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Cyberpunk Edgerunners Recensione | Il conflitto tra carne e metallo

Una tranquilla gita a Night City tra gang criminali, cyber-psicopatici e tanto, tantissimo sangue.

Diciamocelo, il lancio di Cyberpunk 2077 non è stato certo dei più felici nella memoria recente dell'industria videoludica. Sarà per le aspettative fin troppo elevate che si erano create nel corso degli anni attorno a questo mastodontico RPG in prima persona, sarà per alcuni vistosi problemi tecnici che minavano la godibilità del prodotto, soprattutto nel periodo immediatamente successivo al day one, sarà per la mancanza di molte delle caratteristiche che erano state promesse in fase di promozione, il blockbuster di CD Projekt RED ha letteralmente diviso in due l'opinione di critica e pubblico.

C'è chi ha saputo soprassedere sulle criticità e godersi un'esperienza tutt'altro che banale con una scrittura di buon livello e alcune meccaniche di gameplay piuttosto riuscite, e chi è rimasto accecato dalle sue macroscopiche difficoltà tecniche (invero in gran parte risolte grazie al costante programma di aggiornamenti messo in campo dal team polacco, ndR) bollandolo come una delusione su tutta la linea.

Se c'è un aspetto su cui tutti sono stati d'accordo, tuttavia, è l'incredibile fascino della Night City immaginata da CD Projekt RED che, partendo dalle solide basi gettate dal gioco di ruolo cartaceo ideato dal designer Mike Pondsmith nell'ormai lontano 1988, ha saputo tratteggiare una metropoli futuribile ma assolutamente distopica in cui il perenne conflitto tra le mega-corporazioni che si contendono il dominio sulla popolazione facendo leva sui suoi vizi ed eccessi, è solo la punta dell'iceberg delle nefandezze che si celano sotto le scintillanti luci al neon che tappezzano strade, mura e vicoli.

La splendida metropoli futuristica di Night City fa da sfondo alla vicenda che vede protagonista il giovane David Martinez.

E proprio in questo stesso contesto, così inquietante ma al contempo intrigante, ha inizio la storia di Cyberpunk: Edgerunners, la nuova serie animata che si appresta ad approdare su Netflix e che racconta le vicende legate al personaggio di David Martinez, un adolescente sveglio ma problematico che, pur proveniente da una famiglia indigente, grazie agli sforzi della madre Gloria riesce a frequentare la prestigiosa Accademia Arasaka che dovrebbe garantirgli un futuro radioso.

Già dalle prime battute Edgerunners, esattamente come il gioco di ruolo originale, si pone il preciso obiettivo di dipingere le assurdità di questo universo avveniristico in cui il dio denaro ha assunto un ruolo predominante su qualsiasi aspetto della vita quotidiana. Le famiglie benestanti, infatti, possono permettersi l'assistenza sanitaria, la migliore istruzione e le migliori opportunità mentre tutti gli altri sono costretti a rincorrere, spesso finendo in giri poco raccomandabili o votandosi del tutto alla malavita.

È evidente che si tratti di una narrazione iperbolica che, però, riesce a descrivere efficacemente alcune tristi storture della società moderna, una tagliente operazione di denuncia che saprà colpire chi riesce a leggere tra le righe e non si accontenta di assistere in modo passivo alla notevole bellezza dell'animazione curata dal leggendario studio nipponico Trigger, già artefice della trasposizione del manga di Kill la Kill, Little Witch Academia e Darling in the Franxx, oltre che di uno degli episodi più apprezzati di Star Wars: Visions, solo per citarne alcuni.

All'indomani di un terribile dramma personale a cui il protagonista deve far fronte, comunque, la trama di Edgerunners subisce il primo scossone dando il via ad una sequenza di eventi che metterà il giovane David al cospetto di un futuro sempre più incerto in cui qualsiasi decisione potrebbe avere ripercussioni molto serie sul suo avvenire.

L'enigmatica Lucy è una talentuosa netrunner che entra improvvisamente a far parte della vita di David. Quali segreti nasconde?

Ovviamente il nostro obiettivo è quello di non anticiparvi nulla dell'intreccio narrativo imbastito da Bartosz Sztybor, il Narrative Designer di CD Projekt RED che si è occupato anche di Cyberpunk 2077, ma possiamo dirvi fin da ora che l'epopea dello sfortunato protagonista è una spirale discendente nel sottobosco criminale di Night City che pone l'accento su alcune tematiche molto importanti trattandole con la dovuta cura.

Si parla di transumanesimo, dell'annoso dilemma di 'quanta carne si può sacrificare sull'altare degli avanzamenti tecnologici prima di perdere completamente la propria umanità'; si discute di prevaricazione sociale in un universo in cui il bullismo e la prepotenza vengono amplificati a dismisura dal divario tra le modifiche corporee a disposizione di chi può permettersi di pagare e chi no; si parla di perdita, di lutto e di rivalsa personale negli anni più complicati della vita di qualunque adolescente alle prese con un avvenire del tutto nebuloso; si esplorano, infine, i rapporti tra i personaggi che possono trascendere qualunque ostacolo, se supportati dalla volontà di assumersi le proprie responsabilità.

