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Gravel - prova

La rinascita dell'offroad di Milestone.

Nel corso della nostra visita agli studi di Milestone siamo stati messi di fronte ad un gioco che si differenzia dal solito catalogo annuale cui la software house meneghina ci ha abituati. Gravel è infatti un titolo privo di una grande licenza, pertanto rappresenta l'occasione perfetta per esprimere l'estro e la creatività dello sviluppatore in (quasi) completa libertà. Vale la pena dire che ci siamo confrontati con una Milestone decisamente cresciuta, non solo in termini numerici, ma soprattutto in termini di maturità artistica e padronanza di quel Unreal Engine 4 che aveva esordito sei mesi fa in MGXP3: The Official Motocross Video Game.

Parlando con il R&D programmer Michele Caletti sono immediatamente emersi gli obiettivi dell'esperienza: Gravel si propone come un nuovo punto di riferimento per quella fetta di pubblico ormai orfana di un'esperienza di guida prettamente arcade, un pubblico appassionato del settore ma poco volenteroso di investire decine di ore nell'apprendimento di software puramente simulativi. Si vuole tornare al concetto di plug-and-play, di conseguenza una volta avviato il gioco si è immediatamente pronti a correre, nonostante sia possibile smanettare con le opzioni di gara e di assetto per ampliare notevolmente la profondità del gameplay e il livello di sfida.

Lo sviluppo di Gravel ha avuto inizio immediatamente dopo il passaggio a Unreal Engine 4, fattore che ha portato questo titolo a diventare il banco di prova per tutte le nuove feature offerte dal motore. Se già dal punto di vista della fisica abbiamo notato miglioramenti sostanziali rispetto al passato, i risultati sono stati ancor più evidenti per quanto riguarda il rendering delle ambientazioni e dei circuiti.

Il team di sviluppo ha infatti costruito enormi ambientazioni estremamente dettagliate, per poi ricavarne piste di vario genere ritagliate all'interno dei diversi biomi. Abbiamo potuto correre tra le foreste sconfinate dell'Alaska, attraversando grotte e miniere, guadando fiumi e perfino saltando treni in corsa; abbiamo calcato i deserti, saltando tra le dune e driftando proprio dove la sabbia incontra il mare, e infine abbiamo avuto un assaggio dell'off-road su neve nel massiccio del Monte Bianco, accelerando tra crepacci e scivolose paraboliche.

Queste innovazioni scenografiche sono divenute possibili grazie al nuovo sistema di modalità: Gravel si propone come esperienza videoludica prevalentemente fuoristrada, pertanto spazia tra diverse discipline e gare tanto interessanti quanto divertenti. Quella che ci ha colpiti maggiormente è senza dubbio la gara Cross Country, nella quale si attraversano paesaggi sconfinati in una corsa a checkpoint tra scorci mozzafiato, cascate, foreste e interazioni con l'ambiente.

Le Wild Rush si propongono di immergerci in circuiti chiusi ricavati dalle location più selvagge del mondo, dalle isole del Sud Pacifico fino appunto alle nostre Alpi; le Speed Cross offrono invece l'opportunità più classica di farci calcare alcuni dei circuiti più famosi del mondo, mettendo alla prova le nostre abilità di controllo della vettura e di drifting; infine troviamo gli Stadium Circuit, che ospitano gare al cardiopalma tra veicoli di grossa cilindrata nelle quali fare a sportellate diventa una vera e propria necessità

Nel Cross Country in Alaska si può assaporare l'aria fredda dei boschi a velocità folle, sullo sfondo delle numerose segherie. Questo genere di gara ricorda i classici racing Coin-Op, ed è sicuramente quella che ci ha soddisfatti maggiormente.

In totale l'offerta supera i 60 circuiti, che sostanzialmente sono ricavati dalle grandi ambientazioni di cui abbiamo parlato in precedenza. Ciò che contribuisce alla varietà dell'azione è il fatto che oltre alle piste ufficiali sono state inserite location selvagge, partorite dall'immaginazione degli sviluppatori, che hanno potuto giocare con la morfologia del territorio per dare vita a traiettorie incredibili.

