Patapon 3

Più bello, più grosso e più difficile.

Versione provata: PSP

Scrivere una recensione su Patapon 3, quando nella tua testa risuona da un paio d'ore un coro di vocine che a ritmo impeccabile si esibisce a suon di Pata-pata-pata-pon e Chaka-chaka-don-don, non è cosa facile.

Non essendo nuovo alla serie di Japan Studios, già sapevo che l'esposizione prolungata a quegli esseri monoculari e relativi tamburi avrebbe portato con sé strascichi inattesi, primo fra tutti una perdita progressiva di contatto col mondo e l'incontrollabile pulsione a canticchiare.

Ora però che mi trovo a ciondolare a ritmo davanti al monitor chiedendomi quali altre parole utilizzare in luogo dei quattro monosillabici tamburi, inizio a rendermi conto che a certe cose non ci si abitua mai. E che sul manuale di Patapon 3 dovrebbero scriverne le principali controindicazioni.

È tempo di rispolverare i leggendari tamburi, rimettere piede nell'arena e mostrare la potenza dell'esercito dei Patapon. La terza incarnazione della fortunata serie ripropone la sua ben nota formula, quel mix esplosivo tra uno strategico e un rhythm game impreziosito da una struttura rolistica di pregevole fattura, capace di incollare il portatile di Sony alle mani del giocatore per molte ore.

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Silver Hoshipon dà un paio di dritte all'esercito Patapon. Con chi crede di aver a che fare, con dei pivelli?

Ma se da un lato siamo di fronte ad uno dei gameplay più assuefanti dell'intero parco titoli di PlayStation Portable, dall'altro non possiamo chiudere entrambi gli occhi su una struttura ludica che inizia a scricchiolare sotto il suo stesso peso e che rischia di giungere alla terza edizione senza introdurre sensibili novità: Patapon 3 è un semplice "more of the same" dalla grafica potenziata o ha davvero qualcosa da aggiungere a quanto detto dai suoi predecessori?

Prima di dare la risposta all'amletico dubbio, vale la pena far notare come la serie, grazie a questo nuovo insediamento, voglia raggiungere una nuova maturità: l'impianto narrativo abbandona i tratti fanciulleschi che avevano contraddistinto i primi episodi, rendendoci partecipi di una storia più articolata. Dal punto di vista ludico, invece, assistiamo a un sensibile aumento della curva di difficoltà, tanto nelle fasi di matrice RPG quanto nei combattimenti, che riuscirà a complicare la vita anche ai giocatori più esperti. E, tanto per intenderci, non stiamo affatto parlando delle fasi finali di gioco.

Le vicende di Patapon 3 iniziano dove si conclude il precedente episodio: la popolazione dei simpatici bulbi oculari, ancor prima di riprendersi dall'ultima battaglia, si trova alle strette da una minaccia che lei stessa ha svegliato. Sette spiriti malvagi, liberati incautamente da un vaso simile a quello di Pandora, hanno pensato bene di vendicarsi sui disturbatori del loro riposo trasformandoli in statue di pietra.

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Le diverse creature che incontrerete metteranno a dura prova le vostre abilità strategiche e musicali.

Il Dio dei Patapon, intervenuto per salvare i propri seguaci, decide così di svegliare dal sonno eterno i quattro Eroi Leggendari e, con l'aiuto di Silver Hoshipon (l'unico spirito "buono" uscito dal vaso) e Hatapon (il solo sfuggito alla maledizione), di dare vita a un esercito che mostri a tutti di che pasta son fatti i Patapon.

La prima virata dell'IP è rappresentata dalla scelta del personaggio principale: il giocatore abbandona infatti i panni del Dio dei Patapon per indossare quelli un po' più scomodi di uno dei quattro Eroi Leggendari. Avviata la campagna, è possibile decidere l'Eroe preferito in base all'arma con cui è equipaggiato (arco, lancia, scudo e spada): il consiglio è quello di scegliere con attenzione, visto che questo Patapon dall'enorme maschera colorata e dalla forza invidiabile vi accompagnerà dall'inizio alla fine dell'avventura. Al di là delle implicazioni rolistiche che possono far prediligere una scelta rispetto all'altra, comunque, dobbiamo ammettere che sul fronte giocabilità poco o nulla è cambiato.

L'intero gameplay si basa su un sistema di controllo indiretto comune nei cosiddetti god-game, che permette di muovere le truppe ricorrendo ai tamburi. Tale schema di controllo, almeno in linea teorica, è estremamente intuitivo. Ai pulsanti frontali di PSP sono associati quattro suoni diversi (pata, pon, chaka e don), che combinati nel modo appropriato permettono di impartire specifici ordini: il tempo (quello musicale, sia chiaro) è la chiave del successo, e seguire il ritmo della base musicale come dei batteristi navigati è fondamentale.

Un filmato di gameplay per Patapon 3.

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