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Battlefield 4: Second Assault - review

Levolution al confine del Mar Caspio.

Come promesso molto prima del lancio di Battlefield 4, prosegue la cavalcata di DICE per quanto riguarda i DLC dedicati allo sparatutto per eccellenza su PC dello scorso anno. Nonostante un avvio incerto, peraltro non molto diverso da quello di Battlefield 3, il multiplayer del titolo di EA è ormai entrato nella fase della maturità e la pubblicazione del nuovo pacchetto scaricabile a pagamento contribuisce a tenere alta l'attenzione della community multigiocatore.

Second Assault potrebbe essere considerato il DLC meno innovativo tra tutti quelli pubblicati, visto che sin dall'annuncio è stato proposto come un remake di quattro tra le mappe più giocate di Battlefield 3. In realtà le cose non stanno esattamente così visto che Gulf of Oman, Operation Metro, Operation Firestorm e Caspian Border sono state tutte rivisitate dal punto di vista dello stile grafico in quella che potremmo definire una versione "autunnale", subendo anche una serie di variazioni che le rendono più o meno diverse da giocare sotto l'aspetto tattico rispetto agli originali. Non solo: in aggiunta alla valanga di modalità di gioco con cui è possibile affrontarle su Battlefield 4, Second Assault introduce anche il Capture the Flag, una modalità ormai datata ma che i tradizionalisti potrebbero gradire come piacevole diversivo rispetto alle giocatissime Conquest, Rush e Obliteration.

Ma veniamo alle mappe: quelle scelte sono sicuramente tra le più belle di Battlefield 3 per varietà ed estensione ovvero una mappa di fanteria pura e tre veicolari. La prima che abbiamo provato è stata la cara vecchia Operation Metro, teatro di fragfest tra i più sfrenati a base di granate dietro gli angoli e saturazioni di proiettili di corridoi stretti e bassi. Il layout non è molto diverso dall'originale: fatta salva l'introduzione di due ascensori costantemente minati e un corridoio supplementare, tatticamente non ci sono grosse variazioni alle sparatorie ultracompresse tra un mezzanino e l'altro della versione 2013.

Operation Metro e Operation Firestorm sono le mappe meno evolute come layout ma nonostante questo rimangono ancora molto piacevoli da affrontare.

Tuttavia, oltre a un retexturing completo che contribuisce a creare un look più dark e sotterraneo, i DICE hanno introdotto piccoli elementi del Levolution che possono variare leggermente il gameplay. Il primo è quello di far crollare alcune parti della controsoffittatura per creare ripari artificiali, in grado di generare altre linee di fuoco oltre ai soliti angoli e scale mobili. Alcuni corridoi ora sono forniti d'interruttori per spegnere o accendere la luce e creare zone perfette per un'imboscata nei confronti di nemici ignari. Non mancano anche alcune aree semiallagate da infiltrazioni d'acqua dal soffitto, per quanto si tratti più di orpelli estetici che altro.

"I DICE hanno introdotto piccoli elementi di Levolution che possono variare leggermente il gameplay"

In seconda battuta ci siamo dedicati a Gulf of Oman e qui abbiamo avuto una bella sorpresa: oltre ad un restyling grafico con la modifica di alcuni edifici che cambiano il contesto del combattimento urbano, i DICE hanno riciclato in modo molto efficace l'effetto tornado di Paracel Storm tramutandolo in una vera e propria tempesta di sabbia: l'effetto è di dimezzare nettamente la visibilità poco dopo l'inizio del round. Questo cambia drasticamente il gameplay perché rende ciò che prima era un paradiso per i cecchini, un incubo ad occhi aperti della distanza ravvicinata in cui chiunque può sbucare dalle nebbie in qualsiasi momento e impallinarci da ogni direzione. La mappa pare anche meglio bilanciata rispetto al passato vista la presenza di mezzi antiaerei a contrastare quello che in precedenza poteva essere un dominio assoluto di elicotteristi molto abili, che ora dovranno fare i conti anche con venti a forza cinque e visibilità quasi zero.

