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Kane & Lynch 2: Dog Days

In multiplayer non si guarda in faccia a nessuno...

“Homo homini lupus”, dicevano i latini, ovvero “l’uomo è un lupo per l’uomo. Con questa espressione, evoluzione del detto di Plauto “lupus est homo homini” (Wikipedia for the win!), si intendeva indicare amaramente la natura egoista della nostra razza, dove l’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione sono i cardini dell’agire umano. Una visione questa solo sulla carta troppo cinica, che però nella realtà dei fatti viene purtroppo confermata con spiacevole frequenza.

Nel mondo dei videogiochi, invece, non è così. Nei nostri lidi virtuali siamo tutti eroi, paladini devoti al conseguimento di beni superiori, capaci anche di sacrifici estremi per la difesa di un ideale.

Al che, la domanda: ma qualcuno ci crede davvero? In realtà, no. Ci piace l’idea di essere ciò che non siamo e di vedere un mondo mosso da nobili propositi, ma in cuor nostro sappiamo che troppo spesso hanno il sopravvento i primordiali istinti di sopravvivenza che ci portiamo dietro da quando abbiamo cominciato ad attraversare le savane in posizione eretta.

Si possono usare i compagni come scudi umani: da questa posizione potremo ucciderli ma loro possono liberarsi.

Di questo devono esserne consapevoli gli sviluppatori danesi di Io Interactive, che con Kane & Lynch 2, del quale vi abbiamo già parlato qualche settimana fa, ci offrono un multiplayer che se fosse vivo ancora oggi, piacerebbe molto a Plauto…

L‘occasione per parlarvene nasce a seguito di un pomeriggio di test che il sottoscritto ha passato negli uffici di Halifax, di recente trasferitasi così tanto vicino a casa mia che non andarci mi pareva quasi maleducazione.

Per l’occasione il distributore italiano ha messo a disposizione della stampa la sua “sala prove”, dove una decina di console collegate in rete hanno mostrato, sotto la supervisione del Game Director Kim Krogh, le modalità di cui si compone Kane & Lynch 2.

La nostra esperienza è inziata con la cosiddetta Arcade Mode, che in sostanza serve da tutorial e ci introduce alle meccaniche più evolute che vedremo successivamente. In essa si vestono i panni di uno degli avanzi di galera al soldo di Glazer, il mandante della campagna in single player, mentre gli altri giocatori sono dei bot. L’obiettivo è semplice: recuperare il bottino dalla polizia e attraversare la mappa per darsi alla fuga in soli 4 minuti.

Siamo in Poliziotti e Rapinatori e abbiamo appena svuotato il caveau di una banca passando dalla metropolitana.

Nel livello da noi provato, ambientato nelle periferie decadenti di Shanghai, dopo avere sceso una rampa di scale ci siamo trovati di fronte a un manipolo di tutori dell’ordine, che sorvegliavano delle borse piene di soldi. Dopo essercene sbarazzati, ognuno si è posizionato sopra una sacca: il trasferimento dei soldi non avviene in modo immediato ma graduale, il che significa che ogni secondo che restiamo fermi sulla refurtiva equivale a un bottino più ricco. Ciò porta allora i rapinatori a procedere nel modo più celere possibile, così da posizionarsi prima sulle borse e guadagnare più soldi.

Superata questa fase si cerca di procedere fino al punto di estrazione, rappresentato da un furgone sempre in movimento che si ferma solo pochi secondi ad aspettarci per non essere intercettato. Per concludere la missione l’ostacolo principale non è quindi solo sbarazzarsi dei poliziotti ma riuscire a prendere al volo la via di fuga.

Ecco che succede nella modalità Arcade.

A proposito dell'autore

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Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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