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Ember - recensione

Da grande voglio diventare Baldur's Gate!

Se al solo leggere le parole "Baldur's Gate" sentite salire un'ondata di calore dal basso ventre e un groppo alla gola minaccia di azzerare la vostra salivazione, questa potrebbe essere la recensione che stavate aspettando da tempo.

Ember è un classico gioco di ruolo ispirato alla serie griffata Bioware, ma il solo fatto di essere paragonati a capolavori di quel calibro può essere un peso dannatamente duro da sopportare. Anche perché dietro alle quinte c'è il team N-Fusion Interactive, alla prima esperienza con un progetto così ambizioso.

Va dato atto agli sviluppatori di essere riusciti a tirare fuori il massimo che lo scarso budget a loro disposizione consentiva. Stiamo parlando di un gioco realizzato con un ventesimo dei soldi che un progetto tripla A mediamente richiede, e il cui costo su Steam è di appena 10 euro. In questi termini il rapporto qualità/prezzo offerto è altissimo e ora tenterò di spiegarvi il perché.

Come da tradizione Ember introduce il giocatore in un mondo di pura fantasia, nel quale il protagonista è il solito prescelto, in questo caso un Lightbringer, un portatore di luce. Un tempo tutte le cose erano in equilibrio: gli umani vivevano in pace al fianco delle altre razze e tutte le cose godevano del perfetto equilibrio tra luce e oscurità. Ora non è più così, come avrete sicuramente capito.

Un applauso va all'eccellente sistema di loot di Ember. Se amate andare a caccia di armi ed equipaggiamenti rari, troverete pane per i vostri denti.

A scatenare dilanianti conflitti tra uomini goblin e tutte le altre etnie presenti sul pianeta, è come al solito la sete di potere, un potere generato dalle Ember, artefatti capaci di donare grandi poteri e quindi appetibili da chi vuol fare di questi poteri degli strumenti di dominio. Solo i Lightbringer possono proteggerle per evitare che il loro potere venga disperso e dimenticato, ma di questi sacri individui ne è rimasto solo uno, voi!

La trama iniziale non è particolarmente originale e anche il suo svolgersi nel corso del gioco non riserva particolari colpi di scena. La sceneggiatura, in effetti, non è uno dei punti di forza di Ember anche se i suoi personaggi sono discretamente caratterizzati.

Il gioco in sé si snoda attraverso il canonico alternarsi di missioni principali e secondarie, una settantina in tutto, che comprendono una discreta quantità di testo e conversazioni tra i vari personaggi. Questi purtroppo sono disponibili solo in Inglese, il che potrebbe tenere lontani quei giocatori non troppo avvezzi a questa lingua. Sia chiaro, il gioco non propone dialoghi degni di William Shakespeare, ma senza la conoscenza dell'Inglese è molto più difficile seguire la storia e soprattutto si perde il senso di gran parte delle battute presenti nel gioco.

Per quanto riguarda il gameplay siamo sul classico dei classici, con un sistema di combattimento in tempo reale con le canoniche pause tattiche che permettono di pianificare al meglio le strategie. Queste ultime non raggiungono il grado di perfezione e raffinatezza di produzioni blasonate, ma consentono di sviluppare tattiche abbastanza varie da non rendere troppo ripetitivi gli scontri, grazie anche ad un sistema di combo che permette di sfruttare le differenti abilità del party per attacchi multipli. Tali attacchi speciali, tuttavia, consumano la barra della stamina di ogni protagonista e vanno utilizzati con la giusta cautela per non ritrovarsi a secco nei momenti salienti.

I modelli poligonali dei personaggi non sono il massimo ma nell'insieme Ember è tutt'altro che spiacevole da guardare.

La mancanza di alcune caratteristiche utilizzate in altri giochi del passato (come il buffer degli attacchi) si farà sentire sicuramente nei cuori di molti giocatori, ma la sensazione è che gli sviluppatori abbiano volutamente omesso alcune caratteristiche di gioco per rendere il combat system più immediato e vicino a quello di titoli come Diablo.

Questa scelta di rimanere "nel mezzo" tra un approccio tattico e uno totalmente libero potrebbe scontentare un po' tutti, ma personalmente ho apprezzato il risultato finale, soprattutto perché Ember è un gioco tutt'altro che facile. Spesso e volentieri ci si ritrova a fronteggiare un numero di nemici decisamente nutrito e alcuni boss sono dannatamente duri da mandare giù. Un'eccessiva macchinosità dei combattimenti in casi come questi avrebbe richiesto una rifinitura e un bilanciamento nel gameplay che forse il team N-Fusion Interactive non è (ancora?) in grado di garantire.

Si sarebbe invece potuto fare DECISAMENTE di più nella personalizzazione del party, che risulta a dir poco scarna. Le scelte a disposizione del giocatore in termini di aspetto fisico, classi e abilità assomiglia più a quelle di un action-RPG. La progressione dei personaggi avviene tramite la classica assegnazione di Punti Abilità, che si ottengono accumulando un sufficiente quantitativo di esperienza nei quattro parametri chiave: Forza, Destrezza, Intelligenza e Vitalità. Insomma, sembra si essere tornati indietro ai tempi dei libri game di Lupo Solitario.

Dove invece molti potrebbero vedere un difetto, tranne il sottoscritto, è nella scelta di assegnare poteri, magie e attacchi speciali alle armi. Detto in parole povere: in base all'equipaggiamento che utilizzerete verranno sbloccate nuove abilità, il che porta il giocatore a cercare ossessivamente armamentari sempre più potenti. Una manna per chi ama i sistemi di loot esagerati (ma Diablo e Borderlands sono ancora lontani) ed è ossessionato dalla voglia di esplorare ogni singolo centimetro di tutte le mappe disponibili.

Sull'altare di questa scelta è anche stato in parte sacrificato il sistema di crafting, quasi sempre un pilastro di giochi del genere. In Ember è presente ma in maniera molto semplificata ed è legato unicamente al ritrovamento di "ricette" che permettono di creare nuovi oggetti, a loro volta portatori di abilità e bonus supplementari.

Tecnicamente parlando va fatto un applauso al team di sviluppo, che con un portafoglio piuttosto striminzito è riuscito a tirare fuori un piccolo gioiello. Nonostante alcuni limiti piuttosto evidenti nella modellazione dei personaggi, Ember è davvero piacevole da vedere grazie anche a un convincente ciclo giorno/notte e a un sistema di clima dinamico, che ben riescono a dare l'impressione di trovarsi in un mondo vivo e pulsante.

Gli ultimi due anni sono stati decisamente floridi per i GdR grazie a titoli del calibro di The Witcher 3, Fallout 4 e Pillars of Eternity. Il 2017 non dovrebbe essere da meno e all'orizzonte già si intravedono titoli promettenti come il sequel di Divinity: Original Sin e The Bard's Tale IV.

In attesa di capire se tutti questi progetti saranno realizzati nel migliore dei modi, non posso che segnalarvi questo Ember. Non è sicuramente un gioco all'altezza del già citato Baldur's Gate e la sua natura ibrida potrebbe scontentare un po' tutti, ma siamo comunque di fronte ad un titolo in grado di soddisfare a sufficienza la fame di RPG che alberga in voi.

7 / 10

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Daniele Cucchiarelli

Contributor

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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