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Circus Electrique Recensione | Una Londra steampunk da salvare

Un circo decisamente diverso dal solito.

Se anche voi siete rimasti letteralmente ipnotizzati e follemente innamorati di Circus Electrique fin dalla sua prima apparizione, probabilmente avete contato i giorni che vi separavano dalla sua uscita... beh, il momento è arrivato! Dopo aver passato moltissimi anni a migliorare la propria abilità nel ricreare flipper virtuali fino a raggiungere quasi la perfezione, il team Zen Studio ha deciso di dedicarsi a qualcosa di diverso... di MOLTO diverso.

Come le prime immagini e trailer suggerivano, Circus Electrique ricorda non poco ai giochi della serie Darkest Dungeon, condito però da una sfiziosa salsa steampunk. In effetti la somiglianza con i titoli di Red Hook è evidente, così come il mix di generi che lo contraddistinguono, che spaziano dal classico RPG story-driven con elementi tattici ai titoli con propensione gestionale.

La storia che fa da sfondo piacerà senza ombra di dubbio a chi ama le atmosfere vittoriane con venature pseudo-horror: gli abitanti di Londra si sono improvvisamente trasformati in killer spietati e gli unici che possono riportare la situazione alla normalità sono i componenti di un circo che dovranno utilizzare i loro molteplici talenti per salvare la città e parte dei suoi abitanti.

Sbloccando le Capsule Temporali potrete rivisitare quartieri già “battuti” che in alcuni casi apriranno qualche nuova strada.

Le due anime del gioco si toccano senza mai intersecarsi e soprattutto l'inizio del gioco ha un ritmo a dir poco blando a causa di un tutorial piuttosto lungo che insiste nello spiegare meccaniche che la maggior parte di noi conosce alla perfezione. Volendo potrete saltarlo ma così facendo perderete quei 6/7 dettagli nascosti nella giungla del “già sentito” che potrebbero fare la differenza. Sono infatti molti gli ingranaggi che contribuiscono a far muovere l'inizialmente farraginosa macchina a vapore chiamata Circus Electrique. Dovrete avere pazienza perché per ingranare (scusate il gioco di parole) il gioco ci mette un po'.

Tutto diventerà un po' più interessante e fluido quando avrete aperto le varie sezioni del circo, alle quali potrete tornare in qualsiasi momento durante le esplorazioni delle strade di Londra. Qui potrete reclutare nuovi artisti/eroi, far riposare quelli ormai spompati, pianificare gli spettacoli successivi e via dicendo. Sono tutti elementi gestionali non particolarmente approfonditi, ma che messi insieme danno vita ad un brulicante spettro di attività che dovrete tenere costantemente sotto controllo.

Il reclutamento, ad esempio, non va preso alla leggera: saranno molti i personaggi che “busseranno” alla vostra porta e gli slot disponibili non sono poi tanti. Decidere quali reclutare, sostituire o abbandonare possono modificare non poco la squadra e di conseguenza anche i risultati sia degli spettacoli circensi che dei combattimenti.

Per quanto riguarda i primi, sarà molto importante tenere presenti le affinità tra gli artisti, la varietà dei numeri e altri fattori che possano garantire buoni incassi. Ripetere sempre gli stessi numeri farà stancare il pubblico mentre utilizzare un artista in un numero che non gradisce darà vita ad un risultato non esaltante. A tal proposito è piuttosto utile allenare le abilità dei singoli artisti nell'apposita sezione del circo, cosa che aumenterà i loro attributi e la relativa esperienza.

Sul mini-schermo Switch alcuni testi e soprattutto gli indicatori sono davvero difficili da leggere. Meglio giocare in modalità docked.

Tutto questo viene visualizzato tramite una serie di indicatori che sul piccolo schermo Switch non sono facilissimi da tenere sotto controllo. La situazione risulta nettamente più chiara se si gioca in modalità docked e lo stesso vale per i combattimenti, il cui HUD è talmente ricco di frecce, indici e valori da rendere difficoltosa la consultazione su pannelli al di sotto dei 20 pollici.

Ma veniamo proprio a loro, gli scontri contro la feccia che infesta le strade da quando è iniziata la follia. I sei distretti londinesi in cui vi muoverete sono rappresentati da altrettante mappe sulle quali vengono posizionati gli eventi. La maggior parte di questi sono combattimenti che si svolgeranno con il classico schieramento “eroi sulla sinistra, nemici sulla destra”.

