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The Mortuary Assistant, la recensione

In una notte tempestosa, un'assistente mortuaria si ritroverà a fronteggiare i fantasmi del proprio passato... e una sgradita presenza demoniaca.

Nel corso degli ultimi mesi, all'interno delle community videoludiche a tema orrorifico si è discusso parecchio di The Mortuary Assistant, un titolo dal concept estremamente particolare e che, con la sua demo gratuita, sembrava porre tutte le basi per un gioco horror in grado di suscitar tensione e disturbare come pochi altri erano riusciti a fare negli ultimi anni.

Protagonista dell'avventura è Rebecca, una giovane donna che opera come assistente mortuario in prova presso il River Fields Mortuary. Dopo aver ricevuto una strana chiamata notturna dal suo datore di lavoro Raymond, Rebecca si dirige sul posto di lavoro, incurante del forte temporale, per imbalsamere tre cadaveri arrivati senza preavviso e di cui il capo le ha chiesto di occuparsi il prima possibile.

Purtroppo per lei, non appena giunta sul luogo hanno inizio strani fenomeni, tra porte che si aprono e chiudono, luci che si spengono senza apparente ragione... e defunti un po' troppo vivaci per la loro condizione di... beh, morti. Tutto inizia ad aver senso quando, poco dopo il suo arrivo, Raymond chiama Rebecca e le confessa la verità: uno dei tre corpi ospita al suo interno un demone, che va scacciato dal piano materiale prima che possa liberarsi e prendere il controllo della protagonista.

L'unica speranza di Rebecca, quindi, è mantenere la calma e cercare indizi sull'identità dello spirito, per riconoscere il suo nome e il corpo di cui ha preso possesso, in modo da bandirlo e aver salva la vita.

La profilazione dei corpi e il processo d'imbalsamazione diventeranno presto l'elemento meno inquietante della notte di lavoro di Rebecca.

The Mortuary Assistant offre un gameplay in prima persona: il giocatore dovrà interagire con l'ambiente e portare avanti la procedura d'imbalsamazione sui tre cadaveri, senza lasciarsi prendere dal panico a causa dei tentativi del demone di far cedere la protagonista. Purtroppo per noi, la donna ha alle spalle un passato a dir poco traumatico, che l'entità maligna sfrutterà a suo vantaggio con frequenti visioni di morte, senso di colpa e sofferenza.

Non scenderemo troppo nei dettagli per non rovinarvi la sorpresa, ma nel corso delle varie partite sarà possibile scoprire gli eventi che hanno portato Rebecca a lavorare presso l'obitorio di River Fields.

Ogni partita, o “turno di lavoro”, infatti, prevede una prassi identica per quanto riguarda le operazioni d'imbalsamazione dei corpi, ma presenterà cadaveri, flashback ed eventi paranormali differenti e casuali: questo, ovviamente, renderà ciascuna run diversa dalla precedente.

L'idea di ripetere meccanicamente le stesse operazioni sui defunti potrebbe apparire noioso, ma personalmente abbiamo apprezzato molto l'idea di questa “monotonia imposta”, che nella sua ciclicità diventa un'àncora, una sicurezza, all'interno di un ambiente inospitale e sempre più ostile e terrificante.

Per salvare la propria anima, Rebecca dovrà lavorare senza esitazione, ignorando per quanto possibile le interferenze dell'entità: compilare le cartelle con i dati anagrafici e segni particolari dei defunti e prepararli al loro ultimo viaggio sarà la sua attività principale, ma non quella più importante.

I materiali presenti in obitorio e camera mortuaria possono essere esaminati per scoprirne la funzione.

Nel corso della notte, infatti, nell'obitorio appariranno quattro simboli, inizialmente invisibili, ma che la donna potrà rivelare utilizzando uno specifico strumento procuratogli da Raymond. Una volta scovati e riconosciuti, questi andranno combinati per ricreare il nome del demone infestante, grazie all'impiego di un - non troppo comodo – database, anch'esso gentilmente messo a disposizione dal nostro datore di lavoro.

Posizionate le rune sul Marchio, Rebecca dovrà infine apporre l'artefatto sul cadavere che secondo lei ospita il demone, per poi cremarlo e rispedire lo spirito nel suo luogo d'origine.

Gli obiettivi del giocatore sono dunque molteplici: completare le tre imbalsamazioni, osservare le manifestazioni paranormali senza perdere la calma, individuare i quattro simboli che compongono il nome del demone, combinarli nel giusto ordine consultando l'archivio e, infine, osservare l'attività infernale per intuire quale sia il cadavere posseduto, per bruciarlo e allontanare l'entità una volta per tutte.

Se a parole tutto questo può suonare estremamente complesso, vi assicuriamo che con una minima attenzione alle istruzioni del capo di Rebecca il processo risulterà semplice fin dal primo turno di lavoro: in circa dieci partite, abbiamo sempre individuato il nome del demone con la metà dei simboli e non abbiamo mai sbagliato cadavere da bruciare, se non una sola volta e intenzionalmente, per sbloccare il “finale cattivo”.

