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Talent Not Included - recensione

Teatro e platform, morti e imprecazioni.

Bigger is better, ibridare è la nuova strada per il successo e aggiungere più meccaniche di gioco possibili (anche se non implementate al meglio) male non fa. Il pensiero che queste fossero le parole chiave con cui parecchi sviluppatori, spesso spinti dai publisher, hanno affrontato i propri progetti ci è balenato nella mente in più di un'occasione. Proporre valanghe di feature però non è sempre la strada migliore da intraprendere, soprattutto se fai parte di un team indipendente.

Se ne possono dire di tutti i colori sugli indie e non vogliamo di certo fare finta che questo particolare settore dell'industria abbia solo lati positivi ma uno dei tanti pregi che le produzioni "minori" hanno più volte dimostrato è la capacità di puntare sulla semplicità. Non solo semplicità ma anche purezza ed estrema fedeltà ai dettami di un certo genere.

È anche per questo motivo che Talent Not Included, ultima creatura dei canadesi di Frima Studio (già conosciuti per l'interessante Chariot) ha attirato la nostra attenzione. L'idea di partire da dei concept interessanti come quello del teatro, del palco e della scenografia, affiancandoli a meccaniche platform sotto molti aspetti basilari, potrebbe infatti rivelarsi una mossa assolutamente vincente. È così che tra battute e citazioni parte la nostra avventura nello sgangherato spettacolo allestito dal demoniaco Zot e da tre mostri che amano davvero troppo il teatro.

Più che una vera e propria trama, Talent Not Included ci propone una sfilza di citazioni e battute sul mondo dei videogiochi e sulle opere fantasy.

È una sera come tante nella terra di Notthatmuchfurther (traducibile in "Noncosìlontano") e i tre mostri Zordok, Derp e Kevin si stanno annoiando a morte. I tre amano i massacri, i bagni di sangue e... Shakespeare. Ecco quindi che un'idea piuttosto bislacca si fa strada nella mentre dei tre: perché non organizzare uno spettacolo teatrale? Le cose prendono una piega inaspettata quando il critico demoniaco Zot propone i tre attori protagonisti: Cécile, il classico guerriero tutto d'un pezzo armato di spada, l'agile avventuriera Bonnie e il mago Gundelf (ogni riferimento a fatti e/o persone NON è assolutamente casuale).

Attori non proprio talentuosi ma avventurieri di prim'ordine che si avvicenderanno nel corso dei tre atti, più uno di bonus, per un totale di 46 livelli che vi terranno impegnati per circa sei ore di gioco ma che potrebbero richiedere molto più tempo nel caso in cui vogliate ottenere le valutazioni più alte e quindi la standing ovation del pubblico che vi circonda.

Non aspettatevi grandi picchi qualitativi narrativamente parlando perché, per quanto ambientato nel corso di uno spettacolo teatrale, il platform targato Frima si concentra quasi esclusivamente sul gameplay, lasciando il compito d'inframezzare il frenetico e a volte spietato gameplay a qualche battuta e a dei brevi siparietti ricchi di citazioni legate al mondo dei videogiochi e del fantasy (non tutti le coglieranno a causa della mancanza dell'italiano).

Questo platform ci dimostra come anche gli elementi più semplici (delle lame rotanti) possano dimostrarsi dei validi elementi nella creazione di sezioni di gioco complesse e appaganti.

Di fronte a una narrazione che come spesso accade in questo tipo di giochi è un semplice orpello che accompagna il nostro incedere nei vari livelli, non possiamo che concentrarci su un gameplay che, come sottolineato in precedenza, si presenta come una raccolta delle meccaniche tipiche del genere platform. I nostri tre eroi condividono la capacità di effettuare un doppio salto, di aggrapparsi a certe pareti e di scagliare un attacco. A queste abilità basilari s'aggiungono delle caratteristiche peculiari: Cécile ha più vita e può effettuare un dash per attaccare e spostarsi velocemente, Bonnie ha un livello di vita intermedio e può contare su una capriola che la rende invulnerabile per brevi distanze, mentre Gundelf ha meno vita ma è in grado di effettuare attacchi magici dalla distanza, può teletrasportarsi ed è in grado di planare grazie al suo mantello.

