Dead Rising 2

La caccia allo zombie è aperta!

Versione provata:

Dovete sapere che per principio debbo assolutamente giocare qualsiasi titolo abbia a che fare con gli zombie. Forse sarà perché sono cresciuto a "pane e Romero", fatto sta che i non-morti, risveglianti o chiamateli come vi pare, hanno su di me un'attrazione incredibile.

Immaginate quindi come posso essermi sentito quando il primo Dead Rising venne annunciato. Un gioco che, nonostante i proclami ufficiali da parte di Capcom, era praticamente la versione videoludica de L'Alba dei Morti Viventi: un sogno!

Per cui, sì, sono tra quelli che hanno apprezzato tutto di quel titolo, anche il suo particolare sistema di salvataggio e... sì, l'ho ricominciato 4 volte per cercare di salvare tutti i sopravvissuti. Peccato solo che sia stato anche la causa della dipartita della mia prima Xbox 360 e da allora, per scaramanzia, non ho più avuto il coraggio di inserirlo nelle (due) console successive.

Passando quindi al suo erede, del quale mi appresto dunque a iniziare la recensione e che, come ormai sapete, cambia ambientazione e protagonista, vi dico subito che nonostante il campione di motocross Chuck Greene non sia male come personaggio, continuo a preferirgli di gran lunga Frank West.

Il trailer di lancio di Dead Rising 2.

Sarà perché il fotografo del primo episodio aveva una faccia completamente diversa da quella del tipico eroe di film/giochi d'azione, ma il suo mento pronunciato (detto anche "scucchia") mi ispirava di più rispetto a questo figlio illegittimo di Brad Pitt.

Ciò detto, anche stavolta avrete il vostro bel da fare per uscire vivi da questo nuovo incubo, messo insieme a quattro(cento) mani da Capcom e Blue Castle Games. Il team di sviluppo ha lasciato intatta sia la struttura aperta del gameplay che quella chiusa riguardante il tempo limitato in cui si svolge l'azione.

Come Frank, anche Chuck ha a disposizione 72 ore. Tre giorni per schivare, affettare, perforare, far esplodere o semplicemente uccidere l'infinita orda di zombie che infesta Fortune City. Come se non bastasse, i telegiornali sembrano tutti concordi nel dire che lo scoppio dell'epidemia è imputabile proprio a lui...

E siccome la sfortuna non è mai abbastanza, Mr. Greene deve anche cercare di trovare un antidoto per il virus che, come spiegato dal prologo "Case Zero", oltre ad aver portato via sua moglie tempo prima, ha anche contagiato la sua piccola, tenera e bionda figliola.

Diffamazioni e disgrazie familiari a parte, molti di voi forse non apprezzeranno il fatto che Blue Castle Games abbia deciso di riproporre il rigido ciclo di 72 ore del primo capitolo. In tanti avrebbero probabilmente apprezzato maggiore libertà da questo punto di vista, ma io non sono d'accordo.

Avere un tempo limitato (ma comunque più che sufficiente) a disposizione e delle "scadenze" che pendono pericolosamente sopra la nostra testa come moderne spade di Damocle, fa sì che il gioco acquisti quella particolare tensione impossibile da trovare in altri titoli.

Il fatto che in tutto questo delirio di non-morti, armi da assemblare, slot-machine e luci colorate, ci si senta anche continuamente chiamare da disperati che cercano un aiuto, non fa che aumentare ulteriormente i battiti cardiaci... ma in fondo è proprio questo che i vari Romero e Argento (dei bei tempi) hanno sempre voluto fare con i loro film, e poterlo vivere in prima persona è qualcosa che non ha prezzo.

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