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Dragon Quest Treasures, il provato

Abbiamo provato a Londra l’ultimo spin-off della serie tratteggiata dalla matita di Akira Toriyama.

Prima di una delle fusioni più impensabili della storia del gameing, Squaresoft ed Enix si condividevano con pieno merito il trono di regine dei JRP, grazie alle due celeberrime saghe che rispondono al nome di Final Fantasy e Dragon Quest. Parliamo di un binomio ben radicato nell’immaginario dei gamer, capace di dare vita ad una coppia di produzioni tanto differenti come impostazione, ma proprio per questo capaci di rappresentare un vero appuntamento ad ogni uscita.

Alla consueta ricerca di innovazione delle meccaniche in ogni iterazione, propria delle fantasie finali ideate da Hironobu Sakaguchu, il brand nato dalle intuizioni di Yuji Horii ha sempre risposto con una struttura ludica fortemente codificata e fedele a se stessa, pur non rinunciando a sparigliare le carte grazie ai suoi numerosi spin-off. E proprio a questa ultima categoria appartiene Dragon Quest Treasures, titolo in uscita il prossimo 9 dicembre (in esclusiva per Nintendo Switch), che abbiamo provato direttamente a Londra, e che non ha mancato di lasciare una buona impressione generale.

L’incipit che apre Dragon Quest Treasures ci porta a fare la conoscenza dei fratelli Mia ed Erik, due ragazzini che vivono a bordo di una nave pirata. Perennemente in cerca di tesori ed avventure, la loro vita si ritrova a subire un brusco cambiamento quando, una notte, liberano due strane creature tenute prigioniere sul ponte del vascello. Non appena uscite dalla loro prigione, Purrsula e Porcus (questi i loro due nomi) si librano in direzione della terraferma, spingendo i due ragazzi a requisire una scialuppa e a lanciarsi al loro inseguimento.

Una volta approdati a riva, in una zona in cui in apparenza non avrebbero dovuto esserci isole, i ragazzini finiscono per raggiungere un tempio al cui interno incappano in due misteriosi pugnali conficcati nel terreno che, una volta estratti, genereranno un magico vortice che finisce per inghiottire tutti quanti. La scena si sposta in un altro luogo, in cui abbiamo assunto il controllo di Mia e ci siamo lanciati alla ricerca di Erik, non prima di aver fatto la conoscenza di Oozabella, una simpatica femmina di Slime.

Lo stile grafico di Akira Toriyama è sempre una garanzia quando parliamo di Dragon Quest.

È a questo punto che la ragazza fa una scoperta sorprendente: non appena si accorge di poter accedere ai ricordi della creatura, visualizzando così l’immagine di un tesoro nascosto, oggetto dei desideri di Oozabella. Una volta rinvenuto e consegnato il tutto, sarà tempo di mettersi in viaggio, per cercare di ricongiungersi al fratello e dare così il definitivo via all’avventura.

Premesse non certo originalissime quelle che danno il la a Dragon Quest Treasures, ma che pur nella brevità della demo testa durante l’evento londinese, sono riuscite a destare una benvenuta attenzione, capace di lasciare una discreta dose di curiosità in merito a quelli che saranno gli sviluppi a cui assisteremo nella release completa. Un ulteriore boost a questo interesse, inoltre, ci giunge dalla presenza dello stesso Erik, che i player di Dragon Quest XI ricorderanno come uno degli alleati del personaggio principale, e che qua andremo a scoprire durante la sua giovinezza.

La sessione dimostrativa, funestata da una gestione delle tempistiche della demo che ci ha costretto a ripetere più volte la prova (il codice di test terminava senza preavviso ad intervalli temporali random), non ci ha permesso di sviscerare nel suo complesso le meccaniche ludiche della produzione Square Enix, ma ciononostante quanto giocato si è rivelato interessante al punto giusto.

Il nucleo portante dell’esperienza è risultato, come prevedibile, il combat system della produzione, che in questo spin-off ha abbandonato la canonica scansione a turni in favore di un approccio action in tempo reale. Durante le battaglie assumeremo il controllo di uno dei due fratelli, che potrà attaccare con il proprio pugnale, oltre a poter schivare gli assalti nemici.

Oozabella sarà la prima creatura che recluteremo per ampliare il nostro party.

