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Lost in Play, la recensione

Un'avventura classica con tanto stile.

Quando uno sviluppatore sceglie di chiamarsi Happy Juice Games, da lui non puoi aspettarti giochi lugubri, inquietanti o addirittura spaventosi. È chiaro che nel suo DNA scorrono la gioia, i colori e le esperienze ludiche in grado di far nascere il sorriso spontaneamente.

Lost in Play è esattamente così, se avete già dato un'occhiata al trailer di lancio pubblicato in questa pagina forse lo avrete confuso con qualche serie animata di Cartoon Network o del canale Disney tanto è accattivante lo stile grafico scelto. Una palette di colori che esplode sullo schermo fin dalla prima inquadratura e un cast di personaggi che non sfigurerebbe in una novella di Lewis Carroll o del Dr. Seuss.

Ma Lost in Play non è solo bello da guardare. È un'avventura grafica che tenta di fare qualche passo in direzioni leggermente diverse, proponendo un gameplay che coinvolge anche una serie di brevi mini-giochi immediati, divertenti e perfettamente in linea con lo spirito spensierato della produzione.

Per poter partire all'avventura dovrete prima convincere il fratellastro a mollare il suo pseudo-Game Boy. Non sarà facile visto che anche il gatto non collabora.

Protagonisti del gioco sono due ragazzini, fratello e sorella, dai caratteri molto diversi ma dotati di una fervida fantasia. Toto e Gal viaggeranno tra realtà e sogno inventandosi nuove storie che li trasporteranno in mondi meravigliosi e vagamente pericolosi, nei quali dovranno collaborare per risolvere enigmi e superare ostacoli.

Il non-sense regna sovrano in questo gioco quindi non aspettatevi una narrazione lineare o puzzle spaventosamente logici. Tutto quello di cui avrete bisogno per andare avanti è presente in una delle schermate che scorreranno sotto i vostri occhi, di volta in volta popolate da strane rane iperattive, orsi giganteschi, folletti e giganti con una gamba sola.

La manipolazione degli oggetti che aggiungerete via via al vostro inventario rappresenta come sempre la chiave di volta per risolvere gli enigmi, ma in alcune occasioni dovrete provare a ragionare esattamente come farebbe un bambino ma raramente il gioco vi costringerà a ricorrere nei suggerimenti chiaramente disponibili nella parte alta dello schermo.

Tutti i personaggi si esprimono attraverso dei suoni senza significato, ma ciò che dovrete sapere è espresso chiaramente da fumetti e onomatopee.

La prima metà del gioco fila via abbastanza liscia e senza particolari difficoltà, ma soprattutto nella sua parte finale le cose si fanno un pochino più complesse e la quantità di elementi con cui si ha a che fare aumenta non poco. Ciò significa che le ambientazioni andranno esplorate molto più a fondo e che gli oggetti presenti nell'inventario (facilmente accessibile tramite un unico tasto) saranno molti di più e molto più vari.

Non si arriva mai ad un livello di difficoltà eccessivo e anche i giocatori meno esperti riusciranno a procedere con un po' più di pazienza e un semplice “test and retry”. Per tutta la durata del gioco non sentirete alcuna voce, tutto verrà espresso attraverso gesti, rumori e simboli di facilissima comprensione.

Discorso leggermente diverso per i mini-giochi a cui sarete chiamati a partecipare da alcuni NPC che incontrerete lungo il cammino. Questi sembrano presi di peso dall'imperdibile collezione “51 Worldwide Games” che vi consigliamo vivamente di recuperare su Nintendo Switch e coinvolgeranno non solo la vostra capacità di ragionamento logico ma anche abilità visive, intuito e manualità. Si va dalla dama al poker, alla manipolazione di ingranaggi per sfociare nei pressi di una particolare caccia al tesoro. Alcuni sono talmente divertenti che ci siamo rammaricati di averne incontrati così pochi.

La maggior parte dei mini-giochi non è difficile, ma ne troverete alcuni un po' più ostici della media. In caso di difficoltà potrete comunque chiedere un suggerimento.

La miscela di umorismo e gameplay funziona alla grande ed è in grado di intrattenere un pubblico molto ampio, a prescindere da età, gusti ed esperienza in ambito videoludico. È chiaro fin dall'inizio che questo è un gioco pensato appositamente per le famiglie e sebbene alcuni degli enigmi proposti siano forse un po' al di la della portata dei giocatori più giovani, la sua struttura sembra fatta apposta per riunire davanti ad uno schermo un papà, una mamma e la relativa prole che potrà divertirsi anche semplicemente guardando ciò che accade... esattamente come in un gustosissimo cartone animato interattivo. Unico difetto? Dura forse un po' troppo poco visto che è possibile arrivare alla fine delle avventure di Toto e Gal in meno di cinque ore.

Nonostante questo, Lost in Play entra a pieni voti in quella categoria di titoli Indie freschi e divertenti che giocare in un periodo così afoso e impegnativo è stra-consigliato. A breve la stagione ricomincerà a macinare uscite e prodotti come questo piccolo gioiellino rischierebbero di perdersi nell'oblio dei titoli con A multiple. Non fate l'errore di snobbarlo e se possibile giocatelo su Nintendo Switch sotto l'ombrellone o in una bella baita di montagna... non ve ne pentirete.

7 / 10

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A proposito dell'autore

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Daniele Cucchiarelli

Contributor

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 20 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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