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F1 2017 - recensione

A piccoli passi verso l'iride.

Un pilota Ferrari è in testa al mondiale di Formula 1: non succedeva dal 2012 quando Fernando Alonso, complice una macchina nemmeno lontanamente all'altezza delle Red Bull era riuscito, non si sa come, a portare la lotta per il campionato del mondo fino alla gara finale. Proprio quel titolo di Codemasters aveva consacrato (nonostante non pochi difetti) la maturità del gioco di guida ufficiale dedicato alla massima serie automobilistica per la vecchia generazione di console.

Sfortunatamente F1 2015 non ci aveva soddisfatto per nulla, mentre F1 2016 era solo il primo passo in avanti nella giusta direzione. Come avrete già potuto notare dal voto, quest'ultimo capitolo di Formula 1 di Codemasters si conferma come il definitivo ritorno del franchise ai piani nobili della valutazione e, anche se non è ancora tutto perfetto come speravamo, la bilancia tra pregi e difetti comincia ora a pendere dalla parte giusta.

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La gestione della traiettoria è molto migliorata: a fine gara si nota un aumento del brecciolino a bordo pista e una diversa aderenza.

F1 2017 ricicla praticamente tutte le piste dell'anno scorso ad eccezione di Hockenheim, gara saltata per questioni organizzative, portando il campionato a venti week-end complessivi. Il parco partenti è aggiornato alla stagione in corso con solo dieci team, vista la dipartita della Manor al termine della scorsa stagione, mentre le novità coinvolgono tutti i movimenti del mercato piloti, ritiro di Rosberg compreso naturalmente.

Il menu principale presenta la classica collezione di modalità standard con cui mettersi in macchina con ciascuno dei piloti presenti in griglia quest'anno. Troviamo quindi la gara secca, il campionato personalizzabile a piacimento nel numero degli appuntamenti, oppure giocato in versione completa in modalità standard o pro, senza possibilità di configurare aiuti alla guida o il livello di difficoltà delle vetture avversarie. Si possono correre anche delle prove a tempo e una serie di eventi che ci permettono di disputare scampoli di gara in situazioni particolari sia con le auto moderne sia con quelle storiche.

Come annunciato ampiamente da Codemasters prima del lancio, torna una selezione corposa di McLaren, Ferrari e Williams presenti in griglia a cavallo tra il 1988 e il 2008 con cui disputare esibizioni di vario tipo. Purtroppo non si tratta di rievocazioni complete di gare d'epoca, ma solo di eventi parziali giocabili una tantum o come extra durante la modalità carriera. Alcune monoposto, in particolare le 10 cilindri a cavallo tra la fine degli anni '90 e i primi duemila sono veramente divertenti da guidare, ma avremmo preferito maggiore profondità e minore dispersione, magari riproponendo un parco vetture completo con cui disputare una stagione intera.

L'arte e la bellezza della fotografia videoludica Fotografare con gioia. L'arte e la bellezza della fotografia videoludica

La parte iniziale di una gara completa a SPA per testare il consumo gomme e l'IA degli avversari sulla lunga distanza.

Appare subito chiaro che il piatto forte di F1 2017 è la modalità carriera: si parte con la creazione del nostro pilota virtuale, mettendolo sotto contratto con una scuderia qualsiasi per fargli affrontare una serie di stagioni simulando una sequenza di campionati. Oltre alle nostre prestazioni in pista, entrano in gioco i rapporti contrattuali con la nostra scuderia in relazione alle attese per le nostre prestazioni che potranno portarci a ricevere offerte da parte di team di maggiore rilievo o anche al licenziamento nel caso di scarse prestazioni con l'accasamento a team di fascia inferiore. Partire subito con la Mercedes e la Ferrari potrebbe non essere una buona idea, vista la qualità dei nostri compagni di squadra ad influire sulle statistiche della rivalità e aspettative non proprio facili da soddisfare. Di contro, sedersi in una Sauber o una Haas, porta a una pressione minore, ma si deve pagare lo scotto di gareggiare con vetture nettamente meno performanti.

