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NFT vs gamer: i giocatori sono sempre più arrabbiati ma le vendite legate ai videogiochi sono più che buone

Nonostante le critiche le vendite di NFT sembrano andare bene.

Su New York Times è comparso un articolo in cui i videogiocatori criticano fortemente l'introduzione degli NFT nei videogiochi. Stando agli utenti questi non-fungible token sono, per i publisher, un modo per fare più soldi "approfittando" dei giocatori.

Le critiche sono forti, ma le prime vendite di NFT nei videogiochi sembra stiano andando abbastanza bene, come nel caso di Castlevania. Tuttavia, non è chiaro chi ha acquistato questi "oggetti" di Konami e in molti stanno pensando che dietro a tali offerte ci siano degli speculatori e non dei giocatori. Il tutto è reso più difficile dalle transazioni anonime.

New York Times ha riportato commenti decisamente negativi su questi NFT. Il giocatore Matt Kee, fan di Final Fantasy, ha detto: "non vedo come questo possa essere un beneficio per i videogiocatori, come possa migliorare il gameplay. Si parla solo di come poter guadagnare di più."

Secondo il New York Times molti giocatori sono contro gli NFT come conseguenza dell'affermarsi delle microtransazioni. "In passato i produttori di videogiochi hanno trovato diversi modi per guadagnare soldi dai giocatori facendoli pagare per migliorare i propri personaggi o per far aumentare il livello. Sono stati chiesti soldi agli utenti per oggetti come outfit o armi anche se avevano già pagato 60 dollari il gioco."

I giocatori sono ormai abituati alle microtransazioni, secondo diversi publisher, e si abitueranno quindi agli NFT.

Ma sarà davvero così? Che ne pensate?

Fonte: The New York Times.

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Matteo Zibbo

Contributor

Appassionato di videogiochi e musica (quella più rumorosa e veloce possibile), ha un'insana passione per i GdR occidentali che gli sta condizionando l'esistenza.

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