Ovviamente, il parco veicoli contribuisce ad arricchire l'esperienza, ed è interamente basato su un sistema di level-up legato a filo doppio con la progressione e l'acquisizione di nuovi veicoli. Questi sono divisi per categoria, tra Mini preparate per il Cross Country e Porsche 911 con cui sgommare sull'asfalto bagnato, oltre a una Subaru Impreza del '95 che è stata capace di farci sognare; in aggiunta ai nuovi mezzi, il sistema di progressione porta a livree e componenti che diventano anche ricompense esclusive per singole attività.

Modalità principe dell'esperienza è sicuramente l'equivalente della carriera in single player, qui rinominata Off Road Masters. Sostanzialmente si tratta di un programma televisivo fittizio che racconta l'ascesa del nostro pilota attraverso una serie di eventi sempre più difficili, una soluzione che ricorda titoli di EA Big come il blasonato SSX. Un sistema di stelle traccia i nostri progressi nel corso delle varie discipline, e dopo aver completato un certo numero di tappe ci si dovrà confrontare con il boss della categoria; noi abbiamo potuto affrontare il re degli Stadium Circuit in una serie di gare testa a testa decisamente impegnative, il che ci ha fatto ben sperare riguardo alla longevità e al livello di sfida offerto da un titolo che si pone come ambasciatore di una rinascita per il racing arcade.

Il punto di forza più grande del titolo è proprio la commistione dei circuiti con biomi completamente diversi l'uno dall'altro, fattore che dà modo ai designer di tracciare traiettorie decisamente non convenzionali.

Dal punto di vista tecnico c'è poco da dire. Abbiamo testato Gravel su PC in una build piuttosto avanzata che brillava grazie alla 1080 che avevamo a disposizione e al 4K nativo. Come preannunciato, la fisica ha fatto grandi passi avanti, sia nel sistema delle collisioni sia per quanto riguarda i salti. Per un'esperienza di gioco ancora più realistica, si può comodamente disattivare il traction control, ridurre l'ABS e togliere l'assistente di frenata, oltre che ovviamente aumentare la difficoltà.

Una scelta, quest'ultima, che porta i nostri avversari a non farsi problemi nello sverniciarci ogni volta che ne avranno l'occasione, oltre che a chiuderci all'interno e a riprenderci al minimo errore; si tratta di corse nelle quali non bisogna aver paura di sporcarsi le mani, anche se modificando i danni da "solo cosmetici" a realistici bisognerà imparare a controllare la rabbia.

Insomma, Gravel è il titolo della recente epoca di Milestone che più si avvicina a delineare l'identità della software-house, anche se a nostro parere rappresenta solo la punta dell'iceberg di ciò che lo sviluppatore di via Olona riuscirà a produrre in futuro. Nel corso delle gare Cross Country ci siamo fermati più volte ad ammirare le livree e il paesaggio, intravedendo in quei panorami meravigliosamente renderizzati tantissimo potenziale inespresso, quasi limitato dalle recinzioni costruite intorno ai seppur vasti circuiti.

Il gameplay si sposa bene con l'esperienza, e il gioco cambia i connotati a seconda della gestione della telecamera che sceglieremo di utilizzare.

L'offerta ci è sembrata comunque di tutto rispetto, con un comparto single player soddisfacente accompagnato da modalità multigiocatore dai nomi interessanti, basti pensare a Kingmaker e Cattura Bandiera. Con undici DLC previsti, alcuni gratuiti e altri a pagamento, Gravel sarà senza dubbio l'esperienza di bandiera di Milestone per il 2018, e per quanto abbiamo potuto vedere riesce nell'intento di ergersi a difesa di una categoria, quella del racing arcade, ormai sempre meno presente sul mercato.

A proposito dell'autore

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Lorenzo Mancosu

Contributor

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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