La vera novità di quest'anno è il sistema di ricerca e sviluppo rivoluzionato e ampliato drasticamente. Come potete vedere nel filmato a corredo, l'evoluzione delle prestazioni è legata all'investimento di punti in quattro aree ben distinte: telaio, power unit, aerodinamica ed affidabilità secondo quattro progressioni specifiche. Le strade da percorrere sono numerose e dall'esito tutt'altro che scontato, visto che la produzione di una parte può anche fallire e obbligarvi a reinvestire punti risorsa faticosamente accumulati.

Nella realtà la capacità di sviluppo sarebbe legata al budget a disposizione dei vari team, mentre il gioco usa un sistema diverso ma azzeccato. Al posto del denaro vanno investiti punti risorse accumulabili in base alle nostre prestazioni e al lavoro svolto nelle libere del venerdi/sabato. Il grosso si ottiene vincendo gare o portando a casa podi e piazzamenti a punti, mentre una minima base arriva svolgendo un preciso lavoro di test durante le prove libere di ogni fine settimana. Test di gomme, di consumo carburante o di qualifica, insieme a una quanto mai opportuna familiarizzazione con le migliori traiettorie del tracciato, permettono di racimolare una base da investire gara per gara.

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La versione PC al massimo livello di dettaglio è notevole, ma quella PS4 ci si avvicina parecchio. Sempre ottimo il frame rate.

La produzione di nuove parti rende il motopropulsore più potente o il telaio più efficiente nell'immediato, ma si può scegliere di migliorare anche le capacità del team in fabbrica in varie aree: rapidità (gli sviluppi impiegano meno tempo prima di essere disponibili), efficienza (diminuisce il numero di ricerche fallite e aumentano i guadagni prestazionali) e affidabilità (il rischio di guasti diminuisce).

Aggiornare costantemente ed efficacemente la monoposto per competere nelle gare della stagione in corso è importante, ma investire nella crescita della scuderia è fondamentale per sperare di superare le prestazioni complessive dei nostri diretti avversari nelle fasi avanzate della carriera. Piazzamenti a punti consistenti del giocatore e investimenti oculati delle risorse nel corso delle varie stagioni possono portare quindi squadre di fascia intermedia in posizioni di punta. Questo, unito al sistema contrattuale che prevede lo spostamento del giocatore da un team all'altro, accettando offerte da team superiori o subendo licenziamenti in tronco, rendono la carriera complessa, incerta e veramente divertente.

Fortunatamente anche l'azione di gioco una volta seduti nell'abitacolo è stata migliorata. La gestione dei week-end di gara è la solita con ampie possibilità di personalizzazione del livello di difficoltà inteso come combinazione tra la velocità dei nostri avversari virtuali e tipologie di aiuti di cui possiamo usufruire alla guida. Il gioco è facilmente configurabile con pochi clic per passare da arcade a un simularcade sofisticato, passando per decine di sfumature intermedie diverse.

Una gara con il bagnato in Australia senza controllo trazione: l'errore in uscita di curva è sempre dietro l'angolo ma ora si riesce a dosare l'accelerazione ed essere competitivi anche ad alti livelli di difficoltà.

Ottima è la simulazione delle componenti del motopropulsore nel corso del campionato/carriera: i pacchetti motore/cambio sono quattro e devono durare almeno cinque gare ciascuno. L'uso costante ne porta all'usura e nel caso del motore anche a una certa perdita di prestazioni; si può però giocare con le singole componenti, sostituendo prima quelle usurate per arrivare con la vettura fresca al giorno di gara e magari rimontare elementi vecchi nei venerdi di prova quando la prestazione non ha importanza. Arrivare a usare il quinto componente porta all'assegnazione di penalità come avviene nella realtà.

A proposito di penalità, il sistema di penalizzazioni è stato riproposto esattamente come quello dell'anno scorso e funziona piuttosto bene per quanto riguarda i tagli, le partenze anticipate, l'eccessi di velocità in corsia box e gli incidenti causati dal pilota umano. Avremmo voluto vedere più drive trough o stop&go che non secondi assegnati al termine della gara, ma almeno i rilevamenti sono precisi e l'attribuzione della "colpa", nei casi in cui siamo noi gli autori di una scorrettezza, adeguata.