Al momento della sua pubblicazione, The Mortuary Assistant prevede infatti diversi finali, legati alle azioni (e non azioni) di Rebecca. Pur con se qualche limite tecnico, di cui parleremo tra poco, abbiamo molto apprezzato la storia e la maniera in cui questa viene narrata gradualmente di partita in partita, coinvolgendo il giocatore e spingendolo a speculare su cosa celi il triste passato della protagonista... e cosa nasconda il caro, vecchio Raymond all'interno del suo per nulla sospetto seminterrato, accuratamente chiuso a chiave.

Il demone cercherà di farsi strada nella mente di Rebecca, scavando nel suo passato e facendo riemergere le paure più grandi della ragazza.

Personalmente, ci farebbe molto piacere se in futuro DarkStone Digital aggiornasse il titolo, aggiungendo ulteriori dettagli di trama e nuovi finali da sbloccare. A giudicare dai suoi post sui social, l'autore sembrerebbe anche intenzionato ad aggiornare il gioco con nuove lingue e non nascondiamo la speranza che, in futuro, possa arrivare una patch che introduca l'italiano, al momento non presente.

Nel corso delle nostre dieci ore di gioco, che ci hanno permesso di esplorare The Mortuary Assistant in praticamente ogni suo aspetto, abbiamo assistito a numerosi fenomeni paranormali, ma anche a diversi glitch e bug, che di certo non sono stati provocati dalla malefica presenza ultraterrena di turno.

Diverse volte, la testa del corpo da imbalsamare si è incastrata in una rotazione laterale che rendeva difficile operare alcuni passaggi della procedura; la sensibilità della telecamera si riduce a meno del 20% automaticamente all'inizio di ogni partita, indipendentemente dalla periferica in uso; talvolta, i simboli necessari a individuare il nome del demone sono apparsi nella mappa vuoti, con quindi “la cornice”, ma privi della texture interna che li dovrebbe rendere riconoscibili.

Infine, non siamo riusciti a ottenere uno dei finali se non dopo la nostra quarta notte consecutiva di lavoro ben svolto in obitorio, nonostante questo si sarebbe dovuto sbloccare già dopo il secondo turno: la nostra Rebecca, insomma, ha sofferto di amnesia parziale per ben due notti consecutive, facendo le stesse domande al proprio datore di lavoro nonostante avesse già ricevuto quelle identiche risposte la sera precedente.

Per quanto il valore di un titolo del genere non si limiti al comparto grafico, è innegabile che The Mortuary Assistant avrebbe giovato non poco di una qualità visiva superiore. Le animazioni dei personaggi sono piuttosto rigide e poco espressive, anche di fronte a situazioni estremamente pericolose o spaventose.

Pur se indubbiamente spaventose, abbiamo trovato alcune scelte di design poco azzeccate per il genere di horror portato avanti dal gioco.

Fortunatamente, per buona parte del tempo il giocatore avrà a che fare con defunti e oggetti inanimati... ma diverse volte ci siamo chiesti se il movimento improvviso di un corpo o una porta fosse dovuto a una manifestazione demoniaca piuttosto che a un glitch della fisica di gioco e questo, come potete immaginare, non ha giovato all'immersività dell'esperienza.

Un altro elemento di gioco che ci ha lasciati perplessi è la mancanza di varietà comportamentale dell'entità infestante. Le informazioni a disposizione della protagonista lasciano intendere che, in base al modo di agire e parlare del demone, sia possibile risalire a indizi sulla sua “famiglia di appartenenza”, ma durante le nostre partite non abbiamo riscontrato alcun pattern riconoscibile: l'attività demoniaca è diversa di volta in volta, ma non sembra legata all'origine dello spirito, quanto più a un puro fattore di casualità.

Capiamo la scelta dello sviluppatore di non sconfinare nel genere investigativo e complicare eccessivamente la ricerca di indizi... eppure, una maggior quantità di variabili da tenere a mente avrebbe solo che giovato alla longevità: immaginate quanto sarebbe stato affascinante cominciare a riconoscere i diversi demoni in base al loro modo di parlare, alle loro parolacce, minacce e offese preferite. La sensazione di apprendimento e acquisizione di esperienza da parte del giocatore avrebbe reso il gameplay assai più appagante, proprio grazie a questo senso di progressione, purtroppo assente.

Stesso dicasi per la percezione del ”tempo che scorre”: a meno di cominciare una nuova partita sovrascrivendo i dati di gioco, ogni notte trascorsa tra i cadaveri viene considerata un vero e proprio turno di lavoro. Perchè, allora, non si percepisce alcuna sensazione di avanzamento cronologico, a esclusione di un dialogo leggermente diverso alla fine della seconda notte conclusa con successo? Dei cinque finali presenti, infatti, ben due sono legati a oggetti ed eventi specifici, indipendenti dal monte ore giocato complessivamente.

