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Final Fantasy 7 Remake Intergrade PC (Steam), la Recensione

Ritorno a Midgar in un porting competente.

Quando nel 2020 Final Fantasy 7 Remake uscì per la console di casa Sony, i fan della saga furono scossi da un flusso di scetticismo volto ad accompagnare la trepidante attesa. Emozioni contrastanti ma completamente legittime. Scetticismo per via della dicitura Remake unita a un titolo che per molti è stato e sempre sarà un mostro sacro e intoccabile. Trepidante attesa perché alla fine poter giocare di nuovo con Cloud, Tifa e Barret su console di nuova generazione è stata pur sempre un’emozione incredibile e che, con qualche lacrima agli occhi, ci ha permesso di apprezzare le fattezze dei nostri eroi (e non solo) non più limitati da un numero finito di poligoni spigolosi.

A conti fatti, l’uscita di Final Fantasy VII Remake fu un successo, sebbene il gioco non fu rilasciato in maniera completa, ma spezzettato in numerosi episodi e di cui, ad oggi nel 2022, stiamo ancora aspettando il secondo capitolo. La scelta, almeno sulla carta, fece storcere il naso a molti che a ben ragione volevano un gioco completo da subito, per potersi perdere in esso per centinaia di ore, rivivendo il ricordo di una gioventù spesa con il pad in mano, cercando di non perdere troppo tempo tra minigiochi nel Gold Saucer o cercando di creare l’ibrido perfetto di Chocobo.

Facendo un bel fast-forward ai giorni nostri, finalmente anche gli utenti PC Steam, a distanza di sei mesi dal porting per Epic Games Store e di due anni dalla release originale, possono mettere le mani su questo titolo e sul capitolo Intergrade (episodio aggiuntivo che ci mette nei panni di Yuffie). Il trend dei titoli PlayStation che arrivano su PC, a margine, non accenna a rallentare, e sta diventando via via sempre più comune con titoli quali God of War di Santa Monica e l’annunciato arrivo di Spiderman. Chi scrive queste parole ha aspettato il momento dell'uscita su Steam per confrontarsi per la prima volta con questo tuffo nel passato.

Un momento iconico, caduti dal cielo e atterrati in un letto di fiori gialli… con Aerith a vegliare su di noi.

Il Remake di Final Fantasy 7 per Steam di certo non si fa mancare un’installazione a dir poco corposa, che consigliamo posizionare su un bel disco SSD per alleggerire i caricamenti e per agevolare le transizioni tra filmati e gameplay, che dovrebbero risultare così senza interruzioni di sorta, una sorta di “free flow” a cui gli utenti PlayStation sono ben abituati.

Graficamente, Square Enix con questo porting ha creato un piccolo capolavoro di fedeltà, e sin dal filmato introduttivo, con un treno in rapida corsa nel cuore di Midgar, ci sentiamo a casa, in un ambiente familiare, ma che allo stesso tempo ha subito una ristrutturazione estetica incredibile, in grado quasi di offuscare le sequenze CGI dell’originale (o almeno il ricordo di esse), ritenute all’avanguardia eoni fa. Ogni sequenza e ogni panorama ci hanno lasciato a bocca aperta, riportando alla memoria le stesse emozioni provate giocando al titolo originale.

E la musica, da brividi sulla schiena e pelle d’oca. Non più i sedici canali audio e le tracce MIDI, ma un’orchestra sinfonica ad abbellire un affresco rinascimentale, con le musiche e i temi a noi più cari ancora lì, a farci compagnia nella nostra esplorazione, o a darci la carica nei combattimenti frenetici, con una sinfonia incalzante che sicuramente pompa più adrenalina nelle nostre sinapsi.

Dopo essere scesi dal sopracitato treno, ci rendiamo conto che l'opera si discosta in maniera quasi radicale dal titolo originale. Non c'è più una visuale dall’alto a seguire i nostri movimenti nel mondo, ma una telecamera in terza persona. Ma non solo: niente più combattimenti a turni, interamente basati sulla barra ATB, ma un sistema completamente diverso fatto di incontri dinamici e puramente d’azione, integrati da una sorta di pausa in slow motion che permette di selezionare abilità, magie e oggetti da usare, con l’opzione inoltre di manovrare qualsiasi membro del team.

Il menu dell’equipaggiamento, dal quale possiamo organizzare e combinare le Materia in nostro possesso e distribuirle fra i membri del party

La telecamera, in questa veste, segue perfettamente l’azione in maniera fluida e senza lag dovuti a caricamenti improvvisi, con gli Fps che possono essere spinti fino a 120 senza mai dare alcun segno di cedimento. (Scheda grafica utilizzata: RTX3080 NVidia)

Il cambiamento nel sistema di combattimento richiede tempo per essere assimilato, specialmente per chi ama lo stile dei JRPG, non solo dei predecessori (e sequel) di questa saga, ma del genere nel suo insieme, ed è perfettamente sensato e in linea con la struttura contemporanea. Il tentativo di Square Enix è forse mirato non solo a risvegliare dal torpore i nostalgici della saga, ma anche ad attirare nel franchise le nuove leve, ormai abituate a giochi dal combattimento frenetico, e forse in parte simil-soulslike, con boss battle da studiare e imparare per i vari pattern d’attacco e schivate, dotate di molteplici fasi da affrontare.

Cambiamenti, sebbene non completamente radicali, sono presenti anche nell’uso delle Materia (gemme da incastonare in armi e armature che forniscono incantesimi e abilità più potenti) e specialmente nell’uso delle Summon, ossia le creature leggendarie che si possono evocare per aiutarci in combattimento e che effettivamente combattono al nostro fianco.