Anche la gestione e il consumo delle gomme ci sono sembrati azzeccati, considerando l'introduzione della nuova mescola Ultrasoft. Abbiamo testato la durata in prova e in gara di tutti i pneumatici mescole e la durata e aderenza ci sembrano coerenti con quanto accade nella realtà, togliendo dall'equazione lo stile di guida di ciascuno, ovviamente. Una volta saliti in macchina, abbiamo notato con piacere che il modello di guida sembra essere stato evoluto rispettando le caratteristiche delle nuove vetture in configurazione 2017 con più carico aerodinamico (ali più grandi) e più grip meccanico (vetture e gomme più larghe).

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I campionati si possono disputare in vari modi: sia completi ma anche in diverse varianti, alcune anche da sbloccare.

Ma il vero salto di qualità rispetto all'anno scorso, risiede nella possibilità di correre senza controllo trazione, un miglioramento che finalmente (dopo 8 iterazioni!) porta il gioco a nuovi livelli di coinvolgimento, soprattutto per chi usa il volante. Dove prima si era obbligati a usare il controllo trazione a medio, pena il vedersi aumentare inesorabilmente il distacco dai piloti dell'IA ad alti livelli di difficoltà e l'impossibilità totale di tenere la macchina in pista con la pioggia, ora si ha un effettivo controllo del gas in tutte le condizioni.

Questo rende la guida senza aiuti una sfida impegnativa ma accessibile a chi voleva sentirsi più partecipe di quanto accade tra il pedale del gas e le ruote posteriori. Serve un po' di pratica per fare il piede con la nuova sensibilità dell'acceleratore e quando si finisce fuori pista si sente che il motore "taglia" ancora leggermente l'erogazione della potenza, ma almeno si viene ripagati da sovrasterzi di potenza in uscita di curva gestibili senza impazzire e soprattutto un livello di sfida sul bagnato entusiasmante che rende la guida al limite più realistica e "fisica" nel senso più stretto del termine.

Abbiamo notato anche altri miglioramenti degni di nota: la pista ha ora una traiettoria preferita definita graficamente che si gomma progressivamente non solo durante le sessioni ma anche per tutto il weekend di gara nel suo complesso, salvo piogge più o meno intense. È molto migliorato anche il sistema di visuale dall'abitacolo con tutta una serie di parametri editabili per posizionare a piacimento il punto focale e l'angolazione della visuale. Graficamente il gioco è cambiato poco, ma questo non è necessariamente un male: l'EGO Engine fa sempre il suo dovere e su PS4 rende benissimo anche con tutte le vetture a schermo rimanendo ben ancorato ai sessanta frame al secondo.

L'intelligenza artificiale è veramente aggressiva: non copre benissimo gli spazi, ma a volte sorprende con frenate pazzesche, anche all'esterno.

Su PC rende ancora meglio, forte anche di una serie di effetti aggiuntivi, anche se abbiamo notato qualche rilucenza di troppo in alcune inquadrature dall'esterno al massimo livello di dettaglio e consigliano di ridurre i filtri dell'illuminazione. La pioggia rimane il suo maggiore punto di forza dal punto di vista estetico, così come le piste e il dettaglio delle vetture. La danneggiabilità delle auto dopo grossi incidenti è invece ancora scarsa e se si escludono ali e gomme, poco altro si stacca dalle monoposto.

L'intelligenza artificiale è rimasta esattamente quella dell'anno scorso e questo, sotto molti punti di vista, è un bene perché le gare generalmente filano via lisce con duelli all'arma bianca tra giocatore e IA, ma anche tra le stesse vetture controllate dalla CPU. Lo slider che permette di regolare la loro performance è una manna dal cielo per trovare facilmente il livello di opposizione che più si addice alle nostre capacità.