Ad aiutarlo negli scontri troveremo le varie creature reclutabili nel corso del viaggio, schierabili al nostro fianco sino ad un massimo di tre. Queste agiranno in maniera autonoma, sfruttando le loro peculiari abilità, in modo analogo a quanto visto in parte con i Famigli del primo Ni No Kuni, e sarà fondamentale coordinare le nostre mosse con le loro per poter avere la meglio sui vari nemici. Purtroppo, nel corso della prova non abbiamo avuto modo di modificare i componenti del nostro party, pertanto non possiamo sbilanciarci con certezza, ma non è da escludere che a seconda dei componenti dello stesso andrà a cambiare l’approccio strategico ai vari scontri.

Assente anche la possibilità di scatenare il potere del mistico pugnale rinvenuto in apertura, il cui impiego in battaglia ci è stato solo suggerito dal gioco stesso. Il quadro che è emerso, per quanto frutto di una analisi tutto sommato superficiale, è riuscito ad ogni modo a restituire un feeling decisamente buono ed appagante, frutto di una immediatezza di gestione e comprensione sicuramente benvenute. Il culmine, in tal senso, si è raggiunto durante lo scontro con l’immancabile boss di turno, logicamente più impegnativo del resto.

Ovviamente, vista la natura ed il nome della produzione in questione, non di soli scontri vivrà Dragon Quest Treasures ma, proprio in virtù del citato potere di visione dei ricordi, verrà lasciato spazio anche a momenti puramente esplorativi. La ricerca dei tesori, nel dettaglio, ci richiederà di individuare un particolare luogo (che ci verrà mostrato attraverso un’immagine), raggiunta la quale inizieremo a scavare per reperire il maltolto.

Questo potrà essere consegnato presso degli appositi spot, così da ottenere monete da investire per il nostro miglioramento, ed altro che non abbiamo avuto modo di scoprire. Relativamente alle meccaniche di treasure hunting, non è da escludere una spinta sul versante puramente esplorativo delle aree di gioco, su cui andranno ad impattare le skill passive delle creature che ci accompagneranno nel corso del viaggio: la demo ci ha permesso di sfruttare la possibilità di rimbalzare sul corpo dei nostri compagni, così da raggiungere luoghi normalmente inaccessibili, ma è lecito supporre l’inserimento di ulteriori perk, in grado di modificare l’approccio che avremo nei confronti dell’ambiente.

I combattimenti in tempo reale sono risultati molto divertenti.

Un sicuro impatto sul gameplay, inoltre, lo avrà la possibilità di alternare il controllo dei due fratelli, così da risolvere alcuni enigmi ambientali, anticipati da un semplicissimo gioco di piattaforme a pressione che ha contraddistinto le primissime battute di gioco. Insomma, di carne al fuoco sembra essercene davvero molta sul fronte ludico, pertanto non possiamo che attendere fiduciosi il giorno del lancio, fissato per il prossimo 9 dicembre.

Tecnicamente parlando, Dragon Quest Treasures sposa in tutto e per tutto il classico mood del brand, perfettamente riconoscibile grazie al consueto lavoro di character design che porta la firma dell’inossidabile Akira Toriyama. La messa in scena è accompagnata da una buonissima fluidità generale, oltre che da un discreto livello di dettaglio che, soprattutto sulla Switch OLED utilizzata per condurre il test, rendono il gioco davvero molto piacevole da vedere in movimento.

Breve ma intenso, il nostro primo incontro con Dragon Quest Treasures, per quanto superficiale, ci ha lasciato in bocca delle piacevolissime sensazioni. Quanto visto e giocato, relativamente al combat system e alle peculiari meccaniche esplorative e di caccia al tesoro, è risultato molto solido e divertente, complice un gameplay semplice ma soddisfacente.

La possibilità di sfruttare, al di fuori degli scontri, le abilità dei nostri alleati, apre nuove porte all’esplorazione.

Molto bello da vedere, così come piacevole da affrontare, il nuovo lavoro firmato Square Enix ha tutte le carte in regola per accompagnarci con efficacia verso le prossime festività natalizie. E dal canto nostro non vediamo l’ora di mettere le mani sul codice finale, per vedere se queste stuzzicanti premesse potranno trovare la loro concreta realizzazione.

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