Non si tratta di nulla di particolarmente complesso né tanto meno originale e per cercare di attirare l'interesse dei giocatori il team canadese ha inevitabilmente posto particolare enfasi sul level design. Ogni livello di Talent Not Included è strutturato come una scena di uno spettacolo con il sipario che si alza e i riflettori che si concentrano sulle nostre azioni, mentre il pubblico mormora e applaude di fronte alle nostre imprese o ci sommerge di fischi dopo gli immancabili fallimenti. Già, perché in questo particolare platform non sempre riusciremo a salvare la pelle e soprattutto, a partire dalla seconda metà del secondo atto, le cose inizieranno a farsi decisamente impegnative.

I boss non sempre convincono e spesso si rivelano la parte più semplice del gioco.

La software house ha deciso di sfruttare il particolare setting teatrale per inserire una sorta di cilindro che modifica periodicamente la conformazione della scenografia, proponendo dei nemici meccanici o degli animali da eliminare, delle pericolose lame rotanti in movimento, delle piattaforme instabili, dei letali spuntoni o ancora delle molle da sfruttare per salvarsi la pelle nelle situazioni più concitate e dei razzi pronti a complicare ulteriormente ogni nostro salto. Nulla di nuovo sotto il sole, è evidente, ma superate le prime fasi di gioco fin troppo semplici, capirete come Frima Studio sia riuscito a confezionare un'esperienza godibile, divertente e impegnativa (il rischio imprecazione c'è eccome) partendo da una base davvero molto, forse troppo, semplice e dimostrando delle capacità di level design più che buone.

Coloro che riusciranno a destreggiarsi al meglio tra i vari ostacoli potrebbero, inoltre, puntare alla perfezione per ottenere la medaglia d'oro finale. Per riuscire nell'impresa dovrete raccogliere il maggior numero di caramelle sparse per lo scenario senza subire alcun danno e aumentando di conseguenza il moltiplicatore di punteggio. Oltre alla possibilità di giocare in solitaria vale, inoltre, la pena di segnalare la presenza della co-op locale, una feature spesso bistrattata ma decisamente adatta al genere platform.

La semplicità ha pagato dividendi in questo caso ma allo stesso tempo è evidente come manchi l'originalità e lo spessore delle produzioni più blasonate. Per quanto i livelli siano divertenti, controller alla mano la sensazione di deja vu sarà inevitabile in più di un'occasione e le sole tre location proposte (foresta, deserto e lande ghiacciate) sono inevitabilmente limitate e poco originali. Anche i tre boss che affronteremo in tre livelli ciascuno non riescono a convincere e, più che un ostacolo, queste sfide si dimostrano in realtà decisamente più abbordabili dei livelli base.

Nulla da segnalare a livello tecnico, con una grafica che senza particolari squilli tratteggia un mondo fantasy volutamente stereotipato e accompagnato da musiche e effetti sonori (del vostro personaggio e del pubblico) di discreta fattura ma che, nel caso in cui dobbiate ripetere più volte lo stesso livello risulteranno inevitabilmente monotoni.

Talent Not Included è una produzione di buona fattura che punta con decisione sulla semplicità delle proprie meccaniche di gioco e su un gameplay veloce e immediato. Niente di particolarmente originale né qualitativamente eccelso ma non si può negare che i fan dei platform potrebbero trovare pane per i propri denti in un periodo di magra per il genere. Il lavoro di Frima Studio non riesce a competere con i mostri sacri del platform o con i progetti più ispirati a causa di un'evidente mancanza di originalità che l'idea del setting teatrale riesce a smorzare solo in parte. Un pizzico di varietà in più a livello di location e di nemici avrebbe sicuramente fatto la fortuna di un titolo che, solo attraverso la propria semplicità, non riesce a raggiungere lo status di 'must have'.

7 / 10

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Alessandro Baravalle

Contributor

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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