Restiamo in ambito tempeste ma cambiamo argomento: sotto il profilo del layout, Operation Firestorm è probabilmente la mappa del quartetto che ha subito meno cambiamenti in senso assoluto, se non un restyle della tonalità grafica che toglie il look estivo a favore di un'ambientazione più autunnale. Edifici, strade e conformazione del terreno sono invece rimasti essenzialmente gli stessi. La vera novità riguarda l'uso del fuoco: rimanendo fedele al suo nome, ora si notano incendi levarsi dalle strutture che alzano alti pennacchi di fumo capaci di oscurare la visibilità degli elicotteri in determinate zone. Anche per la fanteria a terra può essere un problema muoversi visto che quelle che prima erano autobotti indistruttibili ora rilasciano ampie pozze di carburante che possono essere incendiate causando danni non da poco ai malcapitati fanti che ci si trovano in mezzo.

Caspian Border e Gulf of Oman in versione rieditata sono assolutamente spettacolari. Dimenticatevi gli originali, perché tatticamente si giocano in modo completamente diverso.

Se le novità di Operation Firestorm sono essenzialmente estetiche, Caspian Border è invece la mappa più interessante del quartetto perché oltre al cambio stagionale di tonalità di colore, è stata modificata nel suo layout andando a influenzare lo sviluppo del gameplay. Innanzitutto quello che prima era un confine composto da semplici reticolati facilmente attraversabili ora è un muro di cinta con cancelli attivabili e un paio di brecce in punti specifici, classici chokepoint in cui si svilupperanno aspri combattimenti nel caso un team riesca a prevalere sull'altro. Anche l'alta torre prima posizionata su uno dei punti di controllo periferici è ora stata spostata centralmente con tanto di sotterranei e una stanza di controllo "minabile". Una volta abbattuta la torre questa si accascia al suolo creando una sorta di labirinto di spezzoni della struttura in cui possono svilupparsi sparatorie interessanti.

"Caspian Border è la mappa più interessante del quartetto"

Caspian Border è sicuramente la mappa migliore del lotto, seguita a breve distanza da Gulf of Oman per come interpreta il concetto di Levolution introdotto da Battlefield 4: il feeling è quello degli scenari originali ma con le modifiche citate poco sopra il fluire del gameplay può cambiare drasticamente costringendo i giocatori ad adattarsi a un ambiente completamente diverso (la tempesta di sabbia di GoO è l'esempio migliore) o a varianti tattiche di una verta importanza che impongono di pensare a diversi movimenti di squadra per presidiare efficacemente i punti di controllo.

A conti fatti l'operazione nostalgia messa in moto da DICE si può dire compiuta: i maniaci di Battlefield 3 ci andranno sicuramente a nozze, mentre chi è arrivato a Battlefield 4 senza passare dal predecessore è caldamente spinto a recuperare il terreno perduto, sapendo che già frotte di utenti Premium riempono i server dedicati a questo DLC a ogni ora del giorno e della notte. La validità tattica degli scenari proposti grazie agli eventi Levolution non si discute e la varietà nel mescolare scenari veicolari e di fanteria è altrettanto azzeccata. A penalizzare il voto, come al solito, è il problema tipico di questo genere di DLC, ovvero il prezzo. Va bene il restyling e il dinamismo del layout, ma dieci euro restano sempre una cifra francamente eccessiva per una modalità di gioco obsoleta e quattro mappe riciclate come quelle di Second Assault, seppure ottimamente.

6 / 10

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Matteo Lorenzetti

Contributor

Dopo dieci anni di The Games Machine, approda finalmente alla redazione di Eurogamer.it. Onnivoro per quanto riguarda i generi, predilige sparatutto, giochi di guida ed RTS.

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