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Darwinia+

L’evoluzione del retrogaming.

Per i giocatori di una certa età, Darwinia può essere un’esperienza travolgente. Ci sono idee vecchio stampo, riferimenti e immagini che non fanno altro che far pulsare i nostri cuori nostalgici. Sentinel. Tron. Centipede. Worms. Space Invaders. 3D Ant Attack. Syndicate. Fat Worm Blows A Sparky. Lemmings. The Settlers. Chaos. Un retro mondo da espandere evidentemente verso nuove direzioni di intrattenimento, un assemblaggio di tradizioni dai risultati, però, non così scontati.

Imbattendosi accidentalmente con l’universo digitale del Dr. Sepulveda, entriamo in contatto con un lucente mondo al neon che è minacciato da un virus letale. Ecco, allora, che il buon dottore ci indica il modo più facile per interagire con la sua creazione virtuale. Oltretutto un esperimento di vita artificiale è andato nel peggiore dei modi e quindi la nostra missione è calarci all’interno di questo mondo ormai travolto dai virus per salvare degli amabili omini di colore verde, conosciuti come Darwiniani.

Per farlo, abbiamo a disposizione da subito una squadra di pseudo soldati che possono blastare le tracce di virus che hanno fatto breccia all’interno di questo mondo digitale e, in corso d’opera, una serie di attacchi più pesanti per distruggere le manifestazioni persistenti del virus come formiche, ragni, millepiedi e qualcosa di simile a delle piovre avvolgenti.

Naturalmente, alla base del gameplay, c’è la gestione dei Darwiniani, dato che in molti livelli devono essere piazzati in posizione strategica o comunque gestiti facendo i conti con il meccanismo di incubazione, che recupera le anime dei nemici sconfitti per poi farle rinascere come Darwiniani da utilizzare per superare un determinato livello.

La squadra è al lavoro per proteggere i Darwiniani dall’attacco di un temibile serpente rosso.

Tutto è praticamente uguale alla controparte PC. Darwinia+ non inventa niente di nuovo ma cerca di migliorare l’esperienza generale che può dare questo genere di giochi. Una delle novità rispetto all’originale è la presenza di un tutorial che ci aiuta fin dall’inizio, invece che rimandare a una cruda pressione della lettera “H” sulla tastiera. Un tutorial fondamentale per capire il nuovo sistema di controllo basato sul joypad, che, dobbiamo sottolinearlo, funziona sorprendentemente bene.

Certo, non che Darwinia fosse un gioco dai controlli complicati, ma talvolta il passaggio da mouse a pad è abbastanza drammatico. Nello specifico, con A si selezionano gli oggetti, con B si deselezionano, mentre X ci permette di interagire con essi.

Il resto viene gestito dall’IA e da come decidiamo di personalizzare i Darwiniani. Gli upgrade possono riguardare il loro potenziale offensivo, fondamentale per una migliore gestione delle tattiche delle nostre squadre d’assalto.

Darwinia non è suddiviso in livelli ma la mappa di gioco ha diverse location linkabili tra loro.

Il più grande cambiamento riguarda l’abbandono della meccanica punta-e-clicca. Nella versione 360 le truppe vengono guidate con l’aiuto del doppio stick analogico: con quello di sinistra le spostiamo sul campo di battaglia, mentre con la levetta di destra apriamo il fuoco. Un passaggio non del tutto positivo, dato che la camera che seguiva in maniera fluida tutta l’azione è stata sostituita con una visuale fissa che non ci dà un quadro completo dell’evolversi della situazione.

Anche l’efficacia della mira è per certi versi condizionata. Il click del mouse permetteva una maggiore accuratezza dei colpi, mentre ora ci si trova spesso a sparare in direzioni casuali. Questo non incide magari negli scontri con i nemici di maggiori dimensioni come un millepiedi, ma con i ragni più piccoli questa carenza di precisione può avere effetti negativi sull’esito della missione.

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