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Crimesight Recensione, la criminologia sposa l’intelligenza artificiale

Sherlock Holmes ha un terribile nemico da fermare…

Londra, anno 2075. In un universo incredibilmente evoluto, pregno della migliore tecnologia mai esistita, qualcosa continua a esistere instancabilmente: la crudeltà. Se ad oggi possiamo solo scovare il criminale a fatto compiuto (e a volte neanche questo è sempre possibile), stavolta entra in gioco l’intelligenza artificiale. Attraverso un sistema di analisi dei dati si possono infatti prevenire gli omicidi e individuarli ancor prima che accadano. Ciò ha portato alla riduzione della criminalità del 90% ma la restante percentuale è dominata dal lato oscuro dell’umanità.

Il bene e il male sono rispettivamente rappresentati da Sherlock Holmes, il famoso detective amato per le sue doti investigative, e Moriarty. Quest’ultimo è il nemico da affrontare, l’entità a cui impedire di eseguire macabre atrocità. Tuttavia Crimesight sembra volerci attrarre verso la controparte malvagia, piuttosto che farci preferire l’azione investigativa. Prima di parlarvene nel dettaglio, vi spieghiamo ciò che è il fulcro interattivo di questo nuovo gioco targato Konami.

Probabilmente è una novità nel mondo dei multiplayer online, sebbene strizzi l’occhio ad Among Us. Ciò che lo differenzia da quest’ultimo, però, è una forte componente strategica e leggermente più statica, come se fosse una partita a scacchi da dover gestire attentamente. I personaggi sono infatti intrappolati all’interno di una villa composta da diverse stanze, ed è necessario fare tutto il possibile per sopravvivere prima che arrivino i soccorsi, nonché per sventare il delitto.

In quasi ogni stanza è presente un punto di interesse. Cercare cibo sarà di vitale importanza se vorrete fermare i piani malvagi di Moriarty.

Saremo onesti: comprendere le dinamiche di gioco, almeno inizialmente, è stato abbastanza complesso. Immaginate di essere davanti a una scacchiera, come anticipato prima: ogni personaggio è una pedina con dei turni specifici. Il vostro compito è quello di spostarvi nella villa selezionando le caselle (massimo tre, nel caso godiate di buona salute). Per impedire l’omicidio dovete analizzare i comportamenti di ogni singola persona, dato che Moriarty assume il controllo del potenziale assassino, lasciando sospetti non sempre facilmente intuibili. I fattori più importanti sono due: non allontanarsi troppo e quindi essere più o meno tutti uniti e, soprattutto, cercare cibo.

La villa comprende dei punti di interesse: il cibo vi permette di non subire rallentamenti e quindi di fermare l’assassino. La fame, infatti, indebolisce il personaggio e lo costringe ad avere un numero ridotto di mosse. Possedere cibo significa consumarlo a fine giornata, dopo tre turni, e quindi avere un vantaggio aggiuntivo su un killer potenzialmente esausto.

Ciò non sarà facile, però, perché spesso vi ritroverete a ottenere armi del delitto e la vostra fame peggiorerà inevitabilmente. Ebbene, queste sfaccettature tendono a non farci apprezzare troppo la controparte di Sherlock, dato che potrebbe essere ancora più confusionaria per un neofita che semplicemente cerca di sopravvivere alla fame piuttosto che sventare il delitto.

Moriarty, invece, è decisamente più intrigante e soddisfacente. Sebbene anche l’assassino possa indebolirsi e riscontrare delle difficoltà, ha una modalità di azione molto più chiara e lineare. Per adempiere al suo scopo, infatti, deve semplicemente assecondare tre fattori chiave. Il primo consiste nel trovare l’arma del delitto, che si tratti di una statuetta, un martello o altri strumenti letali. Il secondo requisito prevede che il personaggio si trovi nella stessa stanza del suo bersaglio e, per ultimo, che non ci siano spettatori.

Il comparto grafico non è impeccabile ma è comunque gradevole.

Nonostante la confusione iniziale, questa esperienza di gioco si è rivelata davvero gradevole e sorprendente. I numerosi tutorial a disposizione ci hanno permesso di acquisire dapprima la conoscenza necessaria per giocare senza difficoltà. Vi consigliamo quindi di fare pratica con molta calma, dato che successivamente potrete giocare esclusivamente online. Quest’ultima sfaccettatura potrebbe far storcere il naso a molte persone, ma ci teniamo a rassicurarvi: non ci sarà quasi alcun tipo di comunicazione.

Dimenticate quindi le chat vocali o scritte, perché l’unico modo per confrontarvi sarà attraverso l’invio di stickers con il tasto sinistro mouse. Che si tratti di un pollice in su o di una faccina sospettosa, è un’interazione dinamica, veloce ed efficace. Inoltre, i presunti sospettati possono essere silenziati dalla chat per impedirgli di vedere le vostre mosse.

Ciò che non ci convince particolarmente, però, è l’ipotetica assenza di un supporto post-lancio. Se questa dovesse essere la versione definitiva del gioco, le persone potrebbero stancarsi dopo diverse ore e preferire altri titoli più stimolanti e dinamici. Le sue basi sono molto promettenti ma, per quanto possa permettere di divertirsi in compagnia, non offre molte modalità, per non parlare delle ambientazioni costantemente uguali. Ciò che differenzia quest’ultime è il numero e la disposizione delle stanze, ma nulla che possa favorire una rigiocabilità eccessiva. Allo stesso tempo, non sono necessarie particolari doti investigative, dato che Sherlock manderà alla fine di ogni giornata un resoconto dettagliato con i suoi sospetti.

Insomma, è un’avventura bella, divertente e intrigante, ma potrebbe non essere troppo competitiva per i più esigenti. Per quanto concerne l’aspetto tecnico, una grafica in stile anime e un comparto musicale interessante hanno contribuito a farci immergere maggiormente nell’esperienza di gioco. Inoltre, Crimesight è localizzato in Italiano, il che è un ottimo punto a favore per permetterci di comprendere meglio le analisi di Holmes.

Un personaggio controllato da Moriarty sfuggirà ai nostri comandi. Attenzione, però: non sempre si tratterà del presunto assassino…

È un’esperienza che riesce a coinvolgere e a far uscire il detective intrinseco che è in noi, osservando i personaggi con sguardo critico e imparando a dare importanza a ogni singolo gesto. Ci auguriamo che questo titolo possa essere supportato a dovere, possibilmente con l’aggiunta di nuove mappe e modalità ancora più stimolanti. Apprezzeremmo anche una componente PvE, ma come specificato prima la modalità multiplayer non è affatto limitante o invadente.

Proprio come in una partita a scacchi, potremmo volerci godere quei venti minuti di sessione e gioire per aver sventato un terribile delitto. Tuttavia, se anche non dovessimo essere così costanti e avviare il gioco di tanto in tanto, Sherlock resterebbe ugualmente il nostro fidato alleato da cui è sempre bello tornare.

7 / 10

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A proposito dell'autore

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Stefania Netti

Contributor

Classe 1995, Stefania ama follemente qualsiasi videogioco dalla trama coinvolgente, non a caso si definisce una “cacciatrice di emozioni”. Nella sua lista non possono mancare le avventure grafiche e, tra una sessione e l’altra di gaming, coccola i suoi gatti.

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