Nella versione originale, queste Materia erano non solo assai comuni, ma si potevano usare ogni turno, mana permettendo, concatenando combo che potevano in alcuni casi portare all’annientamento di un boss in un solo turno (Knights of the Round - Magic Counter - Mime). L’originale FF7 prevedeva però molti più incontri casuali durante le esplorazioni nel mondo, e quindi accelerare i combattimenti con dati espedienti era all’ordine del giorno.

Potenziare le armi può fare la differenza fra successo e fallimento nei nostri combattimenti.

Nel Remake le summon sono azioni speciali, vengono attivate principalmente durante le varie boss fight, con un indicatore (simile a quello del limit break) che una volta riempito ci permette di evocare la nostra creatura preferita, la quale non solo partecipa al combattimento in maniera proattiva, ma può anche essere manovrata da noi, tramite la selezione di un certo numero di abilità offensive o difensive. E quando è ora di lasciarci, la summon in questione utilizza un’ultima devastante abilità per aiutarci ancor di più nel combattimento all’ultimo sangue con il boss che abbiamo di fronte.

Le armi usate dai nostri eroi inoltre, possono essere potenziate nel corso del gioco, attivando bonus aggiuntivi ai vari tipi di attacchi e difese, sbloccando a volte altri socket per le nostre materia. La maggior parte di queste gemme possono essere acquistate dai numerosi venditori sparsi per la mappa, o trovate in seguito ad esplorazione meticolosa di ogni ambiente e locazione, talvolta nascoste in aree segrete. Inoltre, un NPC di nome Chadley, giovane ricercatore della Shinra, tramite una serie di quest opzionali, è in grado di creare materia aggiuntive e spesso uniche oltre che terrificanti sfide.

Final Fantasy 7 Remake è ben lontano però dalla libertà d’azione che avevamo nella versione originale. Possiamo certamente spendere ore a perfezionare le nostre abilità con le freccette (mini gioco nella taverna di Tifa), o spendere del tempo nella simulazione di combattimento per sbloccare altre Materia, ma non possiamo liberamente muoverci nel mondo né spendere ore ad allenarsi lungo puri e semplici scontri casuali.

A tratti sembra di giocare un titolo “on rail”, guidato dalla trama, con qualche leggera deviazione che si spalanca completando le side quest. E sembra quasi di essere i protagonisti di una versione di Final Fantasy 7 che una voce narrante sta esponendo a qualcuno, come un ricordo del passato, e che quindi omette le parti non necessarie, focalizzandosi sulla sola storia principale.

Usciti dalla Cattedrale il panorama dei sobborghi, simbolo di estrema povertà, è comunque assai suggestivo.

Ed è forse proprio questo l’intento: forse creare una copia esatta dell’originale avrebbe generato opinioni contrastanti (non aggiustare ciò che non è rotto); forse questa gestione della storia permette di avere più libertà nell’adattamento, specialmente per ciò che deve ancora essere pubblicato e che si preannuncia molto diverso da ciò che già conosciamo.

Ma questo titolo è pur sempre un capolavoro di realizzazione tecnica, e una grossa, grossissima lettera d’amore da parte di Square Enix ai propri fan, che per tanti anni hanno sognato di impugnare ancora una volta la Buster Sword di Cloud, rivedere Sephirot in tutto la sua maestosa cattiveria, e ancora una volta commuoversi per… beh, chi sa ha capito.

L'unica grande pecca della versione PC. già evidente con il lancio per EGS, risiede nella carenza di opzioni di personalizzazione grafica, che fa specie dal momento che stiamo parlando di un'opera pur sempre realizzata con Unreal Engine 4. Se manca la gestione di impostazioni base come l'anti-aliasing, anche le risoluzioni offerte non prendono in considerazione le configurazioni 21:9, e senza alcun dubbio si poteva fare molto di più per quanto riguarda questo segmento.

Per il resto si tratta di un porting più che competente, capace di garantire il 4K a 120Fps andando oltre il limite strutturale di una PS5 che è ancora impossibile trovare sugli scaffali del proprio negozio di fiducia. E – qui entra in gioco il fattore nostalgia – per chi non avesse ancora esplorato la Midgar del 2022 quella di poterla vivere a trecentosessanta gradi sotto una veste tanto curata è un'esperienza più unica che rara, forse assimilabile solamente a quella offerta dall'ormai storico remake di Resident Evil 2.

A prescindere dallo scarso ventaglio di configurazioni tecniche e soprattutto dalle questioni legate alla fedeltà narrativa, pochi titoli rimasterizzati e riammodernati possono vantare di esser riusciti nel compito di trasportare nel presente un vecchio mondo tanto amato: Final Fantasy 7 Remake è uno di questi, e nella recente formula tocca un apice artistico che è veramente difficile incontrare su altre sponde. La versione PC Steam dimostra ancora una volta quanto l’avanzamento tecnologico delle schede video possa andare di pari passo con quello delle console di ultima generazione, offrendo uno spettacolo davvero incredibile e regalando a migliori di PC Gamer l'opportunità di tornare a vestire i panni di Cloud Strife.

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A proposito dell'autore

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Alberto Naso

Contributor

Appassionato di videogiochi fin dall'infanzia, non sembra voler smettere da adulto. Streaming, articoli e la gestione di un negozio di giochi riempiono le sue giornate, col desiderio di giocare sempre un'altra partita. Potreste incontrarlo molto probabilmente nelle vaste terre di Azeroth.

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