene maggiori per rappresaglia.

Mickey deve anche gestire le due ex mogli. La prima, che è la madre della loro figlia adolescente ed è ancora assai amata da Mickey, è il vice-procuratore di Stato (Neve Campbell, nel film con McConaughey era Marisa Tomei), che sta perseguendo un caso di sfruttamento di immigrati clandestini. L’altra (l’attrice Becki Newton) manda avanti tutta la parte burocratica dell’ufficio e fa anche da motivatrice (Mickey è uno soggetto a molti dubbi e scrupoli morali). Entrambe sono molto protettive nei suoi confronti e non hanno mai smesso di volergli molto bene.

McConaughey e Garcia-Rulfo, confronto insostenibile.

Christopher Gorham, che ricordiamo come informatico cieco geniale ai limiti del misticismo nella serie Covert Affairs, con Piper Perabo, è il miliardario sotto accusa. Negli altri ruoli si vedono molte facce note. Tanti filoni narrativi dunque che vengono sbrogliati con mestiere. A scrivere troviamo David E. Kelley, notissimo autore di infinite serie di successo, affiancato da Ted Humphrey (showrunner, produttore esecutivo e sceneggiatore).

La trama “gialla” è valida, non che si dubitasse di Connelly. Purtroppo, pur umano e meno divo, quindi in fondo più credibile, Manuel Garcia-Rulfo, scelto come protagonista, in ogni momento fa sognare che al suo posto ci sia Matthew McConaughey. Se si supera questo problema però, si riesce a seguire la serie tranquillamente, anche il personaggio è molto sottotono rispetto all’originale, più riflessivo, meno superstar, uno che ha i suoi principi e dirà alla figlia che “nella vita bisogna avere chiaro ciò in cui credi, ciò che desideri e ciò che devi fare, ma non sempre le cose coincidono”.

Che Garcia-Rulfo se la cavi è indubbio, però avremmo comunque preferito uno se non proprio più “figo” uno un po’ più carismatico. Il fatto che, forse per politica correttezza, sia ispanico (l’attore è di origine messicana) non conta sul nostro giudizio, è un attore un po’ anonimo, visto senza notarlo troppo in Sweet Girl, Dal tramonto all’alba e Goliath. Qui sembra proprio l’avvocato della porta accanto, anche se pure lui ha una casa sulle colline di Hollywood con splendida vista come Bosch con cui condivide la passione per il jazz. Nel romanzo c’è un crossover, là era Bosch a indagare sulla morte del collega, vedremo se comparirà nella seconda stagione promessa.

Neve Campell, una prima moglie impegnativa

Quanto alla serie, onestamente commerciale senza pretese di Golden Globe, si tratta di uno dei soliti legal drama, genere assai gradito dal pubblico, sia cinematografico che televisivo, tratto dal romanzo di uno che il suo mestiere lo sa fare benissimo (come dicevamo, come dubitare di Michael Connelly), scritto da un professionista come David E. Kelley, che alterna indagini sul campo e sedute in tribunale, che si intrecciano alle vite dei vari personaggi.

Il tutto in un’ambientazione assai attrattiva, come può essere Los Angeles con la sua costa di Santa Monica, Venice e Marina del Rey. Personalmente pensiamo che sia un errore non mantenere il titolo originale anche in italiano, Avvocato di difesa è proprio troppo generico.

Vista la quantità di storie crime ambientate da quelle parti, non dubitiamo che la realtà in quella zona possa costituire davvero fonte inesauribile per la finzione. Come si dice nella serie, “inclina il mondo da una parte e tutto quello che non ha radici rotolerà a L. A.”.

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