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Raid: World War II - recensione

La caduta del Reich come non l'avete mai vista.

Immaginate di mettere in un calderone un bel FPS della vecchia scuola. Aggiungendo un mestolo di cooperativa, un pizzico di Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino e una spolverata di quel feeling a cui ci hanno abituati titoli come Payday, otterrete qualcosa che si avvicina molto a Raid: World War II.

Il nuovo titolo sviluppato da Lion Game Lion (noto alle masse per la realizzazione dei DLC di Payday, appunto) è una parabola di azione trash, dove trash è inteso con accezione estremamente positiva. Non c'è dunque da aspettarsi una riproduzione fedele delle vicende intorno alla Seconda Guerra Mondiale, quanto piuttosto un tripudio di pallottole e azione frenetica.

Ci troviamo nel momento di massima espansione del Reich, e nulla sembra in grado di fermare le forze naziste. Nel cuore del servizio segreto britannico, Winston Churchill in persona incarica gli agenti Mrs. White e Control di costruire una piccola Task Force in grado di portare il caos dietro le file nemiche. Destino vuole che gli eroi di cui il mondo ha bisogno si trovino nel braccio della morte di una prigione della Gestapo; Sterling, Wolfgang, Rivet e Kurgan non sono certo soldati modello. Ognuno dotato di una storia accattivante e di una caratterizzazione unica, saranno costretti a guardarsi le spalle a vicenda in una guerriglia senza regole. La scelta è semplice: collaborare o morire, con l'incentivo di poter tenere tutto l'oro di cui riusciranno a impadronirsi.

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A livello di design dei personaggi, è stato confezionato un piccolo capolavoro. I nostri eroi rappresentano una sintesi dell'esperienza Bastardi Senza Gloria e uno specchio degli stereotipi europei.

Prima di buttarci a capofitto nel gameplay di Raid: World War II , vale la pena analizzare la personalità dei protagonisti, componente fondamentale di un'esperienza nella quale interazioni e comicità costituiscono parte integrante del progetto. Sterling avrebbe potuto essere il fiore all'occhiello di una famiglia aristocratica inglese, un ufficiale decorato, ma l'insubordinazione lo ha spinto verso altri lidi. Rivet è il più classico dei gangster americani e l'esercito ha rappresentato la sua unica salvezza dalla sedia elettrica. Wolfgang è uno straniero in patria; austriaco, la sua avidità sfrenata lo ha portato tra le file del partito nazista, ma neppure i facili guadagni sono stati in grado di placare la sua sete. Kurgan è una macchina da guerra della grande madre Russia. Disonorato e condannato per codardia, potrà finalmente avere la sua vendetta.

Viene da sé come un gruppo così eterogeneo rappresenti una bomba di comicità e scorrettezza pronta ad esplodere nel corso di ogni missione. Il gameplay è semplice e divertente, e tutto ha inizio dall'hub centrale. Qui potremo scegliere un personaggio e una classe. Le classi che abbiamo potuto provare sono ovviamente quattro: il Recon, armato di Springfield e dotato di abilità incentrate sulla mira; l'Assault con il suo BAR e uno skillset dedicato a cure e gestione delle munizioni; l'Insurgent con un fedele fucile a pompa e capace di mescolare abilità legate alla velocità e uno stile di gioco da tank; infine l'unità Demolitions, ricamata intorno a esplosivi e resistenza ai danni.

Nonostante sia possibile farsi accompagnare dai bot nel corso di un Raid, per vivere l'esperienza completa è consigliato giocare in co-op a quattro giocatori. La collaborazione è infatti un elemento indispensabile per poter sopravvivere alle missioni suicide che ci troveremo di fronte. Dalla scelta del loadout fino alla comunicazione durante la partita, è fondamentale poter fare affidamento sui propri compagni, specialmente considerando che completare un raid e ottenere tutto il loot possibile costituiscono due risultati ben differenti. L'offerta della missione ruota infatti intorno ad un sistema di profondità che va a renderci la vita più difficile ogni volta che ci dimostreremo abbastanza avidi.