I turni di attacco sono visibili in alto sullo schermo ed ogni protagonista avrà un set ben distinto di abilità che funzioneranno più o meno bene in base alla sua posizione nello schieramento. Anche qui, i fattori da tenere presenti non sono pochi. Tra abilità attive e passive, effetti secondari, immunità e via dicendo dovrete tenere sotto controllo parecchie cose, ma sarà la Devozione a giocare un ruolo particolarmente importante.

Questa componente infatti permea ogni elemento caratteristico dei quattro membri attivi del vostro party, dal loro morale all'affiatamento corale fino ad arrivare all'efficacia delle singole tecniche. Tenere alta la Devozione significa avere a che fare con un team “in salute” che avrà ben poco da temere, ma il livello può abbassarsi velocemente in base a molti fattori, non ultimi gli attacchi degli avversari. Allo stesso modo, anche voi potrete (e dovrete) abbassare sia l'energia vitale che la Devozione dei nemici attaccandoli nei loro punti deboli fino ad eliminarli fisicamente o a costringerli a darsela a gambe.

Occhio perché tutti i personaggi che deciderete di utilizzare negli spettacoli non potranno essere portati in combattimento.

Potrete recuperare il valore di Devozione dei vostri personaggi in molti modi: facendoli riposare tra un incontro e l'altro, utilizzando specifici oggetti di cura o particolari abilità o ottenendo risultati particolarmente buoni in combattimento. Con il procedere del gioco scoprirete che alcuni elementi del party sono addirittura in grado di esaltare la Devozione dei loro compagni, sbloccando temporaneamente specifici attacchi speciali.

Come sempre il combattimento avrà termine quando tutti gli elementi di uno schieramento verranno battuti. I quartieri saranno “liberati” quando avrete sconfitto tutti i nemici sulla mappa ma soprattutto tolto di mezzo i Boss locali che oltre ad essere ovviamente molto più forti garantiscono anche ricompense nettamente maggiori.

Il loot ricevuto alla fine di ogni battaglia, o trovato in specifiche caselle delle mappe, consisterà anche in sfiziosi gadget che una volta equipaggiati attiveranno bonus utili per ogni personaggio. Sia i gadget che i relativi bonus, tuttavia, verranno perduti definitivamente nel caso l'artista che li utilizza muoia in combattimento o si allontani dal circo perché la sua Devozione è scesa a zero Discorso diverso invece nel caso siate voi a decidere di licenziarlo, in quel caso tutti i suoi averi vi verranno riconsegnati e potrete riutilizzarli.

Circus Electrique è un prodotto abbastanza sfaccettato che nel suo insieme funziona bene ed è godibile anche da giocatori non avvezzi ai generi Tactical-RPG e gestionale proprio perché entrambi questi fattori non sono approfonditi più di tanto. A soffrire nel medio termine è proprio la parte manageriale del circo, che diventa quasi automatica e fornisce pochissimi stimoli alla sperimentazione.

Si vocifera che nel gioco sia “nascosto” un club speciale nel quale potrete affrontare combattimenti speciali che garantiscono ricompense esclusive.

Forse giocare ad un livello di difficoltà più alto (ma occhio perché anche quello medio non è per niente facile) potrebbe amplificare la necessità di scegliere con maggior attenzione personaggi e spettacoli, ma nella configurazione standard entrambi gli elementi sono meno vitali di quanto dovrebbero nell'economia del gioco. Buona e abbastanza originale invece l'idea della Devozione, che vorremmo vedere più espansa e articolata magari in un ipotetico sequel.

Circus Electrique è come un bell'orologio da taschino. Lo vedi nella vetrina e ne rimani affascinato, i riflessi bronzei della cassa dorata ti inebriano le pupille e il movimento dei suoi minuscoli ingranaggi quasi ti ipnotizzano. Lo compri, lo infili nel panciotto e godi nel tirarlo fuori di tanto in tanto per sfoggiarne lo stile. Dopo qualche giorno, però, uno di quei piccoli rotori si inceppa e gli fa perdere qualche battito. Lo sistemi e lui riprende a ticchettare con cadenza perfetta per poi incepparsi nuovamente e ripartire un attimo dopo.

Nel tentativo di creare un'esperienza complessa e appagante, Zen Studio ha reso eccessivamente aggrovigliata la sua creatura incastrando tante meccaniche ed elementi di gioco in un'esperienza che probabilmente non ne aveva bisogno. Il risultato è un titolo esteticamente intrigante, originale nella sua costruzione e tutto sommato piacevole da giocare... ma che avrebbe potuto funzionare molto meglio se fosse stato sfrondato di alcuni ingranaggi francamente poco utili alla causa.

6 / 10

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A proposito dell'autore

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Daniele Cucchiarelli

Contributor

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 20 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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