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Californium - recensione

“La realtà non è altro che un punto di vista”.

Quando si riflette sulle fonti di ispirazione che gli sviluppatori sfruttano per i propri progetti, nella maggior parte dei casi ci vengono in mente soprattutto film e, in piccola parte, fumetti; il binomio videogiochi e letteratura invece non è mai stato particolarmente fortunato, né tanto meno diffuso. Ci sono sicuramente alcuni progetti influenzati in maniera più o meno diretta da classici di diversi generi ma, normalmente, trovarsi di fronte a un gioco di qualità che si basi apertamente su dei libri o sull'immaginario di autori affermati, è decisamente difficile.

Alla notizia di un videogioco ispirato direttamente alle tematiche trattate all'interno dei libri di uno scrittore rinomato per il genere fantascientifico come Philip K. Dick, non abbiamo potuto negare un certo interesse ma allo stesso tempo un po' di preoccupazione. Californium è un'avventura in prima persona che non si si basa direttamente a un'opera di Dick ma che nasce dalla mente di un gruppo di creativi, Darjeeling, specializzato nella creazione di "opere prettamente narrative, lineari e interattive per i nuovi media".

Confezionare un titolo originale ma legato a doppio filo a un materiale di partenza di qualità così alta sembra un'impresa davvero ambiziosa e la domanda sorge spontanea: Darjeeling saprà rendere onore all'autore di capolavori come "La Svastica sul Sole", "I Simulacri", "Le Tre Stimmate di Palmer Eldritch", "Il Cacciatore di Androidi" (forse Blade Runner vi dice qualcosa) e "Un Oscuro Scrutare" (da cui è stato tratto anche un ottimo film) o scadranno nella mediocrità sotto il peso di un paragone inevitabile ma insostenibile anche per le più grandi software house?

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Al di là del nostro appartamento ci potremo muovere tra le strade e i palazzi dei dintorni.

Elvin Green è uno scrittore che ha un difetto non propriamente trascurabile per una persona che fa questo mestiere: non riesce a scrivere e non ci riesce da moltissimo tempo. Scrivere per un editore specializzato nel genere fantascientifico senza riuscire a mettere insieme neanche il più sgangherato dei racconti e senza essere in grado di buttare giù due righe per la più semplice delle pubblicità, è un problema non da poco. I guai del buon Elvin, però, non finiscono di certo qui: la moglie del nostro protagonista ha, infatti, deciso di lasciarlo e di allontanarsi da un appartamento pieno di brutti ricordi, di alcol, di varie droghe assortite.

Già, perché oltre a dover superare il blocco dello scrittore, l'abbandono della moglie e un passato doloroso (di cui non vi parliamo per evitare il più possibile dei fastidiosi spoiler), il nostro eroe fa chiaramente uso di droga e allucinogeni vari. Ci muoveremo, quindi, nei panni di un derelitto umano nel nostro appartamento e all'interno di un quartiere piuttosto variegato della Berkeley del 1967 fino a quando un'ordinaria giornata di nullafacenza si trasformerà in un incredibile viaggio (immaginario?) tra realtà alternative uniche e caratterizzate nei minimi dettagli.

Non vi sveliamo il modo in cui partirà questa odissea tra universi paralleli, né tanto meno le caratteristiche delle realtà che vi troverete di fronte ma vi basti sapere che il lavoro di Darjeeling si è dimostrato all'altezza della situazione con personaggi, edifici e tematiche che vanno a formare un contesto davvero impeccabile. In ogni realtà troverete, infatti, dei personaggi che sembrano usciti da uno dei tanti romanzi di Dick e che avranno il compito di ampliare la vostra conoscenza del mondo di gioco.

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Tra le diverse realtà incontreremo dei personaggi estremamente caratteristici che riveleranno dei dettagli sul mondo in cui Elvin si trova in quel particolare momento.

È proprio il comparto narrativo, forte di tematiche care a Dick come il contrasto tra realtà/illusione, la guerra, l'uso di droghe, la concezione di tempo e il concetto stesso di umanità, a coprire almeno in parte le falle di un gameplay estremamente semplice e a tratti purtroppo frustrante rivelando uno storytelling degno di essere accostato al lavoro del talentuoso e tormentato scrittore.

Al di là di alcune brevi sezioni, che chi passa di fronte a una tastiera buona parte della giornata troverà curiose e interessanti, Californium si presenta come un'avventura in prima persona che per certi versi si avvicina ai sempre più diffusi walking simulator. Inizialmente potremo parlare, sostanzialmente ascoltare, dei piccoli monologhi dei personaggi sparsi per le diverse realtà fino a quando si sbloccherà la possibilità di interagire con il mondo di gioco alla ricerca di veri e propri squarci che ci permettano di passare alla realtà successiva. Ogni squarcio sarà indicato dalla presenza di un simbolo che molto presto impareremo a conoscere e che potrà essere "sbloccato" guardando certi oggetti da un preciso punto di vista o risolvendo dei semplici puzzle ambientali.

Il gameplay del titolo Darjeeling si ferma sostanzialmente qui: parlare con qualche personaggio e osservare, osservare, osservare rischiando in alcuni casi di far scadere l'esperienza di gioco nell'assoluta noia e frustrazione, soprattutto nelle fasi finali. Inizialmente questa sorta di caccia al tesoro saprà anche divertirvi stuzzicando la vostra curiosità ma nel mondo che precede l'epilogo (a tutti gli effetti uno dei momenti più ispirati dal punto di vista del setting), siamo rimasti per una buona mezzora a cercare l'ultimo squarcio per poter proseguire.

Il problema più grave di Californium è proprio questo: un'impostazione da walking simulator puro sarebbe molto probabilmente stata più efficace e avrebbe spezzato decisamente meno il ritmo della narrazione permettendo di godersi semplicemente la trama, i dialoghi e i temi trattati con tanto di riferimenti ai migliori libri di Dick.

Il comparto grafico non è assolutamente all'avanguardia ma dimostra ancora una volta l'incredibile capacità di adattarsi di un motore usato allo sfinimento da tantissimi team indipendenti: Unity. Tra colori accessi e vibranti, personaggi caricaturali e assolutamente fuori di testa, realtà che collassano su se stesse unendo mondi inconciliabili, artisticamente parlando ci troviamo di fronte a una piccola perla. Stupefacente anche il lavoro effettuato in sede di doppiaggio, con dialoghi solo in lingua inglese (come anche i sottotitoli, purtroppo) che danno letteralmente vita agli NPC, e nella scelta delle musiche perfettamente adatte al costante stato di allucinazione di Elvin.

Californium è un gioco estremamente fedele alle promesse fatte dal team di Darjeeling ma non privo di difetti. È una dichiarazione d'amore al lavoro svolto da Philip K. Dick e alle delicate tematiche della sua fantascienza, un'esperienza che si basa su una trama psichedelica, allucinata e folle ma che deve fare i conti con un gameplay a tratti noioso e frustrante. A conti fatti le 3/4 ore in compagnia dello sgangherato Elvin Green vendute a un prezzo di €9,99, sono un'avventura imperdibile per coloro che amano Dick e più in generale per chi è alla ricerca di un titolo fantascientifico diverso dal solito e che dimostri che "a volte la risposta appropriata alla realtà è diventare pazzi."

7 / 10

Californium - recensione Alessandro Baravalle “La realtà non è altro che un punto di vista”. 2016-02-17T17:00:00+01:00 7 10

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