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BigFest - recensione

Date vita al Woodstock del nuovo millennio!

Theme Hospital e Theme Park. Il paragone, già dopo i primi minuti passati in compagnia di BigFest, sorge prepotentemente nelle menti (e nei cuori) dei videogiocatori che fieramente esibiscono qualche capello bianco. Le gloriose e indimenticabili produzioni di Bullfrog Productions furono tra le prime a dare all'utente la possibilità di modellare e gestire una struttura che, passo dopo passo, andava potenziata, espansa, curata in ogni dettaglio.

All'epoca non c'erano obiettivi dichiarati, né imposti. A spingerci a erigere un nuovo padiglione del policlinico, a inaugurare una nuova attrazione, c'erano solo l'ambizione, il desiderio di spingerci un po' più in là, l'inspiegabile desiderio d'incrementare un patrimonio (virtuale) che, pur non rendendoci più ricchi di quanto non lo fossimo nella realtà, quantomeno ci rinfrancava delle nostre fatiche. BigFest non s'inventa nulla, limitandosi a sostituire il Gemelli e Mirabilandia con Woodstock. Nel ruolo di un promoter in erba, infatti, dovrete trasformare una discarica a cielo aperto nel luogo di ritrovo più cool e ambito da amanti della musica e band affermate.

L'idea di base, per quanto riciclata, è indiscutibilmente affascinante e, almeno sulle prime, ben introdotta e sviluppata. Inizialmente nell'area concessavi da chissà quale amministrazione comunale troverete solo un palco fatiscente, un mixer inutilizzabile, un depuratore mezzo scassato e qualche roulotte in cui far dormire i roadie: la forza lavoro che si preoccuperà di costruire e aggiornare le varie strutture.

Le band che potrete reclutare fanno tutte parte della scena indie. Scelta sicuramente obbligata dalla necessità di abbattere le spese per i diritti ma che, forse involontariamente, dona un minimo di carattere alla produzione.

A partire dalla solita visuale isometrica, dunque, starà a voi spendere i pochi contanti a disposizione per edificare le prime bancarelle di snack e bevande, imprescindibili per far lievitare le entrate. Subito dopo vi toccherà ingaggiare le band che si esibiranno sul palco, consapevoli che, almeno all'inizio, si tratterà di astri nascenti in grado di attrarre solo pochi fan e di creare ben poco "vibe", termine con cui si fa riferimento al clamore, alla bolgia, al fervore della folla, e che dovrà raggiungere un valore minimo per il conseguimento degli obiettivi che il livello di turno v'imporrà.

Se come nei vecchi Theme Park e Theme Hospital lo spazio da gestire resterà sempre lo stesso, aggiornando la formula alle necessità dei videogiocatori di oggi, BigFest propone una lunga lista di concerti in cui soddisfare determinati requisiti per accumulare stelle con cui sbloccare prove sempre più difficili.

Dal punto di vista gestionale gli sviluppatori hanno svolto un ottimo lavoro. Ampliare l'area adibita al campeggio garantirà un afflusso maggiore di spettatori ma dovrete potenziare le strutture sanitarie; una giornata di pioggia vi costringerà a riconvertire i negozi in distributori di bevande calde; per poter usufruire di maxi-schermi dovrete prima aggiornare il mixer. Ogni struttura, insomma, necessita e al contempo mette a disposizione nuovi potenziamenti e strutture che potrete creare, in un circolo virtuoso potenzialmente assuefacente.

È possibile visitare i festival degli altri utenti, sia per imparare qualche trucchetto, sia per raccogliere denaro extra in vari modi. Peccato che il netcode sia, senza mezzi termini, vergognoso e costringa quasi sempre a riavviare la partita più e più volte.

Il senso di progressione, insomma, è ottimamente veicolato dalle stesse meccaniche che cercano disperatamente di mantenere alto l'interesse persino durante il concerto vero e proprio: tra disturbatori di varia natura da allontanare, segnalandoli ai roadie tramite touch-screen, e richieste delle band da soddisfare, di cose a cui prestare attenzione, almeno sulle prime, ce ne sono diverse.

Peccato che il gioco, dopo un inizio incoraggiante, crolli miseramente non appena si superano le prime prove. La gestione del denaro, tanto per cominciare, crea qualche grattacapo di troppo. I vari negozi sparsi per l'area producono incassi con incredibile lentezza e spesso e volentieri dovrete sacrificare parte dei guadagni per svuotare cestini e riparare le toilette. In pratica, si cade nella trappola del grinding, manovra e tecnica praticamente indispensabile per poter potenziare le strutture del parco e affrontare le missioni successive, visti gli alti parametri da rispettare in termini di affluenza e vibe.

La situazione non sarebbe tanto grave di per sé, non fosse che dopo l'iniziale esaltazione, dovuta alle tante cose da scoprire, ci si accorge della scarsa profondità del gameplay. Al di là di qualche borseggiatore da allontanare, il più delle volte si resta totalmente immobili durante le performance artistiche, sperando di mettere da parte denaro a sufficienza da non doversi sorbire la tiritera per l'ennesima volta.

Non neghiamo che dare vita ad un concerto di grandi dimensioni regali tante soddisfazioni, ma prima di arrivarci sarete tentati di gettare la spugna un numero incalcolabile di volte.

A peggiorare le cose troviamo una gestione pressoché arbitraria della crescita delle band che solo in linea teorica, da sconosciute promesse dovrebbero tramutarsi in musicisti acclamati mano a mano che l'ampliamento del festival gli concede la possibilità di catturare sempre più fan. Se sulla carta tutto dovrebbe funzionare alla grande, all'atto pratico vedrete crescere e calare il vibe che sono in grado di generare senza alcuna causa apparente, con buona pace delle strategie da promoter che potreste attuare per superare l'obiettivo di turno.

BigFest tenta dunque di riesumare lo spirito delle vecchie produzioni di Bullfrog, aggiornandolo e traghettandolo sulla bistrattata PS Vita. Peccato che dopo un inizio incoraggiante, dove si assaporano le potenzialità di questo gestionale vecchia scuola, il tutto venga rovinato dalla cronica mancanza di profondità e da una gestione totalmente arbitraria di alcune meccaniche fondamentali per il completamento delle missioni.

Se da un lato potremmo anche soprassedere sulla rivedibile crescita delle band, non possiamo accettare di avere a che fare con un gioco del genere che, più o meno involontariamente, ci spinge nel vortice del grinding più alienante. Peccato, perché un buon "Theme Woodstock" avrebbe indubbiamente fatto bene alla console portatile di Sony, quanto mai abbandonata a sé stessa.

5 / 10

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Lorenzo Fazio

Contributor

Lorenzo Fazio non ha mai smesso di giocare sin dai tempi del Master System. Ha così cercato di unire l’utile al dilettevole, inventandosi giornalista videoludico. Qualcuno ci è cascato: scrive per importanti testate del settore da quasi una decina di anni.

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