C'è veramente tanta carne al fuoco, forse anche troppa per una serie composta da soli 10 episodi dalla durata inferiore ai venti minuti (sottraendo la sigla di testa e i titoli di coda, ndR). In alcuni frangenti, in effetti, si ha la sensazione che la narrativa proceda con un incedere fin troppo forsennato, senza indugiare sufficientemente nell'esplorare la caratterizzazione dei protagonisti, la loro psicologia e le loro motivazioni.

Il leggendario Studio Trigger è riuscito a confezionare un prodotto dall'impatto visivo notevole.

Al netto di David e dell'enigmatica comprimaria Lucy, gli altri componenti del cast sono stati dipinti con eccessiva superficialità, rendendo difficile affezionarsi a ciascuno di loro nel poco tempo passato in loro compagnia, il che riduce drasticamente il mordente di alcuni risvolti della trama. Intendiamoci, è facile rendersi conto di come Trigger abbia volontariamente conferito ad Edgerunners un ritmo molto più frenetico della media delle produzioni di questo genere, ma ci sarebbe piaciuto soffermarci qualche minuto in più in alcuni momenti, se non altro per far assimilare meglio alcuni concetti importanti che vengono presentati nel corso delle puntate.

Abbiamo notato, inoltre, anche alcuni problemi nel montaggio che, specialmente in alcuni episodi più avanzati, è veramente troppo precipitoso e frammentario, al punto da rendere difficile seguire gli sviluppi della vicenda se non si presta abbastanza attenzione e se non si conoscono i fondamenti dell'universo di Cyberpunk. Si sarebbe sicuramente potuto fare di meglio, sotto questo aspetto.

La maestria dei Trigger, invece, mostra tutta la sua travolgente potenza nel comparto animazioni che coniuga alla perfezione lo stile esaltante e sopra le righe tipico delle produzioni di questo celeberrimo studio nipponico con un immaginario adulto, violentissimo e a tratti psichedelico che si traduce in un impatto visivo straordinario.

Ci sono, naturalmente, anche entusiasmanti sequenze di combattimento in cui lo studio giapponese preme ancora di più sull'acceleratore e ci regala un'autentica pioggia di sangue tra corpi che esplodono, cruente sparatorie e qualche... inatteso shock.

Il team degli Edgerunners è composto da personaggi variopinti che, purtroppo, non hanno goduto dell'approfondimento psicologico che avrebbero meritato.

Immaginate di trovarvi al cospetto di una versione più estrema, brutale e feroce dei classici Ghost in the Shell o Akira e potrete avere un'idea approssimativa di ciò che troverete all'interno di Cyberpunk: Edgerunners. Niente male come termine di paragone, non è vero?

Menzione d'onore per la colonna sonora, curata personalmente da un mito del mondo dei videogiochi come Akira Yamaoka, già artefice dell'indimenticabile accompagnamento musicale dell'originale Silent Hill o del più recente The Medium di Bloober Team, e che può vantare anche brani dei Franz Ferdinand, di Dawid Podsiadło e tanti altri.

In definitiva, possiamo dire che Cyberpunk: Edgerunners ci ha convinti (quasi) senza riserve. La meravigliosa Night City vista nel RPG di CD Projekt RED qui risplende con forza ancora maggiore e fa da teatro ad una vicenda cruda, disperata e disperante, in cui il lieto fine appare fin da subito come un'opzione irrealizzabile. Studio Trigger ha dato ancora una volta prova di assoluto talento, animando una storia adulta e dalle tematiche interessanti senza temere di mettere in scena un gradiente di violenza sensibilmente maggiore rispetto a quello degli altri prodotti animati presenti sulla piattaforma di Netflix.

Le sequenze di combattimento sono violentissime ma sempre ben coreografate.

Avremmo apprezzato, come dicevamo, un maggiore approfondimento del carattere dei personaggi o di alcuni specifici punti della trama ma, in linea di massima, possiamo ritenerci soddisfatti. Cyberpunk: Edgerunners arriverà il 13 settembre su Netflix in un'unica soluzione, con i 10 episodi disponibili già dal primo giorno. Se avete nostalgia della metropoli di 2077 o se, semplicemente, cercate una storia dalle tinte cyberpunk ben realizzata, non potete lasciarvelo sfuggire.

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A proposito dell'autore

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Riccardo Cantù

Contributor

Nato nel 1993, Riccardo ha coltivato, negli anni, una passione smodata per tutto ciò che è entertainment. Videogiochi, cinema, fumetti, musica e letteratura sono il suo pane quotidiano e ama le lunghe discussioni riguardanti queste tematiche.

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