È certamente possibile che in futuro vengano implementati questi elementi di cui abbiamo percepito la mancanza, o che siano già presenti ma, vuoi per una sfortunata casualità, vuoi per qualche errore di programmazione, le probabilità che si manifestino siano estremamente basse. Lasciamo comunque il beneficio del dubbio al riguardo, confidando che il titolo possa giovare di future patch che risolvano la questione.

I passaggi preparatori da eseguire sui corpi saranno sempre gli stessi, ma su cadaveri e... imprevisti diversi di partita in partita.

Un altro fattore che non ci ha particolarmente esaltati riguarda alcune scelte estetiche portate avanti dallo sviluppatore: la maggior parte delle manifestazioni dell'attività demoniaca portano all'apparizione di figure indubbiamente spaventose, ma poco originali nel design, troppo vicine all'estetica tipica del “mostro da horror psicologico”.

Non è un caso che la sfortunata Regan de L'Esorcista sia rimasta così impressa nell'immaginario horror mondiale, o che che gli eventi più disturbanti di The Mortuary Assistant siano indubbiamente i movimenti e mutilazioni dei cadaveri, piuttosto che questa o quell'altra ombra nascosta dietro la porta: più che la mostruosità dell'entità che si para di fronte al giocatore, è proprio il suo effetto di corruzione sul corpo umano a disturbare chi si trova dall'altra parte dello schermo.

Movimenti che ignorano le regole anatomiche e spezzano le ossa, smorfie che deformano un volto privo di vita e lo colmano di malizia, ferite e mutilazioni che oltraggiano il tempio della vita, manovrandolo e rompendolo come un giocattolo senza dignità: sono questi gli elementi più disturbanti della possessione demoniaca e che rendono l'argomento spaventoso e affascinante allo stesso tempo.

Non l'ennesima donna fluttuante con i capelli davanti al volto, non la creatura artigliata e con le orecchie a punta. Il nostro è probabilmente un puntiglio che scade in buona parte nel gusto soggettivo, ma avendo provato la demo gratuita del gioco prima della sua versione completa, ci eravamo fatti un'idea abbastanza diversa di cosa e come avrebbe presentato il titolo nella sua componente orrorifica e non nascondiamo una leggera, forse capricciosa delusione.

Riconosciamo che molti “jumpscare” siano più sottili del classico evento improvviso con annesso rumore inaspettato. Alcuni si manifestano in modo tattico, proprio nelle zone periferiche dell'inquadratura, la qual cosa suscita nel giocatore un costante senso di tensione e inquietudine e, ovviamente, all'immedesimazione con la protagonista, inizialmente convinta di essere solo scossa e confusa e che tutti gli strani fenomeni siano semplicemente il frutto di una mente stressata; eppure, il potenziale per una maggiore interazione ambientale è tutto lì, sfruttato solo per un paio di eventi unici durante il tutorial e poco altro.

Bisogna ricordare che il titolo è stato sviluppato da un unico sviluppatore.

Al di là di tutto, però, bisogna comunque tener bene a mente che la realizzazione del gioco è stata interamente portata avanti da un singolo sviluppatore: è quindi inevitabile che il prodotto finito presenti qualche piccola sbavatura e che non possa puntare a livelli produttivi pari a quelli di team più corposi e con un certo budget a disposizione.

Viste le premesse, il risultato è davvero notevole e siamo sicuri che il gioco sarà particolarmente apprezzato dagli amanti del genere horror: se siete tra chi prova un timorato fascino nei confronti di temi come morte, spiritualità e possessione, The Mortuary Assistant potrebbe rivelarsi un titolo da acquistare senza esitazione.

The Mortuary Assistant è un gioco dal concept piuttosto originale e dall'atmosfera seplicemente perfetta. La sensazione di disagio e insicurezza all'interno del River Fields Mortuary è palpabile e costante e sarà impossibile non tirare un respiro di sollievo al sopraggiungere del giorno... sempre che si sia svolto bene il proprio lavoro.

Purtroppo, i limiti tecnici ne riducono drasticamente la rigiocabilità e lo privano di quella cura per i dettagli che lo avrebbero reso un piccolo capolavoro. Confidiamo in un supporto dell'autore nel corso delle prossime settimane, per limare alcune imprecisioni, risolvere fastidiosi bug e aggiungere nuovo contenuto e varietà.

The Mortuary Assistant è disponibile all'acquisto per PC Windows. L'autore ha confermato il proprio interesse in un futuro porting console del titolo, ma al momento non ci sono ulteriori informazioni al riguardo.

7 / 10

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Lara Arlotta

Contributor

Scrive, blatera e videogioca, spesso contemporaneamente e da oltre due decenni. L'unico modo per fermarla è darle da mangiare, ma l'effetto è solo temporaneo. Sono ancora in corso delle indagini confidenziali per comprendere se si tratti di un essere umano o di una credibile riproduzione, inviata nell'era contemporanea da una civiltà eternauta.

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