Tuttavia le vetture avversarie sono sempre molto aggressive e obbligano a fare molta attenzione quanto si entra appaiati in curva: a volte tirano staccate pazzesche che lasciano ammirati per la precisione e la competitività. Gli manca solo di imparare a coprire meglio l'interno quando devono difendersi, ma per il resto siamo ad un ottimo livello. Prima di andare ai commenti finali, abbiamo messo insieme un po' di considerazioni sparse su alcune lacune che abbiamo notato. Si tratta di elementi che la serie si porta dietro da tempo, ma visto che Codemasters è stata a sentirci per quanto riguarda il controllo trazione, concentrarsi su questi aspetti chiave potrebbe essere di buon auspicio per il futuro.

Una falsa partenza da pivello con relativo tamponamento e drive-through. Le vetture storiche sono divertenti, anche se è meglio correrle in monomarca. Una licenza che riproducesse un'intera stagione storica sarebbe fantastica.

La più importante è sicuramente l'assenza della gestione del recupero dell'energia che caratterizza nella realtà la guida di queste monoposto ibride insieme alla frenata in brake by wire. Vista la natura conclamata di simularcade non pretendevamo la sofisticazione della Ferrari FS15-T presente nel Red Pack di Assetto Corsa, ma l'assenza di un sistema semplificato, magari comprensivo di un tastino del boost per i sorpassi, si sente già dai tempi di F1 2015 ed è un elemento chiave del gameplay dal punto di vista strategico e prestazionale che una licenza del genere non può non avere.

Anche sul force feedback sono stati fatti buoni passi in avanti, ma manca ancora qualcosa per definirlo un'esperienza completa. Il feeling restituito dal contatto con i cordoli e l'erba è molto migliorato rispetto al 2016, ma ancora un po' di lavoro rimane da fare sulle sensazioni che restituisce la guida della vettura in particolare sottosterzi, sovrasterzi e spin delle ruote posteriori. Margini di miglioramento ci sono anche nella fisica dei contatti che sembra garantire meno spazi di recupero al giocatore in occasione di toccate di media entità rispetto alle auto controllate dalla CPU. Queste a volte sono capaci di restare in pista anche quando le nostre ruotate dovrebbero generare causare loro vistosi testacoda o perlomeno digressioni sull'erba.

In ultima battuta, l'impressione è che il meteo dinamico generi sessioni piovose un po' troppo spesso rispetto a quanto accade nella realtà, rendendo campionato e carriera un po' frustranti se corsi senza aiuti ed alti livelli di difficoltà. Ridurre la frequenza delle sessioni sul bagnato è sicuramente un altro intervento da prendere in considerazione.

Dopo un F1 2015 deludente e un F1 2016 incanalato sulla giusta strada, ma ancora problematico, Codemasters ci propone finalmente un gioco di F1 capace di appassionare sia la vasta schiera di piloti casuali da joypad, ma finalmente di coinvolgere anche chi dispone di volante e pedaliera e vuole qualcosa in più della solita esperienza di guida filtrata. La modalità carriera poi compie un salto in avanti esponenziale sul fronte della complessità, che terrà inchiodati agli schermi gli appassionati di F1 a cui piace mischiare l'attitudine del killer in pista di Lewis Hamilton con il piglio manageriale di Paddy Lowe.

Un'introduzione ai contratti della modalità carriera di F1, ma sopratutto al corposo albero di sviluppo della vettura durante le stagioni della carriera stessa.

La valanga di opzioni rende F1 2017 un titolo configurabile un po' per tutti i palati e questo è uno dei motivi che spingerà tanti a prenderlo in mano e macinarci sopra molte ore in single e multiplayer. Bachi evidenti non ne abbiamo notati e le lacune di cui abbiamo parlato non rovinano eccessivamente l'esperienza di gioco, per quanto fastidiose, considerando il fatto che si tratta di un gioco riciclato al 80% e il tempo per colmarle dovrebbe esserci stato tutto. Attendiamo l'anno prossimo per la consacrazione definitiva, ma la qualità del divertimento offerto da F1 2017 ne fa finalmente un acquisto quasi imprescindibile per tutti gli appassionati della massima categoria del motorsport mondiale.

8 / 10

F1 2017 - recensione Matteo Lorenzetti A piccoli passi verso l'iride. 2017-08-21T13:00:00+02:00 8 10

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