Enslaved

Un sofferto viaggio verso la libertà.

Quando ho iniziato a giocare ad Enslaved, la prima cosa a cui ho pensato è stata la mia esperienza con Heavenly Sword. Una sorta di amore e odio ha infatti contraddistinto le ore che ho passato con il precedente gioco targato Ninja Theory: adoravo lo stile grafico e i personaggi ma non sopportavo proprio di vederli immersi in un game design così ripetitivo e lacunoso.

Un brivido di timore mi ha percorso la schiena, ma è durato giusto lo spazio di un'ora. Enslaved è fortunatamente fatto di tutt'altra pasta e, pur non essendo perfetto, posso garantirvi che vi farà passare qualche ora davvero piacevole... anche più di qualcuna se, come me, siete affetti dalla "smania da collezionismo".

Sì, perché Enslaved è uno di quei giochi che, oltre a mettervi di fronte a un'avventura di discreta durata (il mio counter si è fermato a 11 ore a livello Normale), si propone anche di ossessionarvi con oggetti da trovare, che in questo caso hanno la forma di sfere di energia. Tranquilli, niente di complicato come in Crackdown o Assassin's Creed, ma difficilmente riuscirete a raccogliere tutto nel corso della prima partita.

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Sono passati quattro giorni da quando ho visto i titoli di coda e quello che mi è rimasto più impresso è l'impegno che Ninja Theory ha profuso nella realizzazione di personaggi e scenari.

Alcuni protagonisti sanno di già visto (specialmente Trip, praticamente la sorella gemella di Nariko) e l'ambientazione post-apocalittica non è più una novità da tempo, ma il modo in cui il team di sviluppo ha caratterizzato questa New York rugginosa e piena zeppa di bestie meccaniche pronte ad animarsi al vostro passaggio, merita un applauso.

Passato il primo impatto, che vi farà pensare di trovarvi di fronte a uno dei tanti action-adventure usciti negli ultimi tempi, Enslaved cambia forma (un po' come, prima di lui, aveva fatto l'ottimo Darksiders) e pur mantenendo intatte alcune caratteristiche tipiche del genere, mette in campo le sue armi migliori.

Il gioco miscela fasi di esplorazione ad altre di pura azione, una specie di cocktail tra Prince of Persia (il penultimo) e Beyond Good & Evil. Al tutto si aggiunge una minima componente strategica, rappresentata quasi esclusivamente dai momenti in cui i due protagonisti devono collaborare per superare ostacoli e nemici.

A dire la verità questi ultimi, per quanto piacevoli, sono riusciti a rendermi antipatica la sinuosa Trip. Non solo la signorina in questione costringe Monkey ad aiutarla con il trucchetto "se io muoio, tu muori", ma per tutta la durata del gioco non farà che tempestarlo con ordini del tipo "distraili mentre li aggiro", "aiutami a salire" o ancora "difendimi mentre apro questa porta".

Fortunatamente il gameplay di Enslaved non si riduce solo a questo. Pur non presentando elementi particolarmente originali, varietà e qualità sono nettamente superiori a quelle espresse dalla precedente fatica Ninja Theory, e il ritmo di gioco si mantiene sempre su livelli alti.

I livelli sono lineari ma sufficientemente articolati da stimolare lo spirito avventuroso che alberga in tutti voi, mentre gli enigmi, pur essendo ben integrati, sono pochi e quasi esclusivamente incentrati sulla manipolazione di meccanismi.

I primi 15 minuti di Enslaved.

I combattimenti sono più bilanciati rispetto a quelli di Heavenly Sword. Per dirla in poche parole, non vi capiterà di passare da scontri troppo facili ad altri al limite dell'impossibile. Anche il boss finale è qualcosa di diverso dal solito. Niente mostri quasi invincibili con un solo punto debole ma un equo combattimento che metterà alla prova soprattutto la vostra abilità... manuale!

Gli immancabili "elementi GdR" che fanno felici grandi e piccini sono presenti anche qui, ancora una volta sotto forma di abilità e potenziamenti vari da sbloccare collezionando le suddette sfere d'energia. Alcuni di questi risultano essenziali per proseguire nel gioco, in particolare i potenziamenti di fuoco per il bastone di Monkey, mentre altri risultano ai fini pratici quasi inutili.

Ma visto che oltre ai pollici anche l'orecchio vuole la sua parte, merita una menzione speciale l'eccellente colonna sonora curata da Nitin Sawhney, eccellente compositore a me sconosciuto fino a questo momento.

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