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Raid assume un colore diverso se affrontato nei livelli di difficoltà più elevati. L'impegno richiesto ruota intorno al giusto sfruttamento delle coperture e ad una buona gestione delle munizioni.

Un'altra forza trainante del titolo è costituita dalle operazioni. In questa modalità dovremo affrontare una serie di raid sottesi a una componente RNG che va a colpire sia la quantità che il contenuto degli stessi. Ogni operazione richiede un investimento di tempo maggiore rispetto a una singola missione, ma offre un interessante spaccato della lore generale del titolo, di alcuni progetti segreti nazisti (Heimdall) e va ad ampliare ulteriormente la già buona caratterizzazione dei personaggi. Ultimi, ma non meno importanti, sono i Raid fuorilegge; questi sono totalmente slegati dalle operazioni di guerra (vale la pena citare la rapina nella galleria d'arte di Hitler), e li affronteremo con lo scopo unico di riempirci le tasche.

L'arsenale che avremo a disposizione per seminare distruzione tra le svastiche è estremamente vario. Tra armi primarie, secondarie e corpo a corpo, potremo contare su una ventina di pezzi completamente personalizzabili attraverso modifiche e accessori di ogni genere. Non mancano strumenti dotati di un certo stile, come il coltello da pugno, che vanno ad accompagnare grandi classici come l'M1 Garand e l'onnipresente Thompson. Tutte le armi possono essere potenziate attraverso una serie di sfide, anche se i buff che potremo ottenere saranno tutt'altro che memorabili.

Non è tutto oro quel che luccica. Sebbene l'ambientazione, la rinnovata lore, gli splendidi filmati di Hitler a fine missione e la caratterizzazione dei personaggi rappresentino elementi perfettamente riusciti, la sensazione di trovarsi di fronte ad un'espansione di Payday resta molto forte. Aldilà del motore di gioco, rimasto invariato, fa uno strano effetto vedere un focus tanto attento sulle meccaniche del furto, che rischiano di risultare troppo simili a quelle già viste nel padre spirituale di Raid: World War II.

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Le missioni possono essere affrontate a muso duro o con un approccio stealth. Il nascondino non è sempre efficace, ma quattro giocatori ben coordinati potranno spazzare via un manipolo armati solo di coltelli. Del resto, siamo quattro rifiuti umani impegnati in operazioni di sabotaggio.

Se da un lato questo elemento potrebbe infastidire alcuni giocatori, dall'altro accontenterà invece tutti coloro che sono alla ricerca di un'esperienza fedele a quella delle rapine, oltre ad aprire orizzonti verso infinite possibilità (sì, stiamo pensando a un titolo di questo genere ambientato nel vecchio West).

Un'ulteriore critica che si potrebbe muovere nei confronti di Raid trova radici nel sistema di potenziamento delle skill. L'albero delle abilità non è particolarmente impattante, portando spesso miglioramenti accessori, non incisivi, e lasciando di conseguenza poco spazio per la varietà delle build. In un titolo fortemente legato al grind di missioni sottese a una leggerissima presenza di RNG, si sente la mancanza di un motore verso il potenziamento diverso dalla semplice possibilità di affrontare le difficoltà più elevate. Va tenuto conto che siamo solo all'inizio del ciclo vitale di questa nuova esperienza, e sicuramente vedremo maggiore varietà e pulizia da questo punto di vista.

In sintesi, Raid: World War II è un ottimo FPS cooperativo ma manca di elementi capaci di renderlo unico all'interno del panorama nel quale si colloca. Lo stile, le interazioni e il design sono da promuovere a pieni voti, e chiunque sia alla ricerca di un'esperienza di questo tipo non può che rimanere soddisfatto dal massacro di nazisti. Poter infastidire Hilter è la ciliegina sulla torta di un titolo dall'offerta veramente notevole al lancio, ma che troverà in futuro il suo punto più alto grazie al supporto che 505 Games ha già dimostrato di saper offrire nel corso del tempo.

7 / 10

Raid: World War II - recensione Lorenzo Mancosu La caduta del Reich come non l'avete mai vista. 2017-10-11T17:00:00+02:00 7 10

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